Medici letterati

CORVO: -A mio credere il burattino è bell’e morto; ma se per disgrazia non fosse morto, allora sarebbe indizio sicuro che è sempre vivo.
CIVETTA: -Mi dispiace di dover contraddire il Corvo, mio illustre amico e collega: per me, invece, il burattino è sempre vivo; ma se per disgrazia non fosse vivo, allora sarebbe segno che è morto davvero.

Così COLLODI (Carlo LORENZINI, 1826-1890) nel suo capolavoro, intramontabile: Le avventure di Pinocchio. Nel quale, tra ironìa e Poesìa, tra Medicina e Letteratura, gioca e scherza sul destino umano, su quell’Uno Nessuno e Centomila che il libro, magicamente, è. Misteriosa icona nelle mani del Tempo, il Destino…
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Generalmente si ritiene che se una Persona è un medico, avendo un curricolo di studi sostanzialmente scientifico, difficilmente può essere un letterato (scrittore, Poeta, pittore, musicista, …). E anche viceversa.
Come se mai la ‘lezione’ della separazione divisione scomposizione tra Cultura scientifica e Cultura umanistica non fosse stata superata e come se ancora oggi pensassimo che la Mente umana e il Corpo siano entità separate divise diverse, scollegate, tra di loro.
Il libro di Charles Percy SNOW (1905-1980; fisico e scrittore) Le due culture (1959) studia descrive denuncia, con chiarezza, la frattura iato spaccatura esistente tra Cultura scientifica e Cultura umanistica e, cioè, tra i saperi/conoscenze definiti ‘umanistici’ e i saperi/conoscenze definiti ‘scientifici’. E, dunque, tra il mondo della ricerca scientifica e il mondo degli studi umanistici.
-Quale Umanesimo? -si domandava, ironico, Ugo SPIRITO e su cui ragionava, ad altissimi livelli di ricerca, Roberto MAZZETTI. Il nodo, sciolto una volta per tutte, ammicca sempre più e sempre meglio alla visione olistica dei saperi: all’UNITÀ UMANA NATURALE.
Non multidisciplinarità o transdisciplinarità o …, ma pertinentemente interdisciplinarità: una Metodologia vincente, perché fondata sulla consapevolezza, sull’esperienza, sulla costante interazione e sul continuo resoconto confronto valutazione del ‘segmento’ di sapere su cui sono stati puntati i riflettori dagli esperti, professionisti competenti.
La Cultura non ha limiti frontiere confini. Come la mente umana, pianeta, ancora oggi, sostanzialmente inesplorato e, dunque, sconosciuto…
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Medicina e Letteratura. Pedagogia e Letteratura… I tandem possibili possono essere molti. Ma, non è questo il problema. Perché la soluzione sta nella visione del mondo della Persona.
E se il Positivismo -nella Storia del pensiero umano- ha tracciato, per un secolo circa, una ‘separazione’ tra i saperi, ritenendo che con la ‘ragione’ (contro il ‘sentimento’) si può capire e comprendere tutto, il Tutto; si può dominare la Natura, dare risposta a ogni domanda possibile, di qual si voglia genere, ebbene tutta la ricerca successiva ha dimostrato, tra contraddizioni, l’unitarietà dinamica e dialettica del pensare dire fare umani.
Le inclinazioni e le attitudini soggettive sono elementi di personalità da tenere sicuramente in conto; tuttavia, molti sono gli esempi di persone che hanno espresso la loro ricerca e la loro produzione, insieme, sia sotto il profilo scientifico sia sotto il profilo umanistico.
Esempi illustri, nella Storia universale, hanno ‘incarnato’ la ‘fusione’ dei due tipi di saperi e hanno fornito opere e capolavori che sono rimasti e rimarranno per sempre. A mo’ d’esempio: MICHELANGELO, Galileo GALILEI, LEONARDO, Blaise PASCAL, Bertrand RUSSELL, … E, più recentemente, Mario TOBINO, psichiatra e letterato; Cesare VIVIANI, psicanalista e letterato; Piergiorgio ODIFREDDI, matematico e saggista; …
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Boris PASTERNAK (1890-1960; Nobel per la Letteratura, 1958) scrisse, tra l’altro, Il dottor Živago (da cui fu tratto l’omonimo film-capolavoro, interpretato egregiamente, tra gli altri, da Omar SHARIF e Julie CHRISTIE, da Geraldine CHAPLIN e Rod STEIGER).
Un ‘letterato’ che scrive da/del ‘medico’ e della ‘medicina’, e impersona il ruolo e la funzione del ‘medico’. Nella concretezza della vita, il dottor Živago è un Uomo che, interpretando il suo tempo, dà una svolta significativa alla professione che interpreta in modo partecipato, mettendosi “nei panni di”, avendo cura…
Le parole di Pasternak sono pennellate di calda umanità e si mescolano, consolando, con i dolori e i lutti della guerra. Nel peregrinare infinito dei personaggi e degli interpreti, delle innumerevoli comparse, che si spostano quasi come automi assenti sconfitti vinti, c’è sempre una mano: la mano del medico che rassicura e incoraggia, là dove c’è bisogno sofferenza dolore.
La penna dello scrittore si intreccia con la scienza della medicina. L’approccio è umano, di conforto e di sostegno. Lo scrittore è medico e la medicina è miracolosa, perché la parola è unguento benefico, oltre ovviamente alle medicine, quando ci sono…
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Anton ČECHOV (1860-1904): medico per vocazione, letterato per inclinazione.
Per conoscere sùbito il grande scrittore-medico riportiamo due suoi noti aforismi, che la dicono lunga, complessivamente, sulla visione del mondo di Čechov:
I dottori sono simili agli avvocati; la sola differenza è che gli avvocati ti derubano soltanto, mentre i medici ti derubano e per di più ti uccidono (da Ivanov);
La medicina è la mia legittima sposa, mentre la letteratura è la mia amante: quando mi stanco di una, passo la notte con l’altra.
Le vicende negative dell’infanzia di Čechov, sotto il profilo economico e socio-culturale, hanno un peso enorme sullo sviluppo e sulla maturazione della sua personalità. Anche per questo, probabilmente, la professione medica è giocata, in società, con una dedizione senza pari.
Passando da un giornale all’altro, per sbarcare il lunario e incassando una serie di denigrazioni come giornalista e scrittore, finalmente, un giorno, gli arriva una lettera: la lettera del grande Dmitrij GRIGOROVIČ: «scrittore ma soprattutto massima autorità dell'epoca nel campo della critica letteraria», che lo ‘consacra’, sotto il riguardo letterario, con queste parole: Avete un talento vero, un vero talento che vi pone molto al di sopra degli scrittori della vostra generazione […] se parlo del vostro talento, lo faccio per convinzione personale. Ho più di sessantacinque anni, ma continuo a provare un tale amore per la letteratura e ne sorveglio i progressi con tale ardore, mi rallegro talmente se scopro qualcosa di nuovo e di ispirato che, come vedete, non posso trattenermi e vi tendo entrambe le mani.
Inoltre, l’’angelo’ Grigorovič gli suggeriva, caldamente, di: Smettete di scrivere troppo in fretta. Non conosco la vostra situazione economica. Se non fosse buona, meglio sarebbe per voi patire la fame, come avvenne a suo tempo nel nostro caso, e tenere in serbo le impressioni per un lavoro maturo, compiuto […] Un'unica opera scritta in tali condizioni avrà un valore mille volte superiore a un centinaio di novelle, anche buone, sparpagliate su diversi giornali.
E Čechov, dall’alto del settimo cielo, subito gli rispondeva: La vostra lettera, mio buono e amatissimo nunzio di gioia, mi ha colpito come il fulmine. Ne ho quasi pianto […]. Nei cinque anni che ho trascorso vagabondando da un giornale all'altro sono stato contagiato dai giudizi sull'inconsistenza dei miei scritti e mi sono abituato a considerare il mio lavoro con disdegno […]. Questo è un primo motivo. Un secondo è che sono medico, immerso quasi completamente nella medicina. Non rammento un solo racconto su cui abbia lavorato più di un giorno […].
Apprezzato dai grandi letterati del suo tempo (a mo’ d’esempio: da Maksim GORKIJ, Lev TOLSTOJ, …), si ammalò ben presto di tubercolosi polmonare, malattia che a quel tempo portava alla morte, che arrivò a soli cinquantaquattro anni.
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Louis-Ferdinad CÉLINE (1894-1961) e il suo Viaggio al termine della notte.
Intreccia medicina e letteratura in una ricerca che si può definire complessa. La ‘complessità’ della sua personalità è la risultante di una vita travagliata girovaga curiosa. Ma, anche rischiosa pericolosa intuitiva… Soffre, tra l’altro, l’esperienza delle due Guerre mondiali, mentre passa da Ginevra a Liverpool, va in Africa, in Italia, a Cuba, negli Stati Uniti, in Canada, …
A trent’anni, comunque, si laurea in medicina discutendo una tesi su SEMMELWEIS, che è quasi un ‘romanzo’, perché la ricerca di Semmelweis è apripista niente meno che degli studi e delle scoperte di PASTEUR, che gettò le basi della moderna microbiologia. Anche grazie alle intuizioni del giovane Céline. Il quale, convinto della validità della tesi, la fece ri-pubblicare nel 1936 con il titolo Semmelweis.
Se è vero, come ha scritto Cesare CASES, che Louis-Ferdinad CÉLINE deve essere trattato come qualcuno da stampare al mattino e da fucilare nel primo pomeriggio, è probabilmente anche vero che la biografia ha avuto un peso enorme nella formazione del carattere e nelle scelte di Senso, dalle quali derivano e si comprendono sia gli scritti medici sia gli scritti letterari.
In questo contesto di idee, trovano spiegazione, a mo’ d’esempio, i giudizi negativi su Céline di Alberto MORAVIA e di Jean Paul SARTRE, mentre invece quello di Carlo BO è, diciamo così, più comprensivo, perché …Céline bisogna prenderlo tutto insieme…
Charles BUKOWSKI, invece, riferimendosi al Viaggio al termine della notte, scrive nel suo Compagno di sbronze che: Céline è il più grande scrittore degli ultimi duemila anni.
E, infine, Paolo SORRENTINO. Che, nel suo capolavoro onirico inquieto misterioso: La grande bellezza, (film del 2.013; premio Oscar al Festival di Cannes 2.013) ... recupera da Céline la citazione introduttiva e la utilizza, quale epigrafe, per il film. Eccola: Il viaggio che ci è dato è interamente immaginario: ecco la sua forza, va dalla vita alla morte. Uomini, bestie, città e cose: è tutto inventato.
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Michail BULGAKOV (1891-1940). Fra gli scrittori russi vissuti al tempo della Rivoluzione d'Ottobre, Bulgakov si laureò in medicina nel 1916, con menzione d’onore, presso l’Università di Kiev. Si era iscritto alla Facoltà in ritardo, solo nel 1909.
Visse, drammaticamente sulla sua pelle, come Céline, le due Guerre mondiali e l’incubo di Josif STALIN, che lo considerava molto e lo ammirava, per un certo tempo, come lo scrittore preferito. Il regime totalitario fu sovente, per Bulgakov, l’oggetto della sua ironìa satira sarcasmo.
Autore famoso anche per I racconti di un giovane medico e La guardia bianca, Bulgakov scrisse parole memorabili sulla LIBERTÀ, sulla difesa dignità onorabilità, dello Scrittore e del lavoro di questi. Dal ‘carteggio’ con STALIN, difatti, si legge: La lotta contro la censura, qualunque essa sia e sotto qualunque potere, è mio dovere, così come gli appelli alla libertà di stampa. Se un qualsiasi scrittore pensasse di dimostrare che a lui non è necessaria, sarebbe come un pesce che dichiarasse pubblicamente di poter fare a meno dell'acqua... Nella vasta arena della letteratura russa, in Urss io ero l'unico lupo. Mi hanno consigliato di tingermi il pelo. Consiglio assurdo. Sia tinto sia tosato, un lupo non assomiglierà mai a un barboncino.
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Infine. Alcune considerazioni. Sparse:
Oggi, Scienza e Letteratura, insieme, aiutano a capire meglio, per quel che è possibile, il mistero dell’Umanità e dell’Universo.
L’Uomo oggi è considerato, sempre più come un unicum: insieme di anima e corpo, di materiale e im-materiale, intelletto e psiche, emozione e ragione.
La medicina e, in particolare, le neuroscienze, in sintonia con la letteratura studiano meglio e capiscono di più il funzionamento del cervello e le sue grandi potenzialità. Nel bene e nel male!
Yves BONNEFOY, matematico e poeta, ha più volte dichiarato d’avere tratto vantaggio dalla Poesìa per la sua ricerca scientifica.
Carlo DOSSI (1849-1910), autore tra l’altro di Ritratti umani dal calamajo di un mèdico (1874), ha scritto: Tra medicina e letteratura corse sempre amicizia.
La medicina, per definizione -scrive Adelfio Elio CARDINALE- non può che essere umana, ma l’odierno panorama è diverso. Oggi la medicina è caratterizzata da uno sbilanciamento della componente tecnologica ed economico-finanziaria rispetto alla componente antropologica dell’ARTE LUNGA, definizione della medicina data da Ippocrate. Gli antichi clinici propugnavano il concetto “pensare da medico”, cioè individualizzare ogni singolo caso: non esiste la malattia ma il malato, di cui bisogna conoscere, oltre ai sintomi, la storia, l’ambiente di vita e di lavoro. Il medico consigliava il malato e forse lo guariva, ma sempre lo consolava (in: Il Sole 24 Ore, 27 aprile 2.014).
Cosa sono le criptiche A.M.S.I. e U.N.E.M.? Sorprendentemente le sigle dell’Associazione Medici Scrittori Italiani e, l’altra: Union Mondiale des Ecrivains Médecins. Della serie: qualcosa si muove sotto il sole. E non solo italiano…
L’elenco dei medici-scrittori può essere lungo. Tuttavìa, ne indichiamo solo alcuni:
Luca, l’evangelista che Paolo, nella Lettera ai Colossesi, chiama il caro medico;
Archibald Joseph CRONIN, l’autore di E le stelle stanno a guardare;
Arthur Conan DOYLE, l’autore de Le avventure di Sherlock Holmes. L’indagine poliziesca è espressione dell’indagine clinica;
Gli italiani: (A) Carlo LEVI, Cristo si è fermato a Eboli; (B) Mario TOBINO, Le libere donne di Magliano e anche Per le antiche scale; (C) Bruno TACCONI, Il medico di Gerusalemme; (D) Enzo IANNACCI, cantautore; (E) …
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«A ogni stazione -scrive Tiziano TERZANI in: Un altro giro di giostra, Longanesi, Milano- si esaminava un pezzo del mio corpo: il fegato, i reni, lo stomaco, i polmoni, il cuore. Ma l’esperto di turno non veniva a toccarmi o ad auscultarmi. La sua attenzione era rivolta esclusivamente ai pezzi e neppure ai pezzi in sé, ma alla loro rappresentazione, all’immagine che di quei vari pezzi compariva sullo schermo del computer».
«Ogni mattina -scrive Isabella ALLENDE in: Paula Feltrinelli, Milano- perlustro i corridoi del sesto piano a caccia dello specialista per indagare nuovi dettagli. Quest’uomo ha la tua vita nelle sue mani e io non ho fiducia in lui, passa come una corrente d’aria, distratto e frettoloso, dandomi noiose spiegazioni sugli enzimi e copie di articoli sulla tua malattia che tento di leggere ma non capisco».
«Ma lo tenevano lì -scrive Giovanni VERGA in: Mastro don Gesualdo, Mondadori, Milano- per smungerlo, per succhiargli il sangue, medici, parenti e speziali. Lo voltavano, lo rivoltavano, gli picchiavano sul ventre con due dita, gli facevano bere mille porcherie, lo ungevano di certa roba che gli apriva dei vescicanti sullo stomaco».
VENGO ANCH'IO? NO, TU NO
(Dario FO, Enzo IANNACCI, 1967)

Si potrebbe andare tutti quanti allo zoo comunale
Vengo anch'io? No, tu no
Per vedere come stanno le bestie feroci
e gridare "Aiuto aiuto è scappato il leone"
e vedere di nascosto l'effetto che fa
Vengo anch'io? No, tu no
Vengo anch'io? No, tu no
Vengo anch'io? No, tu no
Ma perché? Perché no

Si potrebbe andare tutti quanti ora che è primavera
Vengo anch'io? No, tu no
Con la bella sottobraccio a parlare d'amore
e scoprire che va sempre a finire che piove
e vedere di nascosto l'effetto che fa
Vengo anch'io? No, tu no …

Si potrebbe poi sperare tutti in un mondo migliore
Vengo anch'io? No, tu no
Dove ognuno sia già pronto a tagliarti una mano
un bel mondo sol con l'odio ma senza l'amore
e vedere di nascosto l'effetto che fa
Vengo anch'io? No, tu no …

Si potrebbe andare tutti quanti al tuo funerale
Vengo anch'io? No tu no
per vedere se la gente poi piange davvero
e scoprire che è per tutti una cosa normale
e vedere di nascosto l'effetto che fa
Vengo anch'io? No, tu no …

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CORVO: -A mio credere il burattino è bell’e morto; ma se per disgrazia non fosse morto, allora sarebbe indizio sicuro che è sempre vivo.
CIVETTA: -Mi dispiace di dover contraddire il Corvo, mio illustre amico e collega: per me, invece, il burattino è sempre vivo; ma se per disgrazia non fosse vivo, allora sarebbe segno che è morto davvero.
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