Roggiano, guai giudiziari per sindaco pro-tempore e maggioranza In evidenza

  • Sono oltre 385 mila euro di debito che potrebbero raddoppiarsi
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Il municipio di Roggiano Gravina Il municipio di Roggiano Gravina

ROGGIANO GRAVINA - Due “tegole” giudiziarie s’abbattono sulla maggioranza che governa la cittadina e, nella fattispecie, sul sindaco pro-tempore. Le stesse emergono tramite due corpose interrogazioni a risposta scritta della minoranza, a firma di Salvatore De Maio, che riportano i dati precisi di due condanne per l’Ente, sempre per controversie nate con un’azienda edile di San Demetrio Corone.

Nei fatti, la prima riguarda la Corte d’Appello di Catanzaro che - con sentenza 267/2018 - condanna “in contumacia” il Comune per non essersi costituito in giudizio. La seconda, invece, è una sentenza di primo grado (1116/2016) del Tribunale civile, prima sezione di Cosenza, che condanna sempre l’Ente per un contratto d’appalto stipulato nel 1990, sempre con la stessa impresa edile, per la risoluzione improvvida dello stesso sebbene ci siano state delle lavorazioni. Nel merito – come denota De Maio – «ci sono responsabilità ed omissioni da parte del sindaco quale rappresentante legale dell’Ente poiché – specie nel primo caso – a fronte di due sentenze favorevoli, di 1° e 2° grado, non si è poi costituito nel nuovo Appello ordinato dalla Cassazione, alla quale nel frattempo si era rivolta l’impresa che ha visto la Corte Suprema annullare la sentenza di 2° grado e disporre un nuovo processo». In pratica «il sindaco ha rinunciato “inspiegabilmente” a tutelare gli interessi dell’Ente – incalza De Maio – e, al tempo stesso, ha omesso la nomina di un legale che ha determinato la “contumacia” causando un enorme danno economico alle casse comunali, poiché l’Ente “renitente” non potrà più appellarsi». Per la seconda sentenza, invece, il Comune potrà andare in Appello, ma De Maio chiede «la data di notifica della stessa e se è stata impugnata, poiché se divenuta esecutiva dovranno essere pagati altri soldi pubblici». In totale, fra le due sentenze, il Comune è debitore nei confronti dell’impresa di oltre 385mila euro, somma che potrebbe raddoppiarsi con gli interessi legali maturati (si parla dall’anno 1990), oneri vari, compensi professionali, Iva e quant’altro a debito, che farebbero lievitare a dismisura la cifra da sborsare.        



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