La Società del benessere ci sommergerà? (3 di 3)

(Pensieri in libertà)
Una scuola che educhi all’essere più che all’apparire, costituita da docenti pedagogicamente preparati, (non assunti “ope legis”), e che, dal “bidello” (non so bene quale sia l’attuale denominazione e le relative attribuzioni), all’ultima creazione, il Dirigente Scolastico (un autentico marziano), svolgano il proprio ruolo nella consapevolezza che tutti dovranno seriamente rendere conto del proprio operato e dei risultati conseguiti.
Una scuola che godesse del rispetto della società, (oggi purtroppo sceso al suo minimo storico), certamente gratificata economicamente e dotata di risorse non distribuite a pioggia o, peggio, in base alle “aderenze” di carattere personale, potrebbe fare miracoli.


Ma chi è oggi capace di ricreare le condizioni politiche, sociali, etiche, per la “rifondazione” di una società oggi più che mai edonistica, che crede di risolvere ogni problema, magari vincendo una grossa somma di denaro, senza fatica, solo giocando al Super - Enalotto o a qualche analogo quiz televisivo?
Ma, forse, a ripensarci, la situazione non è poi cosi tanto negativa! Tutto il precedente ragionamento potrebbe essere solo il frutto di un pessimismo della ragione che dà eccessiva importanza al bicchiere mezzo vuoto, sottovalutando il valore dell’altra metà piena.
E poi, quand’anche dovessimo trovarci a vivere in una società dinamica che tende al cambiamento, non è detto che tutto debba essere, per forza di cose, considerato in maniera catastrofica e negativa.
Questo innanzi tutto perché, come la storia insegna, i cambiamenti non avvengono nell’arco di tempo ristretto ad una generazione. Basta considerare, in proposito che dal 476, anno considerato convenzionalmente come la data di morte dell’impero romano, si fa evidente quel processo di disgregazione che fra alto e basso Medio Evo, impiegherà all’incirca sei secoli per dare vita al una nuova stagione di cultura e di civiltà dominata, nella parte occidentale dell’ex “Caput Mundi”, dai Normanni, giovane popolo guerriero, che seppe sfruttare al meglio le vette raggiunte dai predecessori e infondere nuova linfa alla storia dell’umanità.
E’ quindi evidente che tutto quanto oggi può sembrarci negativo, sia da considerare come una semplice e naturale modificazione della società che, di per se considerata statica da ogni singolo individuo che dell’umanità percorre un brevissimo, impercettibile tratto, è, invece, frutto di un dinamismo continuo operato dall’uomo e dalla natura, in maniera del tutto inconsapevole e involontario che, però, lascia una traccia indelebile.
Da che mondo è mondo, ogni generazione si lamenta della successiva che sembra stravolgerne i dettami. “Ai miei tempi” dice ogni padre al figlio, dimenticando di essere stato figlio prima che padre e di aver contribuito al cambiamento di un mondo che ora il figlio vuole giustamente, a sua volta, modificare.
Ma allora che comportamento tenere di fronte ad una società che l’adulto giudica sempre troppo permissiva e il giovane sempre troppo restrittiva? Una soluzione preconfezionata non esiste e non può esistere, visto che, come abbiamo detto, la società è in eterno divenire. Il giovane che attraverso ogni sforzo è riuscito a conquistarsi la propria libertà d’azione, accantonando le verità paterne, non può pretendere che il proprio figlio non faccia altrettanto.  Oggi forse, la globalizzazione aggiunge qualche ulteriore aspetto problematico, ma, in sostanza nulla è cambiato dai tempi di Noè. Bisogna solo rimboccarsi le maniche e ricreare sempre nuove condizioni di vita su di un pianeta che, almeno fino ad oggi, pare essere l’unico sito ove la vita è capace di germogliare ad ogni ritorno della primavera.

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