Il potere logora... chi ce l'ha

Ai tempi della cosiddetta "Prima Repubblica", l'ultranovantenne Giulio Andreotti, (nacque il 14 gennaio 1919), icona inossidabile della politica che ha influenzato da protagonista (diresse ben sette governi repubblicani), la vita italiana di almeno un cinquantennio, era solito dire con un aforisma passato alla storia, che «Il potere logora … chi non ce l'ha». Intendeva dire, con evidente sagacia, frammista ad una buona dose di sarcasmo intrisa di real-politik, che chi governa ha maggiori possibilità di continuare a farlo, in quanto il potere, per quanto logorante per le promesse non mantenute, conserva pur sempre una sorta di fascino reverenziale che lo porta a prevalere su chi il potere non ce l'ha, in quanto visto come perdente.


Tutto questo sicuramente era valido ai tempi in cui chi nasceva democristiano moriva democristiano e chi nasceva comunista moriva da comunista. Oggi che, per quanto criticabile, i cambi di casacca e di schieramento, più o meno plateali, non fanno più notizia (!), l'elettore, sentendosi, a torto o a ragione, tradito volta le spalle al suo ex idolo, che invano si ammanta del fascino discreto del potere. Il potere oggi, in mancanza di un forte senso di appartenenza identitaria, logora. Logora ancora di più se gestito con la vecchia visione di chi non deve mai rendere conto dei propri errori (reali o anche solo presunti). E così che alla scadenza elettorale, nel cittadino elettore assume maggiore importanza negativa il 20 - 30  - 40 % di quanto promesso e non  mantenuto, rispetto all'80 – 70 – 60 % di quanto realizzato. E' cioè più facile essere giudicati negativamente per quello che no è stato fatto che non positivamente per le promesse mantenute. Se poi il negativo assume risvolti di carattere personale, il politico è bello che rovinato. Nessun elettore è disposto a perdonare a capire, a rinviare il giudizio.
A noi non è dato sapere se l'amministrazione uscente faccia o no parte di questa categoria di politici logorati dal potere, ma un dato è allarmante: Negli ultimi decenni, nessun sindaco è stato riconfermato per un secondo mandato. Fu sola colpa di una politica sbagliata fondata su un impossibile "do ut des" personale, oppure, come è più logico supporre, colpa di una politica che logora in quanto vista – tout court – come gestione di potere accentratore non supportata da alcun ideale che fonda su ideologie condivise da grandi masse di popoli e nazioni capaci di rappresentare un modello sostenibile di sviluppo globale?
Si, in effetti la politica oggi si riduce a tanti piccoli gusci entro i quali ognuno cerca di sopravvivere.
Le istituzioni sono sorde e lontane. Sempre più spesso sono al di fuori dei confini nazionali, personificate in astrusi acronimi, quasi un frasario per soli addetti ai lavori.
Si. Credo proprio che il potere logora chi ce l'ha. Non si spiega altrimenti l'abbraccio ideale, una sorta di amore viscerale o fiducia incondizionata, che l'elettore è disposto a riporre su chi non ha mai governato, contro la dura critica a chi non ha saputo o potuto o voluto mantenere fede al proprio programma, alla propria identità politica. Si tratta di una vera e propria posizione fideistica che svanisce allo scadere del mandato, quando gli occhi si aprono per vedere un mondo che non riconoscono, nella vana speranza che il prossimo candidato metta le cose a posto, stabilendo per ogni cosa un posto.
Ma così non è. Il potere ha trasformato il candidato di cinque anni prima rendendolo irriconoscibile all'elettore. Questo perché la gestione del potere logora … chi ce l'ha. I nuovi amministratori sono avvisati.

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