I mali della Calabria? Risalgono alla seconda Guerra Punica

simonetti 2Ho sempre imputato alla “fatale alleanza” dei Bruzi con Annibale, durante la seconda guerra Punica (218 a.c.), l'origine dei mali della Calabria, distrutta dalla dura reazione di Roma. A causa di quella letale scelta, agli antenati calabresi “non restò che l’ambigua sorte di servi pubblici” (vedi Livio e Aulo Gellio), essendo stata eliminata la migliore gioventù Bruzia sia come popolo che come esercito.
Sembra che da allora la nostra regione non si sia più ripresa!


La vendetta romana è stata capace di sfigurare l'immagine della Calabria, tanto che viene, purtroppo, identificata dai più come luogo di arretratezza e degrado, né del resto, in seguito, si è fatto molto per far cambiare tale opinione negativa.
La Terra di Scilla e Cariddi checché se ne dica, nella storia ha recitato (ed ancora recita), salvo la luminosa parentesi greca (precedente alle guerre puniche), meramente un ruolo subalterno, ovvero quello di una regione del tutto marginale che tuttora persevera a non fare nulla per cambiare il suo penoso destino.
Neanche i mutamenti geopolitici degli ultimi vent'anni hanno sortito un effetto positivo, non modificando il suo secolare stato di “terra di passaggio”.
Finanche la “questione meridionale” pare si sia differenziata negli ultimi tempi, considerato che alcune regioni del Mezzogiorno (vedi Lucania e Puglia) hanno agganciato il treno dello sviluppo, mentre lo scenario calabrese si ostina a non mutare, anzi, il contrario, il divario con il resto delle regioni italiane si è tristemente allargato.
I numeri non lasciano spazio alcuno alla discussione: la Calabria è la regione più povera d’Italia!!!
L'ultimo rapporto Svimez 2014 ha fotografato uno scenario economico-sociale regionale gravissimo: il reddito annuo pro-capite di un valdostano (€ 34.442) supera di € 18.000 quello di un cittadino calabrese (€ 15.989), mentre quello medio (italiano) di circa 9.000-10.000€. Un cittadino su cinque è senza lavoro, essendo il tasso di disoccupazione salito al 21,5%, mentre la percentuale di mortalità delle imprese rimane agghiacciante, determinata verosimilmente sia dalla contingenza economica che da ulteriori fattori, come l'elevato costo del denaro rispetto al resto d'Italia, oltre che dalla congenita debolezza finanziaria delle aziende nostrane.
Quasi un terzo delle famiglie calabresi vivono sotto la soglia di povertà.
Tuttavia, a fronte di una regione così povera e disperata, la 'ndrangheta, l'organizzazione criminale di bandiera, da tempo, detiene il primato come la holding criminale più forte e più ricca, rappresentando con i suoi introiti il 3,5% del Pil Italiano, ricavando profitti nel 2013 per circa 53 miliardi di euro.
Tale potenza economica-criminale, che, ormai, da tempo ha trasferito i propri affari nel nord-Italia e/o Europa, avendo intuito l'assenza di qualsiasi forma di sviluppo e futuro in Calabria, tiene, comunque, sotto scacco una regione intera, essendo conveniente possedere una vasta zona franca, non soggetta al controllo dello Stato.
All'anzidetto “disegno criminoso” ha concorso la connivenza di una classe dirigente, incapace e interessata, dall'altra parte la complicità di un ceto politico corrotto ed amorale e dall'altra ancora l'irresponsabilità dei cittadini a porre fine a quel suddetto patto sceleris.
Per cui non credo che i calabresi avranno un futuro nella propria terra.
Per tale motivo non biasimo le nuove generazioni che emigrano, abbandonando una regione così ricca di bellezze naturali e tanto calda di sentimenti, poiché resta comunque più soddisfacente fare i camerieri liberi all'estero che i “liberi professionisti” nella terra dei criminali arricchiti.

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