L'Italia alla finestra nell'era dell'evoluzione globale

“Dio è morto, Marx è morto ed io comincio a non sentirmi bene”. Questa famosa frase di Woody Allen, forse, esprime al meglio l'attuale stato d'animo collettivo del nostro paese e non solo. Attualmente le cancellerie occidentali brontolano nel buio. Regna sovrana la confusione, l'incertezza del domani e la paura di non farcela. Sono venuti meno tutti i punti di riferimento. Si avverte con angoscia un'assoluta solitudine.
La crisi economica in atto ha spazzato via ogni forma di sicurezza sistemica, polverizzando l'immensa ricchezza creata dalla fine della seconda guerra mondiale. In tempi brevi si è realizzato un incredibile processo di impoverimento del benessere delle nazioni occidentali. I risparmi di una vita delle famiglie sono stati ridotti al minimo, a furia di sostenere le nuove generazioni, le quali, pur tuttavia, nessun effetto benefico e vantaggioso è stato assicurato, neanche, in termini di prospettiva futura a medio termine.

Per la prima volta nella storia moderna i figli stanno peggio dei loro padri!!!
Com'è intuibile il destino del “Bel Paese”, comunque, non è legato alle scelte di casa propria, bensì soggiace alle decisioni delle super-potenze economiche mondiali. D'altronde, non si tratta di una crisi economica ciclica, temporanea e limitata nel tempo, bensì strutturale e globale.
L'economia occidentale nel suo complesso è ferma da diversi anni.
L'impero americano, maggiore responsabile del contingente disastro economico, non tira più!!!
Le previsioni del 2013 per gli Stati Uniti sono a forte rischio recessione con un conseguente alto tasso di vulnerabilità sull'Eurozona.
In tale scenario gli amici yankee stanno giocando sporco!!!
Per far sopravvivere l'economia americana la Federal Reserve dal 2007-2008 ha avviato una politica monetaria espansiva spregiudicata, spalmando, peraltro, il proprio deficit sulle spalle degli altri paesi, grazie al fatto che il dollaro costituisce la valuta di riserva mondiale.
Ormai, il debito pubblico Usa rappresenta una vera e propria bomba ad orologeria, avendo raggiunto la spaventosa e impronunciabile cifra di 16 trilioni di dollari, il cui credito è detenuto per una fetta maggiore dalla Cina.
A volte la storia si fa beffa degli uomini, essendo il paese di Mao Tse-tung, il maggior finanziatore e creditore della patria del capitalismo.
Il primo profondo effetto di tutto ciò è stato l'acuirsi della percezione di una redistribuzione del potere e del prestigio internazionale a vantaggio dell'oriente con il conseguente spostamento del baricentro economico e politico del sistema internazionale dall'Atlantico al Pacifico.
L'occidente, giammai, come in questo momento storico, corre il serio rischio di assumere un “ruolo subalterno e marginale” rispetto l'Oriente nello scacchiere planetario.
Pare che la storia abbia ingranato l'acceleratore, sorpassando con estrema facilità “la pax americana”!!!
Secondo le analisi degli esperti, nel 2017 il Pil della Cina dovrebbe superare quello degli Usa, divenendo il gigante asiatico la prima potenza industriale del Globo.
Ma il passaggio di consegne della leadership mondiale sarà indolore?
L'America, si è messa in moto, da oltre un decennio e più, per evitare ad ogni costo il superamento della propria supremazia economica-politica e militare nel mondo e del resto per non subire un arretramento delle proprie posizioni di privilegio e di rendita nel tempo acquisite (vedi operato amministrazione Bush).
La vittoria nel mese scorso di Barak Obama se fa sperare per il futuro a medio e lungo termine, nulla promette di buono nel breve periodo.
Difatti, la riconferma alla presidenza di Obama deve interpretarsi come il segnale evidente di un processo di maturazione degli Stati Uniti (o parte di esso) di riconoscere il proprio momento di crisi egemonica, ma, nel contempo, esprime la consapevolezza e volontà degli Usa, in ogni caso, di svolgere, pur sempre, un ruolo necessario nella governance globale, pur non essendo in grado di garantirla in solitudine.
Per cui l'obiettivo celato degli Usa è scendere a patti con la Cina e gli altri paesi in via di sviluppo per gestire i nuovi equilibri internazionali.
L'energia (ovvero il petrolio ed il gas) sarà utilizzata dall'America sia come merce di scambio per concludere la trattativa, sia che per indurre a miti consigli le altri parti in causa.
Del resto l'operazione è tuttora in corso.
Dopo la lotta al terrorismo islamico, la guerra in Afganistan, la guerra in Irak, la rivolta in Maghreb, nel sud del Mediterraneo e Siria, bisogna attendersi da un momento all'altro l'apertura di un conflitto militare contro l'Iran, fase ultima della strategia degli Yankee.
E l'Italia?
Non è nei piani degli Stati Uniti né tanto meno nei programmi degli altri partners.
Nel futuro villaggio globale l'Italia fungerà da museo da visitare.
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