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Uno Stato che trasforma da cittadini a sudditi

Il postino da sempre figura simbolo di speranzose novità, nell'Italia di oggi, si è trasformato nel messo notificatore di cattive novelle di uno Stato onnivoro ed obeso. In passato, l'arrivo della posta era attesa nelle famiglia con senso di letizia ed allegria, mentre, attualmente, viene vissuta con angoscia, ansia e preoccupazione.

Ogni volta che suona il portalettere salta il cuore in gola, poiché non c'è giorno nelle case degli italiani, in cui non sono recapitate cartelle di Equitalia oppure buste di color verdastro (atti giudiziari, fiscali o previdenziali) di sollecitazione del cittadino, sempre e comunque, di recarsi a pagare.
Le Poste Italiane fungono, in sostanza, da esattorie. Le banche, invece, sono state convertite da imprese private in vere e proprie filali delle Agenzie delle Entrate ove al posto di svolgere l'attività di sempre (vendere denaro) si sforzano di compilare, per conto dello Stato, solamente, carte, tese al controllo burocratico dei clienti.
D'altronde, l'aggravarsi della crisi economica, il rischio di default originato da conti pubblici incontrollabili, hanno acuito ed esasperato, in modo arbitrario e innaturale, la presenza dello stato nella vita privata dei cittadini italiani.
Nel bel paese, di fatto, i cittadini, si sono tramutati in sudditi!!!
La finalità, ormai, esclusiva di quest'ultimi non è rappresentata dal diritto di vivere liberamente (libertà costituzionalmente garantita), oppure nella generica, ma legittima ricerca della felicità, come previsto nella costituzione americana, bensì di pagare le bollette, le tasse, di essere spremuti totalmente per mantenere in piedi uno Stato Leviatano.
Senza alcuna resistenza è stato capovolto il rapporto cittadino-stato!!!
Lo Stato non costituisce più lo strumento che garantisce la piena libertà del singolo, ma, viceversa, è il cittadino la sola fonte che alimenta la sopravvivenza di uno Stato snaturato.
Perché un lavoratore italiano debba produrre fino al mese di agosto esclusivamente per lo Stato, senza, peraltro, conoscere che fine fanno i suoi soldi? Perché le esigenze dello Stato (che è una fictio giuridica, non esistendo nella realtà) debbano prevalere su quelle del singolo cittadino?
Mi domando: che senso ha tutto ciò?
Negli ultimi anni è passato un messaggio politico-culturale molto pericoloso: “Pur di colpire gli evasori fiscali, i veri parassiti della società, è giustificabile ogni forzatura giuridica”.
La lotta all'evasione fiscale ha fatto registrare “Strappi forti allo stato di diritto”, per come evidenziato, dal Garante per la privacy, Francesco Pizzetti.
Il nuovo procedimento di imposizione fiscale, collegato alle nuove tecnologie digitali applicate, possono portare a fenomeni di controllo sociale mai sperimentati nella storia che mettono a serio rischio la democrazia italiana, dando avvio alla costruzione di una società autoritaria.
Difatti, non è proprio degli stati democratici quello di invertire l'onere della prova (mostruosità giuridica), ritenendo i propri cittadini tutti dei potenziali delinquenti ove sia necessario intervenire con norme di legge mirate sulla tracciabilità sopra i mille euro oppure costituendo l'anagrafe tributaria ovvero sospendendo la riservatezza dei conti bancari ed ora, anche, quella dei numeri telefonici.
Tale situazione in uno stato civile e democratico è inaccettabile!!!
Ma attenzione: nessuno vuole difendere l'odioso ed immorale fenomeno dell'evasione fiscale che è altissima. Ogni cittadino ha l'obbligo prima morale e poi giuridico di pagare le tasse, le quali sono così elevate, poiché in molti le evadono, mentre, viceversa, in troppi non sono in grado di pagarle perché altissime, avendo la pressione fiscale raggiunto livelli insostenibili.
Dunque, troppe tasse e troppo alte in tutti i campi!!!
Ma il vero nodo della questione è: quali sono i confini di uno stato democratico? Quali sono i suoi limiti? Fin dove uno stato di diritto può spingersi nel reperimento coatto (forzoso) di risorse? Che cosa devono fare i cittadini?
Uno stato democratico deve agire sempre nel rispetto della legalità, garantendo, sempre e comunque, le libertà (positive e negative) che la costituzione repubblicana ha riconosciuto. La giusta e sacrosanta lotta all'evasione fiscale dello stato non deve mai limitare o restringere quelle libertà, inviolabili ed indisponibili.
Il cittadino ha il diritto di essere rispettato fino a che non violi le leggi, non di essere un sospettato a priori. Lo Stato deve smetterla di essere incoerente, mostrando ipocritamente nelle sedi ufficiali la faccia feroce ed inflessibile, mentre nei corridoi del potere favorisce i soliti noti.
Pertanto, paghiamo le tasse e paghiamole tutti, ma nel contempo bisogna esigere che la pressione fiscale cali, affinché si possa pagare meno e pagare tutti.
Gli italiani hanno diritto a vivere in un paese civile, dove le imposte pagate (soldi frutto del lavoro), rientrino in servizi fruibili ed efficienti per tutti, evitando gli sprechi scandalosi e le spropositate spese sociali improduttive.
Una vera democrazia si riconosce soprattutto dalle emergenze!!!
E' venuto il momento di dimostrare che l'Italia è un paese ancora democratico e non un bluff!!!
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