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Legge 488/92: un fallimento dello Stato

Alcide SimonettiLa legge n. 488/92 da strumento di sostegno alle aree depresse della penisola si è trasformata nel simbolo evidente del fallimento dell'intervento dello Stato in economia.
In questi anni la politica degli aiuti pubblici alle imprese private non ha prodotto i risultati sperati, se non ingiustificati profitti in favore di singoli imprenditori, ovvero, nella maggior parte dei casi, il rimpinguamento delle casse della criminalità organizzata.

Tale annunciato e scellerato scempio ha confermato l'errata impostazione politico-ideologica statalista sottostante alla legge sul finanziamento, e per di più la forte spinta del “homo italicus” ad arruffare in spregio alle regole comuni di civile convivenza, ma, altresì, ha messo in evidenza l'assoluta inconsistenza del “Sistema Italia” nel suo complesso ad interagire efficacemente.
Al riguardo l'altra sera a cena si commentava un dato sbalorditivo: lo Stato italiano, nell'ultimo decennio, a titolo di finanziamento agevolato, ai sensi delle legge 488/92, ha erogato duecento milioni di euro circa in favore delle iniziative imprenditoriali avviatesi, soltanto, nel territorio di Spezzano Albanese.
Francamente un somma spropositata ed abnorme!!!
La misura del contributo statale è stato talmente enorme da essere potenzialmente in grado di rivoluzionare un territorio, trasformarne immediatamente le condizioni economiche e sociali, aumentando, in modo iperbolico, la ricchezza delle stesse popolazioni.
Tuttavia, nella cittadina arbereshe tali benefici programmati ed auspicati non sono stati assolutamente riscontrati, né tanto meno sfiorati.
Il Paese com'era allora è oggi !!! Nessuno sviluppo è stato avviato concretamente.
Il reddito pro-capite delle famiglie spezzanesi nel periodo 1999-2000 è quasi corrispondente a quello attuale, ossia pari ad euro 13.405. Introito, questo, del tutto inferiore al dato medio della provincia di Cosenza che si attesta intorno ad euro 16.000 annui.
Dunque, nonostante gli oggettivi e lauti aiuti dello stato, il paese è fermo. Nulla è cambiato, anzi, i dati economici sono quasi tutti di segno negativo.
Purtroppo, si assiste impotenti al ritorno del fenomeno dell'emigrazione, essendo aumentata in modo smisurata la disoccupazione con evidenti e preoccupanti riflessi sull'ordine pubblico.
A questo punto, la domanda che sorge spontanea non è chiedersi che fine abbiano fatto i contributi statali, perché la risposta è già a conoscenza di tutti, ma, viceversa, interrogarsi sul ruolo delle istituzioni (in senso lato), e la partecipazioni di esse nel fallimento delle politiche d'intervento sopra descritte.
In altre parole, un sistema istituzionale efficiente, serio ed integrato avrebbe prodotto dei risultati così deludenti e soprattutto scandalosi?
Non vi è dubbio sul fatto che la responsabilità principale di questo disastro va ricercata in una classe imprenditoriale immatura, avventuriera e cinica, sprovvista di un' etica dell'impresa, inconsapevole del ruolo primario che occupa nel tessuto sociale.
Nella nostra realtà, tranne in qualche caso, più che imprenditori abbiamo a che fare con “prenditori”. A Spezzano Albanese, ma, per la verità, quasi ovunque in Calabria, è stato capovolto il concetto corrente di imprenditore: da soggetto che rischia capitali propri si è passati ad una situazione inversa di rischio dei capitali altrui (capitali dello stato) con tutte le conseguenze del caso.
Ma non va assolutamente sottaciuto, nel caso di specie, che alle responsabilità della classe imprenditoriale locale vanno aggiunte quelle di un contesto istituzionale (Ministeri; Regione; Comuni; Uffici pubblici; agenzia delle Entrate; Forze dell'ordine; Istituti di credito; Sindaci; forze sociali; forze politiche e sindacali) palesemente latitante, incapace di esercitare una funzione di controllo.
Dunque, le istituzioni sono corresponsabili del fallimento, non avendo svolto pienamente il proprio dovere, altrimenti i risultati sarebbero stati diversi e di segno opposto.
In ogni caso, al di là delle responsabilità, rimane veramente l'amaro in bocca per l'occasione sprecata per il nostro paese, il quale, purtroppo, in questa vicenda è la vera vittima, avendo perso -si fa per dire- il biglietto vincente del superenalotto.
E' stato un peccato dilapidare duecentomilioni di euro, considerato che, attraverso l'imponente somma trasferita, la cittadina avrebbe risolto, definitivamente, i problemi strutturali e infrastrutturali del territorio con tutte le esternalità positive conseguenti.
Ma v'è di più.
Il fallimento sopra narrato raggiunge, veramente, i contorni del paradossale e del grottesco, atteso che, nonostante gli imprenditori spezzanesi abbiano ottenuto ingenti finanziamenti, al momento, si trovano esposti debitoriamente con gli istituti di credito del comprensorio.
Difatti, come è a conoscenza di tutti, la Bcc di Spezzano Albanese è stata commissariata anche a causa delle sofferenze lorde per circa venti milioni di euro, riconducibili alle iniziative imprenditoriali delle ditte locali.
Siamo all'assurdo! Oltre al danno anche la beffa!!
A questo punto, sebbene sia culturalmente contrario alle politiche parassitarie, sarebbe stato più giusto ed utile distribuire tali somme (l.488/92) ai disoccupati della comunità, almeno, avremmo risolto il problema della povertà per circa vent'anni.
Ma dimenticavo, siamo in Italia e le scelte di buon senso sono bandite.
© Riproduzione riservata
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