A un passo dal baratro, di Paolo Brosio

Seppure è un modo anomalo di procedere mi piacerebbe introdurre la recensione di “A un passo dal baratro” di Paolo Brosio con una citazione che è balenata nella mia mente al termine della lettura del testo in questione: «Morire per una religione è più semplice che viverla con pienezza; lottare in Efeso contro le fiere è meno duro (migliaia di martiri oscuri lo fecero) che essere Paolo, servo di Gesù Cristo; un atto è meno che tutte le ore d’un uomo».

Certo le parole di Borges, appena citate, potrebbero sembrare brutali ma, riflettendoci bene, la testimonianza di chi si sforza di vivere cristianamente in mezzo ad una società secolarizzata ed indifferente può essere a ragione paragonata al tributo di sangue che i primi martiri dovettero pagare per tener fede all’amore nei confronti di Cristo e dei suoi insegnamenti.
Del resto la testimonianza della propria fede diventa atto necessario e spontaneo dopo aver conosciuto Cristo come descrive san Paolo (prima persecutore accanito dei cristiani poi zelante annunciatore del Vangelo) nella prima lettera ai Corinzi: «Infatti annunciare il Vangelo non è per me un vanto, perché è una necessità che mi si impone: guai a me se non annuncio il Vangelo» (1 Cor 9, 16).
Idealmente proprio la conversione (etimologicamente il latino “convertere” indica un cambiamento di direzione) lega Paolo di Tarso ad un altro Paolo (Brosio appunto) che, pur non perseguitando spada alla mano i cristiani, si è trovato ad avversare quelli che sono i principi e i valori del cristianesimo per mezzo di una condotta sregolata e priva di senso.
Sin dalle prime pagine di “A un passo dal baratro” Brosio evidenzia la netta cesura tra la vita passata e quella presente attraverso la realistica descrizione di episodi ed eventi che hanno connotato la sua vita professionale e privata. Scorrono così le immagini pubbliche di uno dei volti più noti della televisione italiana: i servizi per il Tg4 in cui Brosio commentava le deplorevoli vicende di Tangentopoli; la conduzione di Domenica In con Carlo Conti, Rosita Celentano, Iva Zanicchi e Matilde Brandi; le memorabili pedalate di Un uomo solo al comando per seguire i campioni del ciclismo che si cimentavano nelle difficili e appassionanti tappe del Giro d’Italia; le vicende sentimentali di Stranamore; gli incantati paesaggi di Linea Verde; le gag della pubblicità Agip.
Accanto a tutto questo, a fare da contraltare ad un conduttore televisivo solare, una vita privata vissuta nella notte e nel vizio: l’ambizione lavorativa che porta Brosio al divorzio da Serena (sposata nel 1989); il vagabondare notturno nei locali più alla moda; i trasgressivi festini a base di alcol, droga (cocaina compresa) e sesso.
Tutto ciò fino al 2008, l’anno della svolta che si manifesta con il desiderio irrefrenabile di recitare un’Ave Maria dopo una notte di baldoria e trasgressione in un appartamento della Torino vecchia.
Questo episodio riporta alla mente l’inquietudine della notte dell’Innominato di manzoniana memoria che, dopo una vita di scelleratezze, riscopre nel buio della sua stanza il dolce sapore delle preghiere imparate da bambino e si apre da quel momento alla conversione.
Di certo la preghiera mariana recitata da Brosio nella notte torinese non è il frutto di un pentimento improvviso, quanto piuttosto il lungo sedimentarsi nell’animo di dolori che trovarono in quelle ore uno sfogo naturale nell’accorata richiesta d’aiuto alla Vergine.
Nei mesi precedenti una serie di disgrazie avevano in effetti colpito Paolo Brosio: un ricovero urgente a causa di un’ ulcera perforante, la morte del padre, l’incendio doloso del Twiga (prestigioso locale della Versilia gestito in società con Flavio Briatore, Marcello Lippi e Daniela Santanchè) e, soprattutto, il divorzio da Gretel (giovane ragazza cubana rimasta incinta nel mentre tradiva l’innamorato Brosio).
Ad un tratto “la svolta di Torino”, il desiderio di cambiare vita, l’avvicinamento alla confessione e il primo pellegrinaggio a Medjugorje, oasi dello spirito nella martoriata terra di Erzegovina.
Inizia dunque la descrizione della nuova vita di Brosio, un percorso non facile, costellato di tentazioni e ricadute, ma sostenuto solidamente da una vita di preghiera e testimonianza.
Il libro stesso cambia tono, diventa più luminoso e scorrevole nella descrizione dei vari pellegrinaggi in terra bosniaca, degli incontri con i veggenti, delle (presunte) guarigioni e dei progetti di solidarietà che Brosio stesso organizza per sostenere gli orfani e gli anziani ospitati nella struttura di accoglienza di suor Kornelya presso Citluk.
Molto suggestiva è anche la vicenda del Cristo pensante delle Dolomiti in cui Brosio descrive l’incredibile avventura che ha condotto alla posa sul monte Castellazzo di una statua del Redentore. Il tutto conduce alla vita di Maria Domenica Lazzeri (La Meneghina), una mistica vissuta proprio in quelle zone nella prima metà del XIX secolo.
Da non dimenticare poi le avvincenti testimonianze tenute dallo stesso Brosio presso il Palasharp di Milano e a Rimini in occasione della 32ª Convocazione Nazionale del Rinnovamento nello Spirito Santo.
In ultima analisi Brosio appartiene ad una schiera di personaggi pubblici (l’ex primo ministro britannico Tony Blair, l’attrice Claudia Koll, il calciatore Nicola Legrottaglie, la nobildonna e scrittrice Alessandra Borghese) che hanno ritrovato la fede in un momento particolare della loro vita.
“A un passo dal baratro” è il racconto di questo percorso che rimanda nella sua natura alle Confessioni di S. Agostino. Non è un caso che nei rimpianti dovuti alla insensata condotta del passato Brosio sembra far riecheggiare il «tardi ti ho amato, Bellezza tanto antica e tanto nuova, tardi ti ho amato!» di agostiniana memoria.

A un passo dal baratro. Perchè Medjugorje ha cambiato la mia vita.
Paolo Brosio
Pag 263
Edizioni Piemme
ISBN 978-88-6621-601-8
© Riproduzione riservata
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