Se la casa è vuota, di Isabella Bossi Fedrigotti

Il libro sembra essere rivolto in particolare ai genitori. Sette storie di genitori seri, impegnati nell’educazione dei propri figli, non distratti, non egoisti che però si smarriscono e fanno smarrire i propri figli. In questo libro le due professioni dell’autrice, cronista e scrittrice, si mescolano, ma prima di tutto si sente il suo essere madre.

Paolina, ad esempio, è uno dei giovani personaggi del libro. Ha un papà pittore, una mamma allegra. Si amano, sono felici, compagni non sposati, nasce Paolina, il loro miracolo, decidono si sposarsi, dopo quattro anni si separano perché lui conosce una donna più giovane, forse per noia o per pigrizia o per gioco. La moglie lo lascia e la vita prende il sopravvento su di loro. Quella bambina felice finirà per conoscere le brutture della solitudine.
Storie di vite apparentemente felici ma che si perdono. I giovani protagonisti di queste storie vivono una solitudine che non è necessariamente fisica, hanno bisogno di qualcuno che li ascolti e basta, che stia zitto senza interferire, ma soprattutto hanno bisogno di qualcuno che ci sia quando a loro viene voglia di parlare e non in ore o giorno prestabiliti.
Da molto tempo si tenta di convincerci che privilegiare la qualità del tempo sulla quantità sia roba da intelligenti, la verità è che la quantità del tempo è altrettanto importante. Tutto il resto sono scusanti e il titolo del libro: “Se la casa è vuota”, chiaramente provocatorio, sembra sottolinearlo.
I giovani hanno bisogno di sentirsi parte di qualcosa di condividere qualcosa con qualcuno è cercano sin da piccoli questo qualcuno nella figura dei loro genitori. Ma molti di questi a volte non decidono di fare i genitori, credono di averne il diritto e poi quando hanno dei bambini non riescono a rinunciare alla loro carriera al tempo libero a loro stessi se necessario. Alla fine questi bambini voluti per gioco o per convenzione sociale sono le uniche vittime, quelli che più ne soffrono.
Il rapporto fra genitori e figli è più o meno analogo a quello di trent’anni fa, ma i bambini di oggi sono definibili più soli e disagiati, la spiegazione è da ricercarsi fuori dalle mura di casa. A giocare a favore del bambino di un tempo c’era la sua possibilità di uscire fuori a giocare in qualsiasi momento della giornata e incontrarsi con altri bambini con cui fare e sperimentare cose da bambini.
La famiglia è importante è vero, ma sono fondamentali anche la scuola e la società. Essa è carente di modelli e non dà speranza a chi vorrebbe cambiarla e vedere opportunità per progettare il futuro che desidera per sé e per i propri figli.
I genitori protagonisti delle storie raccolte in questo libro sono per la maggior parte normali, positivi, persone come tanti e la loro infelicità, a volte tanto inaspettata quanto ingiustificata, ci fa capire che c’è qualcosa da ricercare nella società.
È l’atmosfera generale che deve cambiare. Ciò che c’è di sbagliato, infatti, è una società che chiede ad entrambi i genitori di lavorare, che crea programmi televisivi per neonati, che costringe il genitore a far passare al suo bambino ore davanti il televisore in età in cui dovrebbe sviluppare la sua capacità di relazionarsi di socializzare.
La stessa società riesce a far sentire inadeguato chi non le sta dietro e perciò non può che essere covo di un circuito di disagi non solo giovanili ma soprattutto.
Dunque credo sia un libro rivolto a tutti e non solo ai genitori.

Se la casa è vuota
Isabella Bossi Fedrigotti, 137 pag.
Edizioni Longanesi
ISBN 978-88-304-2785-3
© Riproduzione riservata
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