Dalle indicazioni nazionali (2004) alle indicazioni per il curricolo (2007)

Abbiamo detto e sostenuto, più volte, con argomentazioni speriamo illuminate e convincenti, che, nonostante tutto, la Scuola italiana è una buona Scuola.
La ministra del MIUR, in carica, ha finalmente dato l’ok sui documenti ufficiali, che, progressivamente -da Letizia Moratti (2.004) a Giuseppe Fioroni (2.007)- hanno cercato di ottemperare a quell’ art. 8 del Regolamento sull’Autonomia (DPR n. 275) che, dal 1999, aspetta con virtuale pazienza la puntuale e reale attuazione.
In effetti, la Definizione dei curricoli, con i suoi sei commi, sancisce una organizzazione pedagogico-didattica che va oltre il modello conosciuto e che è passata dalla logica dei Programmi nazionali alla logica della Programmazione.


Così come in altri Sistemi scolastici, i migliori a livello europeo e internazionale, anche il Sistema scolastico italiano ha cercato (e/ma ancora sta cercando) di superare la rigidità e staticità dei Programmi nazionali e gli “angoli oscuri” e le “lacune strutturali” della Programmazione pedagogica e didattica che pure, egregiamente, ha sopperito, nel tempo breve, all’evoluzione e alla dinamica di una Società cangiante e in continuo, sovente nevrotico, cambiamento.
E così tra penurie di varia natura (economico-finanziarie, soprattutto) e tagli di Persone sovente indiscriminati e ingiusti (e non tagli di ‘posti’ o di ‘classi’, come si predica ridicolmente), la Scuola italiana va…
Il gioco delle parti -tra quota nazionale obbligatoria e quota obbligatoria riservata alle Istituzioni scolastiche autonome- spiega e dà ragione alla filosofia vincente del collocare funzionalmente e vivamente le oltre diecimila Istituzioni su/nel Territorio variegato e variopinto del nostro Paese, per un successo scolastico e formativo dei giovani e delle giovani che, da un lato, ottemperi ai Principi della Carta costituzionale e, dall’ altro, collochi la Società italiana (e, in essa, la Scuola) nel consesso degli Stati più avanzati sotto i profili della Cultura, Solidarietà, Civiltà.
Anche da questo punto di vista, dunque, possiamo affermare che, positivamente, la Scuola italiana va!
Va verso una organizzazione dei saperi che tiene conto da una parte della Didattica ‘tradizionale’ (che non è necessariamente una brutta/negativa parola) basata, in sintesi, sul cartaceo e dintorni; dall’altra, di una Didattica ‘innovativa’ (che non è necessariamente una bella/positiva parola) che utilizza, funzionalmente, i vari ‘oggetti’ della multimedialità: dalle potenzialità dei Telefonini all’ Ipertesto, al Web, ai “Social network” (a mo’ d’ esempio, a Facebook), a… Internet tout court.

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Ebbene, il ‘viaggio’ della ricerca scientifica, applicata alla Scuola ideale/legale e alla Scuola reale, passa da una pietra miliare all’altra, segnando svolte che ci collocano e tengono tra le Scuole meglio organizzate e meglio funzionanti del mondo.
Ricordiamo, brevemente, la ‘formidabile’ e ‘sbalorditiva’ Politica scolastica relativa alla Cultura dell’ Handicap, dell’ Integrazione, Inclusione e Valorizzazione delle persone con disabilità iscritte e frequentanti la Scuola del nostro Paese.
La Via italiana all’ Integrazione, che tiene insieme persone ‘normali’ (?) e persone con disabilità, è un fiore profumato all’ occhiello delle strategie pedagogiche, didattiche e organizzative del nostro Sistema formativo…

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Dunque, dalla rigidità dei Programmi alla flessibilità della Programmazione alla funzionalità (“su misura” del Progetto di vita della Persona) del Curricolo.
Considerato profondamente che: «Nell’integrazione tra la quota nazionale e quella riservata alle scuole è garantito il carattere unitario del sistema di istruzione ed è valorizzato il pluralismo culturale e territoriale» (comma 3 del Regolamento del 1999), perché le Indicazioni per il curricolo sono, attualmente, la migliore organizzazione pedagogico-didattica possibile della Scuola? Cos’ è, cosa si intende per curricolo?
La tematica/problematica non è di semplice e rapido svolgimento né di scontata soluzione. Difatti, se le Indicazioni costituiscono il quadro di riferimento per la progettazione curricolare affidata alle scuole, il Curricolo si delinea con particolare attenzione alla continuità per percorso formativo dai tre ai quattordici anni.
È proprio in questa logica di ricerca che «ogni scuola predispone il curricolo, all’interno del Piano dell’offerta formativa, nel rispetto: delle finalità, dei traguardi per lo sviluppo delle competenze, degli obiettivi di apprendimento posti dalle Indicazioni».
Ebbene, come si articola il Curricolo? Attraverso quali strategie culturali si svolge il percorso formativo degli studenti e delle studentesse?
Le Indicazioni del 2.007 sono chiare; esse difatti, sanciscono, attraverso:
(A)i Campi di esperienza per quanto riguarda la Scuola dell’infanzia-Scuola materna;
(B)le Discipline per quanto riguarda il Primo ciclo dell’istruzione (insieme, l’ex Scuola elementare/primaria e l’ex Scuola secondaria di 1° grado).
Pertanto, come si configurano i Campi di esperienza?
Anche come i «luoghi del fare e dell’agire del bambino orientati dall’azione consapevole degli insegnanti e introducono ai sistemi simbolico-culturali».
Cosa sono e come si rappresentano le Discipline?
«Il raggruppamento delle discipline in aree indica una possibilità di interazione e collaborazione tra le discipline (sia all’interno di una stessa area, sia tra tutte le discipline) che le scuole potranno delineare nella loro autonomia con peculiari modalità organizzative». © Riproduzione riservata
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