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Quando cade un ponte o si rompe una strada...

Vi presento la mia Calabria, l’altra Calabria.
Per conoscerla davvero, bene e fino in fondo, non c’è bisogno di studi o di grandi ricerche. Basta notare, quando cade un ponte o si rompe una strada (la qual cosa avviene, ahimé!, sovente…), il tempo ‘infinito’ che intercorre per il ripristino e l’uso.
Tempi biblici, se va bene! Si pensi alla frana caduta sulla statale di Tarsia, sotto il paese, qualche anno fa; si pensi alla corsia sul ponticello che collega lo Scalo di Corigliano Calabro e Cantinella di Corigliano; si pensi all’autostrada Salerno-Reggio Calabria; si pensi a…


I “si pensi a” sono davvero un lungo elenco di luoghi che segnano e feriscono la Calabria, come un corpo martoriato, che mostra violenze e ferite sul suo tenero cuore di Terra  e nessuno che comanda e decide (chi di dovere) prende provvedimenti… Questa non è la Politica, è un’altra cosa a cui i migliori Calabresi sono estranei…
Eppure… Eppure, al di là e al di sopra dei vari Venditti, cantanti senza speranza dell’ultim’ora, che non mancano mai   -essendo, com’è noto, la madre degli idioti sempre incinta!-   ci sono, al contrario, Poeti, Scrittori, Filosofi, Scienziati, … che nel corso della Storia universale hanno saputo vedere, capire e cantare le bellezze della Calabria, la sua Cultura nobile, la sua Civiltà solidale (si pensi al Mediterraneo e alle sue sponde…).
Le Arti, espressione sublime del cuore umano e dei suoi Valori fondanti quali Pace, Giustizia, Diritti, Lavoro…, ebbene le Arti sono e restano il patrimonio dell’Umanità migliore, che nella creatività e nelle invenzioni scientifiche e letterarie hanno espresso la loro intuizione e lungimiranza.
Sentiamo (senza citare Corrado Alvaro, Raul Maria De Angelis,…) a mo’ d’esempio, la sinfonia di Leonida Rèpaci:
«Quando fu il giorno della Calabria, Dio si trovò in 15.000 km² di argilla verde con riflessi viola e promise di fare un capolavoro.
Si mise all’ opera e la Calabria uscì dalle Sue mani più bella della California e delle Hawaii, più bella della Costa Azzurra e degli arcipelaghi giapponesi.
Diede alla Sila il pino, all’Aspromonte l’ ulivo, allo Stretto il pescespada, a Rosarno l’arancio, alle montagne il canto del pastore errante, al greppo la ginestra, alla piana la vigna, alle spiagge la solitudine, all’ onda il riflesso del sole. (…)».
E scusate se è poco… Questa è l’altra Calabria che amiamo, che c’è e come, ed era ed è palpitante verso i principi dell’ Etica (Impegno e Responsabilità, in tutto…). © Riproduzione riservata



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