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Carmine Abate: l'altra Calabria - l'altro Meridione d'Italia

CARMINE ABATE:
L’ALTRA CALABRIA – L’ALTRO MERIDIONE D’ITALIA
-Amore e Morte tra Lucio Battisti e Rino Gaetano-

Nicola lo sapeva bene: sapeva bene la bellezza di Anna, la sua attrazione fatale, la sua andata senza ritorno, come l’onda che vuole e prende il Mare e lo fa -irrimediabilmente- suo.

D’altronde, un grande Amore -ma solo quando è tale!- non ammette requie, non dà pace, abbatte e atterra, suscita e solleva. È il destino. Forse… È un mistero. Certamente…
Gli anni veloci di Carmine ABATE (Mondadori, Milano 2.008, pp. 250, € 18,00) attraversano anche gli anni della Contestazione studentesca ed operaia e viaggiano lo spazio della Vita e il tempo delle canzoni (Poesia e Musica) di Lucio Battisti e di Rino Gaetano.
Abate   -arbëresh di Carfizzi (Crotone): Albanese d’Italia-   si ascolta tutto nel suo periodare che intreccia e fonde grammatiche diverse e sintassi, lessici antichi e moderni (dall’ arbëresh all’italiano e al calabrese di Crotone, all’albanese, al tedesco…). Ma questo è un altro capitolo: un capitolo che investe ed indaga le ataviche, ancestrali scintille delle Lingue e delle Civiltà nella Storia universale dell’Umanità…

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Il fil rouge che percorre e riempie Gli anni veloci di Abate è la Poesia delle canzoni di Lucio Battisti. Rino Gaetano, dal canto suo, anche accompagna e indirizza; ma, Battisti   -coi suoi ritmi e il suo stile, la sua visione del mondo e le sue parole-   lo permea e lo avvolge, lo invade, lo esalta.
Anna e Lucio intessono incontri e decidono destini; ma, anche gli scontri del disinganno e le illusioni perdute si susseguono e si inseguono come fa il Sole con la Luna, la Notte con il Giorno.
C’è uno sregolato cercarsi trovarsi perdersi, ri-cercarsi ri-trovarsi ri-perdersi delle varie persone del romanzo (e dei vari personaggi): lo stesso tempo del verbo, in questo contesto di idee, si muove, quasi sinuosamente, dal presente al passato al futuro, ma anche dal futuro al passato prossimo attraverso un presente storico che     -anziché complicare e confondere le idee-   le dipana invece, le chiarisce.    
Pietre, che il mare ha consumato, sono il mio Amore per te: Anna, Anna dei sospiri, Anna di… «voglio Anna. Ho dormito lì, / tra i capelli suoi, / io insieme a lei ero un uomo. / Cosa sono ora? Cosa sono mio Dio?».
Pietre, che il Mare ha consumato… Anna l’incubo, Anna la catarsi, Anna la Vita, Anna la Morte. Eros e Thànatos. Àgape, certamente. Epochè?


Cupìdo e Anna: Cupìdo l’impertinente, il prepotente; Cupìdo il dolce, il mellifluo; Cupìdo che tutto può e a volte mente… Lo interpreta meglio Mario che Nicola  -Cupìdo- più Manuela che Anna…
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Due rose bianche per Capocolò,  che  pesca  con  Gemma in fondo al Mare tra coralli, anèmoni e madreperle. Le mani pietose di Nicola e Mario non possono fare altro. Il Mare è grande, il Mare è la Vita, il Mare è la Morte. Il Mare unisce in Eterno.
Il Mare le accoglie, le due rose bianche, e se le stringe al seno: e come può dire ‘no’ a due rose bianche, tenere e profumate?
Dolce ed impetuoso al contempo, il Mare le accoglie; le trasporta sulla cresta dell’onda e le dondola, le culla; e poi le depone, avvinto e incredulo insieme, infine, accanto al corpo vergine di Gemma, alla sua anima bianca, incantata e sognante, in attesa… Accanto al corpo misterioso di Capocolò che, teneramente, al suono della chitarra battente, canta: -Amor, che a nullo amato amar perdona; Amor condusse noi ad una morte… Quali colombe dal desìo chiamate…
Tutto si compie, in Eterno, nell’Armonìa dell’Universo. Suggestivamente, infinitamente…
Il Destino parla chiaro: un solo Uomo, una sola Donna, un solo Amore, una sola Culla: quella del Mare di Capocolonna, una Colonna, sola, qual antico tempio a Hera Lacinia… 
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Gli anni veloci di Carmine Abate attraggono e commuovono visceralmente, prendono e avvincono profondamente, sino alle lacrime… Emozionarsi e piangere, a nostro sommesso parere, sono i sentimenti veri degli Uomini veri! D’altronde, è noto il detto dei Paesi del Nord Europa secondo il quale gli uomini  cattivi e gli assassini non piangono mai; non sanno, poveretti, cos’è la Musica e il Canto, la Pittura…
Ma per godere la lettura e crescere spiritualmente, bisogna staccare la spina dalla odierna nevrosi collettiva, che avvolge gli umani di questo misero, allegro e zuzzurellone, XXI secolo d. C. Bisogna sapere, pertanto, che   -se si vuole gustare, sognare, volare con Anna e Nicola, con Capocolò…, per maturare in Cultura e Civiltà, cioè in Libertà   -occorre lasciare al loro destino gli sterminati stormi di corvi che ci circondano e volteggiare consapevoli, come aquile reali, nei cieli più alti e più puri dell’Arte…
Come i fotogrammi di un film, tu vedi Crotone e partecipi la sua vita socio-culturale e politica: il lavoro degli operai della Montecatini; gli allenamenti instancabili di Nicola e i successi; gli Istituti scolastici, le strade importanti, il castello di Carlo V;
Mario che studia a Messina e contesta insieme con gli operai; l’Amore erotico di Nicola e Manuela, e poi di Nicola e Anna… Per tutto ciò e per molto altro ancora, questo libro di Abate, e lo diciamo con oculata convinta opinione, può diventare tranquillamente un bellissimo film.
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Il libro si legge velocemente e piacevolmente. È un romanzo, dunque, per tutti e non per pochi. Tranquillamente da usare a Scuola e all’Università come strumento pedagogico-didattico che sollecita studio e ricerca, approfondimenti e documentazione.
È un libro scritto bene   -diciamo noi-   parafrasando Oscar Wilde, che sottolinea la forza espressiva del periodare maturo e la padronanza giocoliera  dei mezzi immensi della scrittura.  È un libro scritto bene perché è riuscito il tentativo, sempre complesso come ci insegna Benedetto Croce, di coniugare forma e contenuto, stile e registro, Cuore e Mente.
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Infine.   
Non poche sono le pagine di Poesia che si godono ne Gli anni veloci. E Abate lo sa. Pertanto, è davvero difficile, sotto tale profilo  -ma questo vale, a nostro parere, solo per pochi Autori-  distinguere perimetrare confinare la prosa dalla Poesia e la Poesia dalla prosa…
Sentiamone alcune, per chiudere in bellezza, con la consapevolezza che   -della margherita profumata-  sono solo alcuni petali: -M’ama, non m’ama, mi ama…
Sfogliamole dunque insieme queste pagine:
«Poi Rino Gaetano sussurrò un pensiero a bassa voce: “Che pace” disse. “Me l’ero dimenticata, questa pace.” E aggiunse che da bambino, quando usciva in barca con i suoi due cugini falegnami, provava lo stesso sentimento di pace interiore, un benessere che gli azzerava le paure e le timidezze. Confessò che era stato, ed era, timido e sognatore. E lì, nel buio liquido sul mare, da bambino esorcizzava la paura più grande, quella della morte: stava con gli occhi puntati verso la linea invisibile dell’orizzonte, in attesa che il sole sorgesse e illuminasse l’oscurità della notte. Gli sembrava di rinascere ogni volta…» (p. 119).
«Quando la sconosciuta si sdraiò accanto a Nicola e cominciò ad accarezzarlo, lui riconobbe l’abbondanza turgida dei seni di Manuela e il suo profumo di bergamotto. Non oppose resistenza, perché doveva? E poi non poteva, neppure il buio riusciva a nascondere la sua eccitazione, di cui si era impadronita Manuela con le mani avide ed esperte.
Fece tutto lei: si spogliò e lo spogliò del pigiama, gli fu sopra e con un rapido movimento del pube lo risucchiò in un vortice di calore, mentre gli infilava in bocca prima un capezzolo, poi l’altro. I muscoli di Nicola erano tesi e rigidi, la sua pelle incominciava a inumidirsi di sudore, i riccioli si appiccicavano sulla fronte, si stiravano tra le dita di Manuela. Che si muoveva frenetica, ora, gemeva sempre più forte e lui aveva paura che svegliasse tutta la casa. Le fece segno con un dito di calmarsi e lei gli diede un morso e ammutolì, continuando però a muoversi come un terremoto, al punto che il letto tremò, tremò Nicola e infine Manuela crollò su di lui, distrutta» (p. 81).

«Nicola chiamò i genitori e Capocolò: “Venite, sbrigatevi, c’è Rino in televisione”. E Rino continuava: “Chi legge la mano, chi regna sovrano, chi suda chi lotta, chi mangia una volta, chi gli manca la casa, chi vive da solo, chi prende assai poco, chi gioca col fuoco, chi vive in Calabria, chi vive d’amore, chi ha fatto la guerra, chi prende il 60, chi arriva agli ottanta, chi muore al lavoro”» (pp. 142-3).

 

Si gjake e gjìzë  ish faqja e bukur Annës,
e Nikolla birej gjithë tek ata sy…
Corigliano Calabro (Cosenza), luglio 2.009

***

Il romanzo Gli anni veloci di Carmine Abate è stato presentato da Francesco Fusca presso la sede della Libreria EDICOLÈ di Gianfranco Benvenuto (Via Nazionale, 87/A-B, Corigliano Calabro Scalo, 0983-885985), martedì 11 agosto 2.009, ore 21:30.
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