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Se una notte d'inverno un viaggiatore...

Cos’è la Poesia? Cos’è stata e oggi cos’è, la Poesia? Verso dove va, se per caso va da qualche parte? Con i campi di sterminio (di Destra o di Sinistra, fa lo stesso) è morta? Poi, è resuscita? Perché? Per chi? Come? Dove? …
Domande da un miliardo di dollari! A cui non sappiamo rispondere, perché la Poesia è anche ispirazione e non tecnicismo, è trasalimento e non cultura né peggio erudizione, è emozione e non l’affarismo-arrivismo tante volte della ragione;…

Nunzia Caravetta, col suo Pubblico segreto (Edizioni Lepisma, Roma 2.007, pp. 81, €. 12,00. Prefazione di Dante Maffìa) ci dà alcune risposte. Anzi non ce le dà; forse nemmeno ci prova; probabilmente non le interessa rispondere a domande che sono davvero enormi. E tuttavia, c’è…
Pubblico segreto non ha Indice. Si snoda lungo una punteggiatura, a dir poco, approssimativa che, meditando sulle Poesie proposte, è in linea con una scelta di campo che non ha campo, in una direzione che non ha direzione, in un senso che forse non ha Senso… C’è, probabilmente, un conscio-inconscio in subbuglio; una censura da abbattere e, psicologicamente, superare….
Ciò nonostante, il volumetto si presenta, piuttosto che no, intrigante, con qualche alata spruzzata -malinconica sino alla tristezza, forse all’inquietudine- di misteriosa altezzosità, forse di presunzione…
Sono versi da leggere e da ri-leggere. Non sono fiocchi di neve, che si sciolgono al primo sole; né gòcciole di rugiada, che all’alba lievi evaporano, anche se -magari- sui petali e i profumi della rosa.
C’è Sesso e c’è Amore: ci sono anima e corpo fusi, a volte sì a volte no, in ansiosa -senza esagerazioni- ricerca esistenziale. C’è passione, tuttavia.
Il libro, però, non è una passeggiata su terreno liscio, in discesa… Va letto, dunque, con attenzione, perché:
«… il tuo sorriso mi imprigiona, / le tue sopracciglia mi inteneriscono, / i tuoi movimenti goffi mi attraggono, / la fragranza della tua pelle mi ossessiona. / Sebbene la tua crudeltà mi ferisca / con quella spada io mi trafiggo all’infinito… / I tuoi desideri sono la mia eutanasia, / il tuo respiro è il mio soffocamento, / i tuoi capelli mi tentano / e come meduse mi attentano… / La tua carne rosa mi spazientisce / quando le vene del collo / mi schiudono le labbra e mi paralizzano, / il cuore s’infiamma, tremo, / t’imploro con lo sguardo… / avvinta dalla sorte!».
Ci sono rime e rime. A volte sembra per caso, a volte sono un’ossessione. Magari, forse, un’ossessione riuscita. Un ritmo che lascia senza respiro, o quasi… Quella punteggiatura, poi, piuttosto che no improbabile, ai limiti del sopportabile.

Tanto ossigeno, tanta anidride carbonica. E poi, tu, che sei l’Amore e l’Odio, il passato e il presente, assente forse presente. Il futuro? Quello è nelle mani di Dio!
E io ti ricordo, nonostante tutto, Amore che vieni Amore che vai, che:
«Si nasce una sola volta, / due volte non è concesso, /né si può essere in eterno; / e tu, pur non essendo / il padrone del tuo domani, / procrastini la gioia: / così la tua vita trascorre / nell’indugio / e ciascuno di noi si muore / senza mai essere stato felice».
Oltre ad Epicuro, i versi di Caravetta ci richiamano alla mente anche il pensoso riflettere di Lesbia-Catullo-Saffo, e anche la loro passione e morte, il loro sogno vero-falso, lo scintillio-sfavillio dei baci:
«Viviamo, Lesbia mia, ed amiamoci, / e i brontolii dei vecchi austeri / valutiamoli, tutti insieme, due soldi. / Il sole può tramontare e tornare, ma noi, / quand’è tramontata la nostra breve luce, / dobbiamo dormire una sola notte, perpetua. / Dammi mille baci, e poi cento, / poi altri mille e altri cento, / poi ancora altri mille e altri cento. / Quando ne avremo fatti molte migliaia / li confonderemo / per non sapere più il loro numero, / che nessuno possa farci il malocchio, / sapendo un numero così enorme / di baci».
Amen! Inizio del viaggio pubblico-segreto: Io fui. Fine: Via.
Quasi un negare, negarsi. Come un fantasma che appare e scompare, la poetessa fa i conti con se stessa, con le proprie esperienze, con la propria vita. I conti non tornano. C’è qualche sottrazione, qualche potenza di potenza…
Quadrare il cerchio: questo è il problema! Però non si tratta di un ‘piccolo’ problema, né concordiamo (perché troppo semplice e sbrigativo) -con Cesare Pavese- sull’idea che chiodo scaccia chiodo e che quattro chiodi formano una croce…
La scommessa è puntare sul proprio Io, sulle energie possedute, sugli slanci e i sussulti del donare-prendere, del donarsi -con Amore- scambievolmente.
La scrittura. Lo stile. Alcune annotazioni, di riflessione e di Senso, ai margini della Letteratura come viaggio e come vita, suscitate dalla lettura di Pubblico segreto, sono le seguenti: «Un libro -annota Margaret Atwood- non ti dice cosa pensare o come agire. Non dà risposte. Ti dice cosa sentire. Ti mostra che cosa si sente».
Dal canto suo John Banville (2.009), romanziere e giornalista irlandese, interpretando e parafrasando Foucault, intreccia le tracce di pensiero e linguaggio nella Storia universale dell’Umanità e della Storia letteraria di questa, l’atavica indistinta evoluzione della specie umana, tra esplosioni ed implosioni, di corpo e anima, di materiale e immateriale. E difatti così scrive: «Secondo Michel Foucault, non si tratta dell’autore che parla o scrive ciò che scrive, ma è il linguaggio stesso, con tutti i suoi echi e riverberii, i suoi sibili e ululati provenienti dall’oscura foresta del passato.
Noi non sappiamo cosa diciamo quando parliamo, perché in realtà non parliamo, bensì veniamo parlati, e quello che noi pensiamo come un discorso razionale non è altro che un confuso barcollare nel sottobosco che i millenni di utilizzo hanno depositato sul suolo della foresta. La selva oscura di Dante è una boscaglia di parole logore nella quale non ci svegliamo mai totalmente».
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