La Scuola italiana: lo stato dell'arte

Pasquale Capo, capo della Segreteria del ministro dell’istruzione, università e ricerca ha tenuto una Lectio magistralis di elevatissima qualità, sulla Storia della Scuola italiana, che qui si propone in una lettura chiosata e critica.

Difatti, Capo ha percorso, sobriamente ma profondamente, l’arco di tempo che va dalla Riforma Gentile (e di Giuseppe Lombardo Radice) ai giorni nostri: Riforma di Letizia Moratti (2.004), di Giuseppe Fioroni (2.007), di Mariastella Gelmini (2.008).
L’occasione l’ha offerta il Seminario regionale sull’Orientamento (Gizzeria Lido [CZ], Caposuvero, 3 marzo 2.010), voluto dalla ’Ufficio scolastico regionale.
La Lectio ha fotografato con maestrìa l’odierna società dei consumi, che ‘pretende’ d’investire in Scuola e Cultura e che deve, perciò, stare al centro dell’interesse ‘politico’. Società che si esprime ed esprime tutto in tempo reale, in cui il cambiamento è la caratteristica di fondo e la Cultura dell’Essere è più importante dell’effimero apparir dell’avere.
Siamo nel mezzo del percorso e della transizione epocale -ha sottolineato Capo- e la riforma del Titolo V della Costituzione non ha riguardato solo la Scuola, ma anche il Federalismo e i suoi risvolti socio-economico-culturali.
L’istruzione oggi va intesa nella sua globalità e deve durare per tutto il corso della vita. Difatti, mentre ieri (e in parte ancora oggi) sostanzialmente tre erano gli stadi della vita: (a) studio, (b) lavoro, (c) pensionamento e il Sistema d’istruzione si poteva ancora dividere in “ordini e gradi”; nel nostro tempo, invece, il lavoro e le professioni cambiano più volte nella vita della Persona e il Sistema d’istruzione, italiano ed europeo, investe sempre ed arricchisce la nostra esistenza.
La Scuola di oggi, con sempre maggior convinzione, deve insegnare ai giovani e alle giovani la metodologia dell’imparare ad imparare e cioè la forma mentis dell’esplorare e curiosare per sempre lungo i sentieri dei Saperi e delle Culture. In questo senso l’imparare ad imparare non è più accumulo di nozioni (Testa ben piena), ma possesso dei fondamentali delle varie discipline (Testa ben fatta). Ne consegue, fisiologicamente, che la capacità di scegliere tra, di discriminare/selezionare, di organizzare strategie mentali e poi esecutive, di decidere dunque, ebbene, tutto ciò, è anche l’attuale, grande, irrinunciabile lezione di Edgar Morin.
Pasquale Capo ha argomentato, finemente, come il possesso di conoscenze e competenze sia foriero, consapevole, della Cultura degli ideali e dei Valori.
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Istruzione e Formazione: una scommessa giocata e vinta solo a metà. Abbiamo commesso l’errore, mondiale e non solo italiano, di dividere e di dividerci tra Umanesimo scientifico e Umanesimo letterario come se… la mente umana fosse scindibile, divisibile, spaccabile.
Le due Culture invece si devono integrare: il sapere si deve integrare col saper fare, perché sono complementari. I due Sistemi devono interagire ed integrarsi nell’Uomo e nella Donna, nell’unica Umanità delle Persone.
Il recupero del capitale umano (il Capitale invisibile lo chiama Giovanni Gozzer), tra gli altri vantaggi, ha quello dell’eliminazione (o almeno della diminuzione) della DI. SCO. (Dispersione Scolastica), che è ‘fenomeno’ diffusissimo in Italia e nell’U. E. (Unione Europea).
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Gli anni Novanta. Aspetti di Storia della Scuola nelle dimensioni: pedagogica, didattica, organizzativa, legislativa, …
La nostra Scuola, passata da un’organizzazione piramidale, rigida e ‘patriarcale’ (con Programmi didattici calati dall’alto e ‘dirigistici’) a un’organizzazione ‘autonoma’, di fatto, sin da subito, l’art. 21 della Legge n. 59/97 ha mostrato il suo volto dicendoci come «l’Autonomia delle Istituzioni scolastiche sia stata e sia un’Autonomia ‘zoppa’, ‘irreale’…».
Il nostro Sistema scolastico, negli anni Novanta, era un “Sistema a canne d’organo”, che sembrava si dovesse espandere all’infinito, più sulla quantità che sulla qualità.
La seconda metà degli anni Novanta (una “piccola rivoluzione”) si caratterizza per una prima attenzione: (A) verso il carattere amministrativo, volendo legare il fare al saper fare, dei rapporti tra Scuola Impresa Mondo del lavoro; (B) verso la sintesi felice di Istruzione e di Formazione, anche per dettato della Legge n. 59/97 che è una legge indirizzata al Territorio, ai vari livelli, e che deve essere coordinato dalla Scuola nella sua nuova, inedita veste istituzionale, attraverso l’Autonomia sancita dall’art. 21.
Poi, il D. L. vo n. 112/98; la Legge n. 30/00; la presa d’atto della ‘pazzia’ delle “odierne 650 circa sperimentazioni nella Secondaria di 2° grado…”; infine, la preoccupazione oggi per i 130.000 soggetti interessati dalla DI. SCO. …
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Dopo Luigi Berlinguer, la Scuola italiana registra le tre ‘gestioni’ dei ministri Moratti, Fioroni, Gelmini. C’è una certa continuità, nel loro lavoro -dice e sostiene Pasquale Capo- una sorta di fil rouge.
Nel passato, le alternanze politiche hanno distrutto ciò che il primo faceva e il successivo abbatteva… Invece, nell’ultimo decennio circa, “è rimasto il nucleo di fondo”. Difatti: @) gli Istituti professionali ‘rientrano’ nelle competenze dello Stato; @) l’obbligo sale a 10 anni; @) il primo biennio, nel Secondo ciclo dell’istruzione, si può definire ‘forte’ ed è “quasi comune”, per la vincente continuità verticale; @) in qualche modo, infine, si registra anche una perdita di status da parte dei docenti della Scuola del nostro Paese.
Gelmini. La sua ‘azione’ è in continuità col passato. Gli stessi ‘tagli’ (in soli tre anni: ‘tagliare’ oltre 130.000 Persone; e ‘tagliare’ e recuperarli allo Stato 8 miliardi di euro) -sostiene il capo della Segreteria del MIUR- sono in linea con quelli previsti da Berlinguer e da Fioroni. A tutto ciò si aggiunga il ricordo dell’ancora presente crisi economica italiana e mondiale…
Lo scenario socio-politico-economico è anche il seguente: (ë) in Italia, il rapporto docente-alunni era ed è il più basso in Europa. Difatti, mentre in questa il rapporto è 9 docenti ogni 100 alunni, da noi invece esso è 14 docenti ogni 100 alunni; (ë) per quanto riguarda i docenti la “situazione è critica”: i corsi sono scarsi, età media 50 anni, 97-98% di femminilizzazione della Scuola, demotivazione di fondo, frammentazione e polverizzazione degli indirizzi di studio e delle discipline, …
A questo scenario desolante Pasquale capo oppone: (Ë) un sicuro, colto “apprendimento di base”; (Ë) la concezione diffusa e convinta della Metodologia dei Laboratori e della Ricerc-azione come ‘luoghi’ e “spazi culturali” della Formazione e dell’Istruzione più che luoghi e spazi fisici tout court ; (Ë) la grande scommessa (La difficile scommessa) sulla ‘forza’ civile, culturale, economica del capitale invisibile; (Ë) il fatto che rispetto a ieri, bisogna sapere che oggi il cambio generazionale avviene dopo solo cinque anni circa, …
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L’oggi. È più corretto -riflette Pasquale Capo, a voce alta- per quel che sta succedendo, parlare di Riforma del Sistema scolastico italiano che di Riordino. Difatti, con la legge n. 133/08, art. 64, per ‘forza’ delle riduzioni operate (“taglio di 130.000 posti”), si vuole andare verso “un’ottica di maggiore ottimizzazione del Sistema”.
Attraverso i Regolamenti attuativi (alcuni ci sono già, altri devono essere varati) si compiere un “intervento di Sistema” per: l’Educazione permanente; la formazione iniziale e l’accesso all’insegnamento; le nuove classi di concorso; …
Il precariato. Si tratta di un grave problema del Paese e va risolto perché è un problema di Civiltà. Esso si distingue in precariato storico (e le Persone vanno tutelate) e in precariato emergente (200.000 mila Persone; non si bandiscono concorsi da oltre 10 anni). In questo contesto di idee, il citato art. 64, commi 5 e 6, contempla: [] il 30% delle risorse economizzate per il dimensionamento-razionalizzazione vanno al merito; [] semplificazione dei percorsi formativi; [] potenziamento dell’Autonomia.
Già ci sono, va ricordato, i Regolamenti per il Primo ciclo dell’istruzione e per il Pensionamento; ci sono la Legge costituzionale n. 3/01 e la Conferenza Stato-Regioni che deve attuare sempre più una politica di collaborazioni allargate.
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