Classe-pollaio: il lancio di un nuovo modello organizzativo

La Scuola italiana è una buona Scuola e, come nel passato, ce la farà. Nonostante tutto. Nonostante le sforbiciate necessarie e le sforbiciate non necessarie… Non abbiamo dubbi, anche se molte cose (troppe) remano contro una “Scuola normale”, competitiva a livello dell’U.E. (Unione Europea a 27), non ultime la crisi economico-finanziaria (e questo è il meno) e la crisi valoriale (e questo è il più, davvero grave) che ci sta investendo tutti…

Questo anno scolastico agli esordi si può definirlo ‘caldo’? Cioè, particolarmente problematico, un po’ difficile e, perché no!, complicato e confuso, a livello soggettivo e a livello oggettivo? Ma, certo che sì! Perché, si potrebbe obiettare, giustamente: -L’anno scolastico scorso e gli altri anni prima ancora, com’erano? Tutto andava bene… madama la marchesa? Per non banalizzare: anche lo 0,6% sono… figli di Dio…
La novità evidente, che è sotto gli occhi di tutti, è che molte classi di studenti/esse sono diventate classi-pollaio, cioè classi dove ci sono trenta e più… polli e ‘polle’ appunto (sovente con 1, 2, 3 alunni/e disabili) che, altrettanto evidentemente, tutto devono fare tranne che… quello che si fa nelle ‘normali’ scuole del mondo, cioè: educarsi e istruirsi attraverso percorsi formativo curricolari basati sui saperi liberi democratici pluralistici delle Culture e delle Civiltà. Partendo dalla tradizione che non è affatto ‘morta’, nonostante il nostro misero tempo sia contrassegnato dall’apparire e dal “mordi e fuggi”, e dal superficiale e dall’“usa e getta”. Vivendo alla giornata il/col quotidiano, senza più Tempo né Spazio, senza né ieri senza più domani…
Perché, dunque, le classi pollaio? Ma, perché il sovraffollamento di alunni/e, lo stare l’uno sull’altro, l’involontario disturbarsi reciprocamente e altro ancora fa sì che l’apprendimento sia scarso o nullo: e questo è il punto di vista dei discenti; poi, c’è l’insegnamento - il punto di vista dei docenti i quali, evidentemente fanno non poca fatica a interessare e a motivare gli allievi all’apprendimento dei vari saperi… È ovvio: ci si riferisce solo e soltanto a quelle Persone che, ai vari livelli, ‘conoscono’ davvero e “dal di dentro” la Scuole le classi gli alunni, e non a quelle persone che studiano e conoscono la Scuola italiana e Regione per Regione per sentito dire, “a tavolino”, sulle/dalle ‘carte’. Insomma, sono eminentemente questioni di Pedagogia, di Didattica, di Metodologia, di Organizzazione, di Psicologia dell’età evolutiva, di Legislazione scolastica, … Non ci si improvvisa Docenti e Dirigenti scolastici, professionalmente competenti e che vivono e ‘praticano l’attuale ricerca scientifica, “a caso” e “a naso”, per sentito dire…
I successi scolastico e formativo sono minati alla base. Non c’è ricerca scientifica sull’Organizzazione, Comunicazione, Relazione inter-soggettiva, Dinamiche di gruppo, … che non lo dimostri.
Qualche esempio ‘concreto’ e ‘odierno’ (per non vender ‘fumo’, ma solo ‘arrosto’, come siamo abituati a fare, criticamente e per forma mentis, da sempre!): il liceo ‘Mamiani’ di Roma. Leggiamo: «Ecco la classe pollaio con 37 ragazzi. Già nella terza fila non si vede la lavagna né si sente il prof. Ogni brusio diventa un grido e dal fondo della classe per poter sentire la lezione servirebbe che i prof parlassero al microfono».
Dichiara la dirigente scolastica Tiziana Sallusti: «Purtroppo la situazione del ‘Mamiani’ è comune a quella di quasi tutti gli altri licei romani». Aggiunge e approfondisce Viola Giannoli: «Difficile chiedere il nulla osta per i propri figli e spostarli altrove. Basta una rapida panoramica degli istituti capitolini per capirlo: al Russell ci sono due clasi con 31 studenti, le altre da trenta; al Tacito le prime del linguistico sono formate da 32 o 33 ragazzi; le aule del IV ginnasio del Kant contengono ben 31 alunni. E lo stesso accade, ad esempio, al Virgilio, al Talete o al Torricelli» (la Repubblica del 16 settembre 2.011).
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E la chiamano Scuola, questa scuola… parafrasando una nota canzone riferita all’estate…
Ma, qual è il numero minimo e il numero massimo di alunni/e per classe? Qual è l’odierna normativa di riferimento? Qual è il livello di sicurezza degli Istituti? In che percentuale di sicurezza sono le strutture scolastiche nel nostro Paese, che accolgono gli studenti dai tre ai diciannove anni? Cosa sancisce la legge relativamente ai metri quadrati a cui ha diritto ogni singolo alunno-Cittadino, soggetto-Persona?
Ne parliamo o sorvoliamo? Diciamole alcune cose, così ci chiariamo le idee, se ne abbiamo voglia… Se poi vogliamo tenere le bistecche sugli occhi, per non vedere; ovvero, fare come il noto modo degli struzzi, allora accomodatevi pure, voi…
Dunque, la normativa. Il primo pensiero va al ben noto motto di Metastasio: «Come l'araba Fenice, che vi sia ciascun lo dice, dove sia nessun lo sa» (Demetrio, atto II, scena III). Per dire che, nonostante la normativa vigente e cogente, ormai da alcuni anni, sulla sicurezza delle strutture scolastiche e, dunque, di chi ci sta dentro (alunni, docenti, personale Ata, …), ecco, nonostante ciò, le cose lasciamo molto a desiderare. Pericolosamente. A mo’ d’esempio, basti qui citare l’organicità in materia della Legge n. 626/94 e ora sostituita, attraverso miglioramenti legati all’esperienza compiuta in circa quindici anni, dai DD. LL.vi nn. 81/08 e 106/09.
Gli sforzi e gli impegni degli ultimi Governi sono veri e risultano. Soprattutto quelli delle Province, per le Scuole del Secondo ciclo dell’istruzione…
Tuttavia, raddrizzando il tiro, secondo il Consiglio di Stato il numero di alunni in una classe deve essere al massimo di 25. “La sentenza si basa sul decreto del Viminale del 26 agosto 2008 sulla prevenzione degli incendi nelle scuole secondo il quale per consentire il deflusso delle persone durante un incendio nelle aule devono essere presenti al massimo 26 persone, 25 alunni più un docente. La responsabilità delle deroghe è del capo di istituto”.
Ma, cosa sostiene il Consiglio di Stato con la sua Sentenza del 15 giugno 2.011? Che il tetto massimo di alunni in classe è di 25. Riferisce Corrado Zunino (la Repubblica del 16 settembre 2.011): «Da ventisei in su, per il Consiglio, è pollaio. E ci sono tre sentenze del T. A. R. (Tribunale Amministrativi Regionale) del Molise firmate a ridosso dell’anno scolastico che confermano: in aula non più di venticinque. “Non si può pregiudicare il rispetto di norme igieniche e di sicurezza”. E la possibilità di ascolto della lezione. Sono 1,96 i metri quadrati necessari per ogni alunno».
Una variante, in più, e che rende l’organizzazione scolastica davvero complicata, è rappresentata dagli studenti ‘stranieri’ che frequentano, i quali crescono di numero, anno dopo anno, in modo davvero esponenziale. Difatti, tutti compresi, secondo le fonti del Ministero I. U. R., la Popolazione scolastica italiana oggi ammonta alla bellezza di 7.830.650 studenti/esse. Di cui, per la cronaca colta: 1.021.483 frequentano la Scuola materna/Scuola dell’infanzia; 2.571.949 frequentano la Scuola primaria/elementare; 1.689.029 la Scuola secondaria di 1° grado; 2.548.189 la Scuola secondaria di 2° grado (Secondo ciclo dell’istruzione).
Altre ‘varianti’ che rendono, diffusamente, pesante la situazione scolastica: (A) le Persone disabili che frequentano la Scuola del nostro Paese; (B) gli adulti-studenti delle “scuole serali”; (C) la “situazione paradossale” di Trenta (Cosenza). (A)- «A Colleferro, scrive Zunino, hinterland della capitale, Istituto tecnico ‘Cannizzaro’, si gioca con la decenza: 37 alunni di cui due disabili. Molti genitori romani si sono già rivolti al Tribunale amministrativo, quattro Istituti hanno ottenuto dai giudici la sospensiva»; (B)- «Se si apre il capitolo ‘serali’ si arriva alla quota infernale di 56: Istituto professionale ‘Bertarelli’, Milano. A Ozieri, Sassari, sono in rivolta docenti e discenti»; (C)- «Senza spazi sufficienti per ristrutturazioni in corso, cinque classi delle medie di Trenta, Cosenza, sono sistemate nella sala del consiglio comunale, nella sala degli assessori, nella sede dei vigili urbani, nella biblioteca comunale».
Solo titoli, per cercare di chiudere il Cahier de doléances. Che, sfogliarlo, sia chiaro, ci deprime e ci addolora. Perché? Perché, dopo tanti anni di lavoro svolto con passione e orgoglio, e (molti ci dicono) con professionalità e competenza (da docente, da Capo d’Istituto e da Ispettore t. – Dirigente), vorremmo vedere la nostra Scuola Comunità educante, competitiva a livello almeno europeo, “pilastro centrale” della Società italiana, come lo è altrove, dove la Cultura è Cultura e non culturame…
I ‘titoli’ dunque, di Italia Oggi (del 27 settembre 2.011): «Aule strapiene, il prof è scagionato. Non è responsabile per l’incidente capitato a uno studente. La Corte dei Conti: è la scuola a dover pagare per gli eventuali danni subiti dal ragazzo».
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