L'insegnante specializzato per il sostegno, fra luci (molte) e confusioni (non poche)

Nella vita occorre avere Fortuna. Un po’ di Fortuna aiuta molto a capire fare vivere meglio. Un po’ più felici, nel lavoro, per sé e per gli altri.
Non solo le Persone hanno bisogno della dea bendata dalla loro parte, ma anche le cose. È certo il caso, sotto questo profilo, dei Nuovi programmi dei corsi di specializzazione ex D.P.R. 970/75 (Decreto Ministeriale 27 giugno 1995, n. 226) che, nel giro di pochissimo tempo, hanno perduto la loro efficacia ed efficienza di qualità competenza professionalità per il vento turbinoso dei Corsi di sostegno entrati nell’occhio del ciclone, dei ‘traffici’ vari, degli imbrogli e di quant’altro, soprattutto in alcune Regioni del Meridione del nostro Paese…

Insomma, il Ministero ha dovuto interrompere e chiudere l’andazzo dell’organizzazione dei Corsi che, all’epoca (parliamo degli anni Novanta e soprattutto della seconda metà) avevano preso una piega davvero del malaffare e del business tout court con la presa in giro, in soldoni, delle Persone interessate al Corso e, soprattutto, degli studenti/esse con disabilità che si aspettavano e si aspettano sempre il massimo delle competenze professionali nella Cultura dell’integrazione inclusione valorizzazione delle Persone a loro interessate per la formazione.
Certo, la Legge n. 341/1990 19 novembre: Riforma degli ordinamenti didattici universitari e, per l'handicap, la Legge n. 104/1992 5 febbraio Legge-quadro per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate hanno demandato, com'è noto, la formazione iniziale all’Università; tuttavia, ancora nel corso di tutti gli anni Novanta, non si era vicini agli adempimenti di cui alle leggi 341 e 104.
Come stanno oggi, le cose, in questo primo decennio del Duemila? Qual è l’identikit del docente/della docente specializzato/a per il sostegno? Quali, dunque, il ruolo, la funzione, lo status di questa “risorsa in più”, come definisce il docente di sostegno la legge, ‘unica’ nel panorama dei ‘sostegni’ ai vari tipi di alunni/e che troviamo a Scuola?
La risposta, chiaramente, è variegata. Tuttavia, per la sintesi, possiamo sostenere che le scelte strategiche di Politica scolastica nazionale, da parte di chi ha governato il Paese negli ultimi vent’anni circa, non sono state chiare;  piuttosto che no, confuse; per molti aspetti ambigue; ma, anche arruffone, armeggione, … Si può com-prendere il ‘clima’, le ‘spinte’ sindacali, la politica del ‘barcamenarsi’, …; ciò che, però, non si giustifica è: (A)  il non  avere  puntato  subito  su  una  mirata  precisa ‘originale’
classe di concorso per quei docenti della Scuola italiana (dalla Scuola dell’infanzia sino alla Scuola secondaria di 2° grado); (B) il non avere compreso che molti docenti sceglievano di frequentare il Corso di specializzazione solo per entrare nei ruoli, per un posto di lavoro;  ma,  subito dopo, appena consentito dalla legge, transitare nell’insegnamento nella Scuola comune, lasciando un strascico ‘amaro’ che, ancora oggi, la Politica scolastica del Ministero paga in funzionalità “immagine sociale” economie.
Dunque, dove siamo? Verso dove andiamo? Ecco alcuni tristi amari dolorosi segnali di fumo… Si legge su Italia Oggi (29 giugno 2.011): «Il primo intervento riguarda il sostegno agli alunni disabili: il docente di sostegno sarà assegnato nella previsione di uno ogni due alunni disabili. E non è detto che si debba trattare di un insegnante ‘solo’ di sostegno» (Alessandra Ricciardi). Si legge, anche, su la Repubblica (30 giugno 2.011): «La manovra tocca anche il sostegno. … “la scuola provvede ad assicurare la necessaria azione didattica e di integrazione per i singoli alunni disabili, usufruendo tanto dei docenti di sostegno che dei docenti di classe”. Ancora: la manovra intende “… formare tutto il personale docente sulle modalità di integrazione degli alunni disabili» (Salvo Intravaia).
Insomma, la fine che va facendo l’insegnante specialista di inglese nella Scuola primaria (se ne stanno eliminando circa 11.000, formati con grande fatica degli stessi e grandi risorse finanziarie dello Stato), con la formazione di tutti i docenti in inglese (con il… miracolo di un corso di 340 ore [ sic!]), si avvia a farla anche il docente specializzato per il sostegno alle Persone disabili che frequentano la Scuola italiana. In questo contesto di idee e di fatti: (A) in generale, la ‘manovra’, ‘generalizzando’ obbligatoriamente e imponendo a tutti gli insegnanti il lavoro del sostegno, ‘eliminerebbe’ i 94.430 posti-docenti circa che hanno lavorato e lavorano con le Persone disabili della Scuola del nostro Paese; (B) in particolare, dentro questa ‘manovra’ i 31.000 docenti precari con titolo di sostegno corrono il rischio, serio e reale, di essere ‘cacciati’, “fatti fuori” e chi sa quando ri-ammessi al lavoro, considerato che, com’è noto a chi vuol sapere con onestà, si tratta di Persone che hanno prestato la loro opera, anche per 10-20 anni, alla/nella Scuola dello Stato italiano (allo stesso Stato di oggi…), che li ha chiamati, ritenendo di averne bisogno…
La Formazione iniziale di tutti i futuri docenti della Scuola italiana, compresi quelli specializzati per il sostegno. Il DPR n. 249/10 (10 settembre). Ne parla chiaramente, in modo esplicito e ovviamente con cogenza, il DPR  249 che reca il Regolamento concernente: «Definizione della disciplina dei requisiti e delle modalità della formazione iniziale degli insegnanti della scuola dell’infanzia, della scuola primaria e della scuola secondaria di primo e  secondo grado, ai sensi… ».
Per la disabilità e per i docenti specializzati  si vedano, in particolare:
* l’art. 3, c. 4: Percorsi formativi e soprattutto l’ art. 13 che sancisce: «la istituzione di specifiche classi di abilitazione (…), per l’attività di sostegno didattico agli alunni con disabilità…». A parte le perplessità scientifiche circa la sibillina frase:                “il sostegno didattico” (come se il “sostegno pedagogico” fosse scontato…);
* l’art. 13 sancisce i: «Percorsi di formazione per il conseguimento della specializzazione per le attività di sostegno didattico agli alunni con disabilità », che si possono anche così riassumere:
«In attesa della istituzione di specifiche classi di abilitazione…
Articolazione distinta in: Scuola materna, Scuola primaria, …
Corsi a numero programmato, ma dopo il superamento di una prova d’accesso…
Esame finale – Diploma di specializzazione per l’attività di sostegno didattico…
Iscrizione elenchi per assunzione a tempo indeterminato o determinato…
***
Riflessioni finali. Una partita ‘enorme’, quella dello “snodo pedagogico” della figura professionale competente del docente specializzato per il sostegno. Un’invenzione felice funzionale dinamicamente sinergica della Commissione che ha prima sperimentato e poi redatto il testo dei Programmi del 1995.
Difatti, qui si legge che appare opportuno: «sottolineare come l'esercizio della azione professionale-docente, da parte dell'insegnante che ha frequentato il corso, non possa in alcun modo essere sostitutiva di quella normalmente esercitata dai colleghi, ma debba essere invece una sorta di supporto, destinato ad evidenziare ai colleghi stessi i nodi metodologici e didattico-disciplinari in cui più si inceppa l'azione di educazione ed istruzione nei confronti di soggetti in situazione di handicap». Pertanto: «Alla individuazione ed evidenziazione di nodi, seguirà poi un lavoro congiunto di ricerca delle strategie e delle tecniche (anche in ambito disciplinare) per sciogliere o recidere i nodi stessi.
Non pare assolutamente possibile ipotizzare soluzioni di delega per il superamento delle difficoltà, bensì appare molto importante che le risorse di docenza aggiuntive e specializzate (i cosiddetti insegnanti di sostegno) possano essere spese per un lavoro di collaborazione sia sul piano della progettualità e della programmazione dell'azione scolastica che sul piano della realizzazione operativa del progetto stesso. Pare utile sottolineare, inoltre, che le risorse di docenza aggiunte, ben lungi da costituire un patrimonio di esperti nel "del disciplinare o della didattica", di fatto si connotano come un arricchimento delle potenzialità per individuare e definire tratti essenziali, per circoscrivere problemi, per progettare e definire ipotesi di soluzione degli stessi e per migliorare il tessuto relazionale del sistema».
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