Le lacrime servono poco a Sarajevo

«Di tutti i peccati della psicologia, il più mortale è la sua indifferenza per la bellezza». Questa è la frase d’epigrafe con cui si apre il romanzo di Franco DI MARE Non chiedere perché (Rizzoli, Milano 2.011, pp. 304, €. 18,00). La frase è tratta da Il codice dell’anima di James HILLMAN e sintetizza bene, con profonda efficacia umana (nella sofferenza e negli slanci di speranza), il contenuto del libro.

La scelta della frase non è, ovviamente, casuale; ma, richiama quella visione antropologica e olistica del mondo che dà adeguato ‘spazio’, al di là della ricerca di JUNG, alla sintesi armoniosa di ‘anima’ e ‘archetipo’ (sintesi che si ricerca per tutta l’esistenza, considerati i vari livelli di cui è costituita…).
Il riferimento di Di Mare ha richiamato alla mente il punto di vista di Benedetto CROCE sulla bellezza e il suo giudizio su questa.
«Il bello non è un fatto fisico, non ha nulla da vedere con l’utile, col piacere, col dolore, con la morale… È ciò che produce uno stato d’animo libero da ogni interesse pratico o logico… È oggetto d’intuizione… cui dà coerenza e unità il sentimento».
Il romanzo-testimonianza di Di Mare e il suo coraggio si snodano in ventuno capitoli, che vanno dal ‘lontano’ dicembre 2.009 al… ‘vicino’ dicembre 2.009, attraverso sei ‘riferimenti’ al 1992 e tredici capitoli di fatti, personaggi, luoghi, ricordi, …
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Il libro è un ‘buon’ libro, perché, con Oscar WILDE, è scritto bene. Difatti, la penna scorre sobria e pudìca sulle pagine e nella mente del lettore. Il romanzo si caratterizza per carica umana e partecipazione ai dolori e ai lutti (e alle rare gioie di sorrisi e gesti), per dedizione e altruismo (ciò che era possibile), per solidarietà.
Pertanto, Non chiedere perché non è la cronaca tout court di un giornalista su Sarajevo e sulla guerra ‘civile’ e fratricida della Bosnia e dintorni (dell’ex Jugoslavia e, in essa, dell’amata Kosòva albanese…), in un certo momento della Storia europea e mondiale; esso è soprattutto: (A) un “libro umano”; (B) un “libro di Cultura”.
È un “libro di Cultura” per i riferimenti e le citazioni. A mo’ d’esempio: «Marco si girò a guardare il muro del palazzo alla propria destra. La targa che ricordava quei fatti era sempre lì. Esattamente in quel punto, il 28 giugno del 1914, giorno di San Vito, un ragazzo di vent’anni, Gavrilo Princip, aveva dato l’avvio alla Prima guerra mondiale uccidendo l’erede al trono austro-ungarico, l’Arciduca Francesco Ferdinando, e sua moglie Sofia, Herzogin von Hohenberg. Nel cemento del marciapiedi c’era ancora impresso il calco delle orme che segnava il punto esatto in cui il militante della Giovane Bosnia aveva atteso il passaggio dell’auto con una pistola, una bomba a mano e una boccettina di veleno, per non farsi prendere vivo».
È un “libro umano” proprio nel Senso della paidea classica e dell’Humanitas.
Nel Senso ‘antico’ di TERENZIO (SENECA, CICERONE, …), nel Senso ‘moderno’ di Edgar MORIN. Difatti: Homo sum: nihil humanum a me (mihi) alienum puto: Sono un uomo: niente che capiti a un uomo considero a me estraneo.
In questo Senso (Orientamento esistenziale) il romanzo di Di Mare è un inno agli Ideali e ai Valori universalmente condivisi che però, in questo nostro Tempo dei vizi dell’avere e dell’apparire, la Virtù non abbassa il capo e non demorde affatto…
Con gli equivoci del nostro Tempo, in cui le guerre alcuni le chiamano “guerre giuste” e le bombe, spiritosamente, “bombe intelligenti”, l’autore di Napoli non ci sta. Il fil rouge che percorre il libro, pertanto, denunzia le brutture dei conflitti, le distruzioni e le devastazioni che non sono solo ‘materiali, ma soprattutto delle ‘anime’: «L’odore rancido di corpi umani trascurati era lo stesso di sempre. (…). Che città era diventata quella, capace perfino di sottrarre le lacrime ai bambini?». L’Amicizia però trionfa, nonostante tutto, in più occasioni (quella tra Marco, Ljubo ed Edin); “darsi una mano” e com-prendersi sono attività quotidiane tra le macerie umane e i naufragi esistenziali di Persone e cose.
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«I bambini erano allegri, quel giorno. L’Unicef aveva appena consegnato pacchi di generi alimentari e il funzionario dell’Onu era riuscito anche a far inserire nella spedizione medicamenti leggeri…».
Riferendosi a Malina, una bimba che doveva essere data in affidamento (la sua storia è tenera, commovente), Marco si rende conto che Malina “non ha pianto”.
La direttrice dell’orfanotrofio, il ‘donnone’, rivolta a Marco, dice: «Vede, per i bambini il pianto è una prima forma di linguaggio. Spesso è un campanello d’allarme, altre volte la segnalazione di un bisogno, in altri casi ancora di una semplice richiesta di attenzione. Da quando è iniziata la guerra il nostro personale si è ridotto moltissimo, purtroppo. Facciamo quello che possiamo, ma i bambini restano da soli per la maggior parte della giornata. Non ci hanno messo molto a capire che è inutile piangere per richiamare l’attenzione, perché tanto non c’è nessuno che possa correre a consolarli. Le lacrime servono poco a Sarajevo. Lo hanno imparato anche i bambini».
Sentimenti di tristezza amarezza rabbia attraversano, dolorosamente, le Persone di buona volontà. Gli ‘egoismi’ degli adulti; la loro ‘irrazionalità’ (si pensi a Hiroshima e Nagasaki, 1945; a Fukushima, 2.011); la loro sete di potere: ‘politico’ (con la p piccola), economico-finanziario, mediatico, …, ebbene tutto ciò se comporta la distruzione del pianeta e soprattutto la morte di una parte dell’Umanità (bambini/e, disabili, vecchi, zingari, …) innocente e ignara, ebbene di ciò nessuno si preoccupa…
Max BORN, premio Nobel per la Fisica (1954) dimostrò, dati alla mano, come le guerre si siano trasformate, nel Novecento, da conflitti tra i militari, in cui i ‘militari’ si uccidono tra di loro, a conflitti nei quali muoiono sostanzialmente i civili.
Al romanzo di Franco Di Mare, dunque, diamo volentieri il ‘benvenuto’ tra i libri contro : contro invidie egoismi prepotenze; libri contro che non scendono né a patti né a compromessi, per nessuna ragione, con le guerre giuste e le bombe intelligenti (sic!).
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