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Dall'amore alla prostituzione, “Modelli sociali” in evoluzione?

A che gioco giochiamo? Davvero siamo al punto in cui il prostituirsi è l’azione, l’atto umano più diffuso e ormai “per bene” che va prendendo sempre più il posto dell’Amore, del fare l’Amore per l’Amore? Con Charlie Chaplin: -Tempi moderni?
Davvero ci dobbiamo convincere -con William Shakespeare- che anche oggi (come ieri, ai tempi del Poeta) la Virtù deve cedere il passo al vizio?
Che conta più il passare da un letto all’altro, dal letto e dintorni del padrone di turno (uomini e donne, maschi e femmine), che la coerenza la dignità il decoro di essere Persone che decidono e scelgono con la propria testa: lo strumento-testa ieri, la testa ben fatta oggi? Che davvero conta di più il farsi vedere, l’esser visto cioè l’apparire per essere ed esserci, per esistere e dunque vivere che l’essere un Uomo, una Donna che lavora onestamente, che conosce e rispetta le Regole del gioco sociale e civile, che punta e scommette sulla ‘forza’ e la ‘testimonianza’ della parola data, sul merito e sull’onore?
“Modelli sociali” in evoluzione, si dirà; modelli in progress, nel senso di ad maiora sempre? Ma per piacere, non scherziamo! Col nobile Totò: -Quisquilie, bazzecole, pinzillacchere, sciocchezzuole…
Piange il cuore nel vedere il “modello sociale” dell’Amore che cede il passo al “modello sociale” della prostituzione e, ovviamente, non solo nel senso ‘fisico’, ‘corporeo’ dei termini e dei concetti…
Gli imbonitori, i maneggioni, i venditori di fumo e di droghe psico-fisiche non cercano (e non piacciono) le Persone da incontrare e con cui dialogare democraticamente in Cultura e Civiltà per il Lavoro come Valore universalmente riconosciuto, ma cercano (e piacciono) i microfoni e le telecamere: dalle Tivù sino ad Internet (e tutto quello che c’è in mezzo…), per parlare del niente e del vuoto, se va bene dell’ovvio; per menare il can per l’aia e rinnegarne il proprio abbaiare urlando che “voi non avete capito”, perché “invece io ho detto”…
Ancora, con il colto ed ironico Totò: -Quisquilie…
Un eterno dire, non-dire, ri-dire; un meschino raddrizzare il tiro e correggersi attribuendo ad altri disattenzioni e colpe che oggettivamente non hanno, anche perché, in buona sostanza, passivi violentati utenti di certe Tivù e di certi Siti informatici, di certa Stampa asservita al padrone (di turno)…
-Gli Italiani sono un popolo di coglioni…- così parlò l’unto del signore. E subito dopo: -Ma cosa avete capito? Io non l’ho mai detto! Io volevo dire…
Intanto gli Italiani, una trentina di milioni di Persone, hanno sentito e come, hanno sentito bene…
Piange il cuore. Con Cicerone, pensi ed esclami: -O tempora, o mores!
Ma, che tempi sono questi? Che Progetto di vita può mai essere quello che scommette sull’ignoranza, il semi-analfabetismo e la mediocrità del pensare e del fare, e che ha come obiettivo recondito l’esser una mezzatacca umana, una piccolezza, una pochezza?
Il voltagabanismo, il saltimbanchismo, il camaleontismo: ecco le malattie di questo secolo appena iniziato, la vera patologia del vecchio Umanesimo…
Lo stare all’erta ansiosamente per saltare sul carro del vincitore (se di Destra o di Sinistra o di Centro o… non ha importanza, non conta nulla) sono “giochi sociali” già diffusi e che, ahimé!, tendono ad ingrossare (ad ingrassare) sempre più le fila degli affaristi faccendieri trafficoni senza scrupoli, delle mezzecalzette e giù di lì.
Come uscirne? Sicuramente con l’impegno civile (culturale, sociale, politico, …) della Filosofia pensata e attuata, vittoriosamente, dall’I care, tout court e, in particolare, dall’I care del cuore e della mente di don Lorenzo Milani.
«L’abbiamo visto anche noi -scrive lo Scomodo prete di Barbiana (1969)- che con loro la scuola diventa più difficile. Qualche volta viene la tentazione di levarseli di torno. Ma se si perde loro la scuola non è più scuola. È un ospedale che cura i sani e respinge i malati. Diventa uno strumento di differenziazione sempre più irrimediabile.
E voi ve la sentite di fare questa parte nel mondo? Allora richiamateli, insistete, ricominciate tutto da capo all’infinito a costo di passare per pazzi. Meglio pazzi che strumento di razzismo».
«La scuola è diversa dall’aula del tribunale -scrive ancora il Disturbatore nella Lettera ai giudici (1965)- Per voi magistrati vale solo ciò che è la legge stabilita.
La scuola, invece, siede tra il passato e il futuro e deve averli presenti entrambi.
E’ l’arte delicata di condurre i ragazzi su un filo di rasoio: da un lato formare in loro il senso della legalità; (…) dall’altro la volontà di leggi migliori, cioè il senso politico. (…).
Su una parete della nostra scuola c'è scritto grande “I care”. È il motto intraducibile dei giovani americani migliori. “Me ne importa, mi sta a cuore”. È il contrario esatto del motto fascista “Me ne frego”.
Dulcis in fundo. «Saper fare il proprio lavoro è considerata l’ultima delle prerogative per ottenere un posto. Molto più importanti sono considerati, in un giovane, la capacità di adattarsi all’andazzo corrente, tipico degli imbecilli, il servilismo nei confronti dell’oligarchia dominante, una certa elasticità nei confronti di mezzi più o meno illeciti».
Ancora con Curzio Maltese (2.006): «La politica di questi anni è stata la dimostrazione di come una nazione moderna possa applicare un po’ ovunque il criterio della Roma decadente di nominare un cavallo senatore, direttore o presidente, senza offesa per i cavalli».
Amen! Tutto passa, tutto se ne va.. E dunque, giaculatoria: -Adda passà a nottata… Dopo il tramonto, la notte e il buio, per Fortuna, viene l’alba, il giorno e la luce. Naturalmente. La quiete dopo la tempesta. È questione di tempo. Poco…
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