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Scuola statale: uccidiamola!

Carthago delenda est!
Parafrasando Catone “il censore”, noi oggi possiamo affermare: -La Scuola italiana statale (Scuola pubblica) va distrutta!
La Storia universale insegna. Difatti, dopo oltre duemila anni oggi applichiamo, ancora, la lezione di Catone secondo la quale, comunque, … la Scuola pubblica va rasa al suolo, perché è lì, nel suo seno, che si annidano le vipere (è “la fucina del diavolo”).

Difatti, scrive il Presidente del consiglio Silvio Berlusconi: «Come al solito anche le parole che ho pronunciato sulla scuola pubblica sono state travisate e rovesciate dalla sinistra. Questo non significa non poter ricordare e denunciare l’influenza deleteria che nella scuola pubblica hanno avuto e hanno ancora oggi culture politiche, ideologie e interpretazioni della storia che non rispettano la verità e al tempo stesso espropriano la famiglia dalla funzione naturale di partecipare all’educazione dei figli» (27 febbraio 2.011).
Ceterum censeo Carthaginem esse delendam (ritengo, inoltre che Cartagine debba essere distrutta). Alias -senza essere così ‘crudo’, ma il succo è lo stesso!- picconata dopo picconata, la Scuola della Costituzione repubblicana va indebolita e poi, finalmente!, distrutta. Tranne poi dire: -Ma cosa avete capito? Avete capito male…
Ma perché? Per chi? Ne parliamo o sorvoliamo? Lo sappiamo tutti e lo denunciamo, ovvero facciamo finta di non capire e, come usano i famosi struzzi, mettiamo la testa sotto la sabbia così non si vede non si sente non si sa? Anche questa è mafia. Se vi piace di più, perché siete precisini: -Anche questa è ‘ndrangheta…
Oltre 130.000 Persone della Scuola del nostro Paese, in tre anni, devono essere ‘tagliate’ (docenti, personale Ata, …). Così recita la Legge n. 133/08, art. 64. ormai, giustamente, ‘famigerato’… E non si tratta, caro ministro Giulio Tremonti, di ‘taglio’ di classi o posti o…, ma taglio di Persone.
Le ‘mani’ nella Scuola andavamo messe, ma: Est modus in rebus… Comprendiamo le ragioni di Stato (e il nostro è uno Stato di diritto anche se a qualcuno non piace…). Sappiamo che la Scuola italiana è Scuola europea. Tuttavia, i conti non tornano lo stesso quando si pensa che lo stesso Stato italiano prima chiede l’aiuto ai docenti (ai supplenti-precari di varia natura, se no non può funzionare), che lavorano nella stessa Scuola di Stato per anni e anni (sino a 15, 20, …) e poi, ad un tratto, lo stesso Stato di diritto dice a 130.000 Persone: -Grazie! Potete andare. Non ho più bisogno di voi…
Andare dove? Per fare cosa? Quando si arriva a 40, 50 anni lavorando nella Scuola, “senza demerito” (sino a prova contraria), come fa una Persona a ritrovarsi a spasso? Dove va? Chi la vuole? Cosa sa fare se non insegnare?
-Ri-cicliamo le Persone!, dicono i più ‘intelligenti’; -Le ri-convertiamo!
Ok! Ottima idea. Ma, in chi, in cosa le ‘trasformiamo’? Dove le facciamo andare? Si citerà con copiose argomentazioni: -La flessibilità. La capacità di cambiare facilmente lavoro… La competenza già acquisita da spendere poi, ‘altrove’, più volte, mille volte, …
È tutto giusto! Il ragionamento non fa una grinza. Ma, c’è la realtà. E la realtà della vita ‘stringe’ (legata intimamente alla dimensione economico-finanziaria, lavorativa tout court, … della Società, con cui bisogna fare i conti): stringe e incalza più che mai, al di là dell’ ideale reale e dell’ideale legale.
Insomma, la precarietà è di per sé negativa, lo sanno tutti. La precarietà fa male, fa tanto male alla salute, al ben-essere (che sfocia sovente nel mal-essere). Fa male ai Progetti di vita a cui ogni Persona, soprattutto quando la Persona aspira ad una famiglia e la mette su, ha diritto: lo denuncia a chiare lettere la ricerca scientifica, psicologica e sociologica in particolare.
E poi, onestamente, bisogna tenere i piedi per terra. Capire bene, fare meglio. Prendiamo atto, scrive Mauro Munafò, che: «Ancora nel 2011 metà degli italiani ignorano Internet. Un danno che fanno a se stessi e a tutto il Paese. Parte a Roma una settimana di divulgazione per privati, aziende e istituzioni» (L’espresso, 10 febbraio 2.011).
Si dirà: -La nostra è una Società competitiva, sino alla… mors tua, vita mea. O se volete: -Homo homini lupus (Thomas Hobbes e, prima, Plauto…).
Non sono oggi valori l’avere rispetto all’essere? L’apparire e la forma rispetto alla sostanza ? Il mordi e fuggi e l’usa e getta (le Persone, se occorre, e le cose) rispetto al pensare criticamente e riflettere profondamente, e all’esercizio dei Diritti umani, della Sussidiarietà e della Solidarietà?
Nel bell’articolo di Valentina Aprea, che è ‘Donna’ di scuola e oggi meritatamente Presidente della Commissione cultura, scienza e istruzione della Camera dei deputati, meraviglia il passo, in cui si legge che non va «sottovalutata l’influenza sui processi di riforma della nostra scuola di quella ristretta minoranza di docenti arroccati su posizioni ideologiche» (Il Messaggero, 4 marzo 2.011).
Lo stupore nasce quando si riflette sul fatto che “una ristretta minoranza di docenti…” sarebbe stata e sia così potente da creare, nel Paese, una tanto estesa protesta contro i ‘tagli’ operati, contro la disattenzione nei confronti della Scuola dell’infanzia, contro le “attenzioni finanziarie” verso la scuola cattolica in tempo di ristrettezza economica diffusa al punto di… ‘tagliare’ anche per le Persone disabili che frequentano la Scuola italiana, garantite da Carte nazionali ed internazionali…
Probabilmente le ‘cose’ stanno diversamente. E sono più complicate. La Scuola italiana, laica e ‘costituzionale’, non piace per altri motivi. Motivi di bassa cultura e di pseudo civiltà, non “motivi ideologici”; perché la pluralistica Cultura delle ideologie non è così ‘cattiva’ come, ad arte, la si dipinge.
Il mondo della scuola, correttamente, nei fatti e nella Storia, non si divide in Scuola di Sinistra e Scuola di Destra. Come la ‘Padania’. Inesistente. Una ‘finzione’. Esso invece afferisce a visioni del mondo che sono o dalla parte dei pochi ovvero dalla parte dei molti… Come ci insegna don Lorenzo Milani, Uomo scomodo e irriverente, come sono gli Uomini veri. Cioè, onesti, credibili, altruisti. I care. La Scuola libera è Politica. La Cultura è Politica. L’ha detto un Uomo che di Politica s’intendeva, davvero!
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