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Da Cassiani a Rinalid... con Amore

È davvero il caso di dirlo: -Con amore! Amore per la Cultura, Amore per il luogo natìo, Amore per le Persone importanti significative autorevoli.
Dopo il Calendario 2.010 dedicato a Gennaro Cassiani, oggi il Comune di Spezzano Albanese (il sindaco Giovanni Cucci) e la Biblioteca comunale (la direttrice Teresina Ciliberti e la bibliotecaria Domenica Milione) editano il Calendario 2.011 dedicato totalmente a Giovanni Rinaldi.

Si tratta di un’operazione culturale di notevole rilievo sotto vari riguardi: (a) perché onorare certi impegni sociali, prima o poi, è dovere della Comunità colta e consapevole; (b) perché una personalità di spicco, come quella di Rinaldi, è ancora oggi di esempio fulgido, nonostante i tempi tristi che vivono ed attraversano le nostre odierne giovani generazioni; (c) infine, perché di ‘formale’ (pubblicazioni di rilievo e/o “tracce scientifiche” storiche, politiche, letterarie, …) su Giovanni Rinaldi non c’è nulla.
Il Calendario bio-bibliografico intitolato a Rinaldi propone, dunque, uno spaccato socio-culturale e politico-economico che riguarda sostanzialmente la prima metà del Novecento a livello di micro e di macro storia, e ne indaga la tempèrie.
Tra 1883 quando Rinaldi nasce e il 1960 quando muore succedono tante cose. Si susseguono fatti ed avvenimenti sconvolgenti (si pensi, a mo’ d’esempio, alla Prima guerra mondiale, al Fascismo, …) e Rinaldi è sempre specchio di essi, interprete e protagonista di primo piano, di spicco.
Come un gigante (një shqipojnë bulare), nonostante le avversità familiari, Rinaldi punta con consapevolezza e sicurezza sulla Cultura come Civiltà e sull’utilizzo della forza della Cultura per l’emancipazione del popolo spezzanese e oltre, la liberazione dei contadini dai lacci dell’ignoranza che li rendono poveri e manovrabili, dei diseredati. La Politica (con la P rigorosamente maiuscola!) è la Poesia di Giovanni Rinaldi e il suo Vangelo (senza esser blasfemi).
I Diritti umani sono il suo imperativo categorico: il fil rouge (il leit-motif) che attraversa tutta la sua vita e la caratterizza come dedizione al prossimo, ai più. Pertanto, testimoniare la Solidarietà e dedicarsi agli altri mettendosi al servizio (nel senso profondo di servizio come atto di nobiltà) divengono consuetudine, costume di vita per Giovanni Rinaldi il quale è sempre più attorniato da Persone di varia Cultura, di diversa economia, di differente ‘potere’ politico e socio-culturale.
La gente riconosce a Giovanni Rinaldi lo status elevatissimo di leader carismatico che difende i poveri contro i ricchi e gli ignoranti contro i colti (falsamente colti, perché la Cultura è sempre umile e democratica); che educa ed istruisce il popolo, perché solo attraverso la Cultura (e la Scuola) si può pensare e realizzare una società più giusta, fondata -con la Costituzione repubblicana- sui principi etici dell’Equità, della Sussidiarietà e della Solidarietà. Se si vuole: sul Federalismo solidale, che riconosce le diversità come ricchezze e le valorizza.
L’amore per la Libertà e per la Democrazia, nel periodo fascista, lo costringono all’esilio di Lagonegro (Potenza). Confinato e scacciato come un disturbatore indomabile, perché non piega la schiena per nessuna ragione di fronte al sopruso e all’ignominia, anche quando tutti chiedono “la grazia” a Mussolini, Rinaldi si astiene. Il regime lo fa notare alla sua famiglia, ma Rinaldi non si china al ricatto e alla menzogna. La dignità e la coerenza volgono pure… una messa!
Le donazioni all’Ospedale civile di Cosenza; il lascito della biblioteca ricca e varia al Comune di Spezzano Albanese; il testamento umanamente variegato, ebbene tutto questo è l’ultimo atto di una vita bella pulita onesta. Una vita a cui ispirarsi e da imitare nei suoi principi valoriali…
La grande amicizia tra Rinaldi e Ferdinando Cassiani (si vedano le lettere affettuose degli anni Venti).
Ma, nel 1952, tuttavia, succede qualcosa. Rinaldi è sindaco di Spezzano, del suo paese e Gennaro Cassiani ministro che torna a Spezzano, il suo paese. Il sindaco non accoglie il ministro nella casa comunale, come “dovere istituzionale”. Un episodio inquietante che dice tante cose, nel bene e nel male, e che suscita indignazione ma anche condivisione, risentimento ma anche approvazione.
L’episodio è sicuramente degno di maggior attenzione e lo studio del ‘caso’ andrebbe approfondito e documentato. Certo è che Cassiani, ministro nel Governo Scelba (1954-55), non è accolto come merita, nonostante le indubbie qualità politiche. Il problema è che la vita di Mario Scelba risulta coinvolta anche in azioni di violenza inaudita e, dunque, l’esser dentro il suo governo viene ‘letto’ come un partecipare, in qualche modo, alle efferatezze e alle violenze nei confronti delle masse popolari e quindi come un “esser complice”…
Ma, questa è una ricerca da farsi. A sessant’anni di distanza, guardando oggi con occhio onesto e disilluso, forse si potranno capire meglio le ragioni che hanno spinto Cassiani ad accettare il ministero e Rinaldi a tenere chiuse le porte del Municipio.
Per chiudere questa breve nota si propone volentieri un passo di Aldo Pugliese, che del Rinaldi fu discepolo, scritto nel 1960, anno della dipartita di Rinaldi.
«Onoriamo ed esaltiamo in Giovanni Rinaldi il dirigente e il militante rivoluzionario della classe operaia; l’avversario irriducibile del privilegio e dell’ingiustizia; il cavaliere di un ideale grande e morale, che ha saputo combattere ogni sua battaglia “sotto l’usbergo del sentirsi puro”» (in Risveglio cosentino, n. 1, 10 marzo 1960).
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