La follia è una condizione umana

Si vanno vieppiù diagnosticando, oggi, nuove diverse inquietanti malattie. Difatti, alle ‘vecchie’ malattie, che continuano ad esserci e che -come spada di Damocle- ‘pendono’ sulle umane teste (dall’ictus all’infarto; alle disabilità, a mo’ d’esempio, per incidenti stradali e dintorni, …), se ne vanno aggiungendo altre che, in sostanza, hanno un diretto riferimento all’avanzare e aumentare delle scoperte scientifiche tecniche.

“-La follia è una condizione umana-” scrive Franco Basaglia.
«In noi -continua- la follia esiste ed è presente come lo è la ragione. Il problema è che la società, per dirsi civile, dovrebbe accettare tanto la ragione quanto la follia. Invece incarica una scienza, la psichiatria, di tradurre la follia in malattia allo scopo di eliminarla. Il manicomio ha qui la sua ragion d’essere».
Questo anche sostiene Franco Basaglia, il noto psichiatra che ha dato il nome alla legge n. 180/78 (che ha fatto chiudere i manicomi in Italia), sottolineando e denunciando così la “concezione normalista” di una società e di una ricerca scientifica, sino a quel momento, sostanzialmente ipocrita e falsa.
Che la società si debba ‘difendere’ dai diversi, vissuti essenzialmente come ‘stranieri’, ‘nemici’ o “potenzialmente nemici” che possono minare e/o sovvertire in qualche modo l’ordine costituito, ebbene tutto ciò sapevamo da sempre, perché se ne ritrova traccia in tutta la Storia universale dell’uomo. Ma che portassimo avanti sino al XX secolo quasi compiuto tutto ciò, questo sì che è meraviglioso e sorprendente. In negativo, sia chiaro…
Non è che ora quella ‘paura’ e quel ‘pregiudizio’ siano scomparsi; essi, difatti, sotto mentite spoglie, vestono panni nuovi e in essi nascondono l’antico inconscio (in-colto, senza Cultura) timore per il diverso (il negativo) che minaccia la tranquillità dei sogni e delle speranze dei cosiddetti normali normodotati (?).
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Tra l’intelligenza e la pazzia c’è (passa, corre) solo un filo sottilissimo che più ‘sottile’ non si riesce ad immaginare. Un ‘filo’ che si può spezzare in qualsiasi momento della vita, in qualsiasi luogo, per qualsiasi situazione o contesto, …
Questo è quanto sostiene Maria Montessori, medica e scienziata, che lavorò decenni, in tante parti del mondo, con l’infanzia ‘normale’ e con l’infanzia “non normale”. Il suo insegnamento, attualissimo come la sua Pedagogia (e psico-didattica), è chiaramente ed esplicitamente dalla parte dei bambini e delle bambine, che imparò a conoscere e a studiare per anni, con metodo scientifico e con passione ineguagliabile.
Ebbene, Montessori dimostrò la ‘scambievolezza’ dei risultati positivi della sua Pedagogia con i ‘normali’ con quella per i “non normali”; dimostrò come in certi contesti ambientali e con certi ‘strumenti’ didattici, la competenza professionale possa raggiungere, agevolmente, i successi scolastico e formativo delle Persone, sia con quelle ‘abili’ sia con quelle ‘dis-abili’: ovviamente, di tutte, sin dove è possibile…
Insomma, la Montessori, in qualche modo anticipò la lezione di Basaglia affermando che la dis-abilità è una condizione umana come la abilità e che nessuno deve ‘incaricare’ una scienza e di tradurre… la dis-abilità in qualcosa di dis-umano.
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Le nuove diverse inquietanti malattie del nostro tempo multimediale ci preoccupano e non poco… Un tempo, quest’ultimo, nel quale Internet in generale, e i social network (Twitter, Facebook, …) in particolare, s’impossessano pervicacemente delle intelligenze -sempre più consapevolmente da parte di chi “manovra l’oggetto” e con cui lucra vergognosamente per la propria tasca- divaricando e dissociando sempre più, pericolosamente, il corpo e la mente, il materiale umano e l’immateriale umano di cui la Persona è naturalmente e armoniosamente costituita.
Non parliamo di piccole cose, né sbrigativamente possiamo essere confinati coi “retrogradi culturali”, e i detrattori/gambizzatori dei… magnifici tempi e progressivi…
In quanto anche discepoli critici di Umberto Eco e anche, già, di Roberto Mazzetti e Karl Popper, riteniamo pure la invasiva multimedialità (e le sue tecnologie sempre più intriganti), ‘prodotto’ del lavoro dell’intelligenza umana. Ma, prodotto scientifico dell’intelligenza umana sono stati anche la bomba atomica di Hiroshima e Nagasaki, il forno crematorio di Dachau ed Auschwitz, … e allora come la mettiamo?
Le innovazioni delle tecnologie multimediali devono con-vivere (vivere bene, insieme, creativamente condivisibili, …) con i naturali vita tempo spazio dell’Uomo e della Donna, ontologicamente intesi. Dell’Umanità di ogni tempo… Non si sfugge. Stravolgere ferire uccidere la Natura, umana e fisica, non paga. Anzi paga, paga eccome: paga ‘contro’ ad alto prezzo… l’Uomo stesso! L’abbiamo visto, nel tempo. Purtroppo, l’Uomo non impara mai… Anche per questa conoscenza, da anni non riusciamo ad avere fiducia nell’Uomo e nella sua azione socio-culturale e politico-economica… Ci soddisfa di più la Poesia e le sue ancelle: l’Arte tout court e, dunque: il Canto e la Danza, la Musica, la Pittura e la Scultura, il Teatro e il Cinema, lo Sport, …
Va’ pure dove si canta e si balla, là non ci sono assassini! È il motto, felice!, diffuso nei Paesi del Nord Europa.
Ma, la società -incalza Basaglia- per dirsi civile, dovrebbe accettare tanto la ragione quanto la follia. Invece incarica una scienza, la psichiatria, di tradurre la follia in malattia… La ‘traduzione’ della lezione di Basaglia è semplice e, forse proprio per questo, difficile a capirsi e ad essere accettata. Accettare l’altro è accettarsi. A volte si vive male se stessi e ciò, di conseguenza, riverbera il mal-essere sugli altri, soprattutto sui deboli e i poveri, sui disabili e gli stranieri, sugli zingari, su …
«Ci sono solo due cose al mondo infinite:
l’universo e la stupidità umana.
Ma sulla prima cosa ho qualche dubbio» Albert EINSTEIN
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