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Valore della Cultura e Associazionismo

Ci sono state confusioni enormi, nella nostra Italia, in questi ultimi vent’anni. Il danno arrecato all’immagine del nostro Paese, nel mondo, è incalcolabile. La Cultura non è stata più Paidea, Humanitas.
Dire che con la Cultura non si mangia (Giulio TREMONTI, già ministro) e che la Cultura è solo culturame (Renato BRUNETTA, già ministro), tutto ciò ha sparso in giro, tra milioni di Persone poco attrezzate socialmente e culturalmente, il seme della zizzània e del lòglio, inverando, ahimé!, il detto secondo il quale fa più male l’ignoranza che la cattiveria.
Oggi la strada è in salita. La ri-presa di immagine positiva; la considerazione dell’Italia quale Paese colto e civile, e pieno zeppo di Beni culturali (im-materali e materiali) sparsi per tutto il perimetro geografico, rappresentano un percorso psico-fisico pesante faticoso impegnativo responsabilmente gravoso.

È sotto gli occhi di tutti, difatti, il diffuso sfasciume socio-culturale, politico, economico-finanziario, scolastico, … della nostra odierna Italia. Purtroppo, anche sfasciume scolastico, sebbene la Scuola italiana e il suo personale tutto (dai Docenti ai Dirigenti scolastici, al Personale Ata, … ), nonostante la crisi: le privazioni e i disagi, abbia resistito, tenuto alta la bandiera della dignità professionale, del dovere verso i giovani e le giovani di una formazione della Persona democratica e pluralistica e libera, attraverso i Valori dell’Educazione e dell’Istruzione.
Gli Operatori scolastici, tra le mille difficoltà rappresentate dalle strutture obsolete e, sovente, fatiscenti; dalla non-formazione e aggiornamento, per l’acquisto e la padronanza di competenze multimediali e linguistiche; ecc., ebbene gli Operatori scolastici, rimboccandosi le maniche, hanno portato avanti gli obiettivi della Costituzione repubblicana, raggiungendo accettabili standard e performances di successo scolastico e formativo anche nelle giuste comparazioni tra i Sistemi scolastici dei 28 Paesi-membri dell’U. E. (Unione Europea).
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In questi tempi duri, per le confusioni e per i mirati obiettivi di ottundimento e obnubilamento delle intelligenze del Popolo italiano; in questa Società glocale complessa liquida in cui la pratica fisica (e mentale!) dell’usa e getta e del mordi e fuggi tutti (le Persone) e tutto (le cose); ebbene, in questi tempi difficili pesanti critici, in cui anche abbiamo dimenticato la classicità greca e latina del Mediterraneo e delle fiorenti Civiltà delle Arti e delle Scienze, ebbene in questo contesto socio-culturale L’ASSOCIAZIONISMO rappresenta ed è un barlume di luce e di speranza, per ritrovare la retta via della Cultura (meglio: delle Culture) che indica illumina proietta l’UTOPÌA del nuovo Umanesimo e la CITTÀ DEL SOLE con tutte le loro speranze di Solidarietà, di Diritti umani consapevoli e attivi, di Giustizia (dentro cui si colloca la Legalità), con Tommaso CAMPANELLA e Tommaso MORO.
Le Associazioni, dunque. Il loro ruolo e la loro funzione diventano sempre più fondamentale cruciali decisivi. Sopperiscono sovente, difatti, a tante deficienze carenze vuoti delle Istituzioni sociali, che più non assolvono il loro compito precipuo di servizio aiuto solidale com-partecipazione. Spesso dettato e garantito dalla Legge…
Nel Territorio, le Associazioni, la Scuola, l’Ente locale, l’Università, la Chiesa, l’Azienda sanitaria, …, tutti insieme danno corpo a quel S. F. I. (Sistema Formativo Integrato) che esalta il pensare insieme, il fare insieme, il valutare insieme un operato socio-culturale nei confronti di tutti (e soprattutto dei più deboli della Società e degli ultimi…), sicuramente secondo i dettati della Legge, ma soprattutto secondo i dettati della coscienza. Con Immanuel KANT concordiamo, totalmente: «… il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me» (Epitaffio, tomba di Kant. Anche in: Critica della ragion pratica).
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«Fondare biblioteche -ha scritto Margherite YOURCENAR- è come costruire ancora granai pubblici, ammassare riserve contro un inverno dello spirito che da molti indizi, mio malgrado, vedo venire».
«I mali di cui muore una civiltà non sono gli scandali o i crimini romanzeschi di cui si appropria la storia popolare, ma la viltà, l’inerzia e l’abbassamento insensibile dello spirito pubblico e della cultura» (da una lettera del 1959 indirizzata ad un critico del Figaro).
Qualcuno disse a Marguerite Yourcenar che le sue idee erano piuttosto che no ‘arretrate’ e che, comunque, non erano proiettate nel futuro. Ella rispose che: «tutte le grandi battaglie sono di retroguardia. E la retroguardia di oggi è l’avanguardia di domani» (in: Ad occhi aperti).
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«Tra i valori che vorrei fossero tramandati al prossimo millennio c’è soprattutto questo: d’una letteratura che abbia fatto proprio il gusto dell’ordine mentale e dell’esattezza, l’intelligenza della poesia e nello stesso tempo della scienza e della filosofia» Italo CALVINO (in: Lezioni americane, Oscar Mondadori, Milano 1993, p. 129).
«Stai per cominciare a leggere… Rilassati. Raccogliti. Allontana da te ogni altro pensiero. La porta è meglio chiuderla: di là c’è sempre la televisione accesa…
Prendi la posizione più comoda: seduto, sdraiato, raggomitolato, coricato. Coricati sulla schiena, su un fianco, sulla pancia. In poltrona, sul divano, sulla sedia a dondolo… Regola la luce in modo che non ti si stanchi la vista. Fallo adesso, perché appena sarai sprofondato nella lettura non ci sarà più verso per smuoverti» (in: Se una notte d’inverno un viaggiatore).
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«Milioni di ragazzi aspettano d’essere fatti eguali. Timidi come me, cretini come Sandro, svogliati come Gianni. Il meglio dell’ umanità» don Lorenzo MILANI.
«L’abbiamo visto anche noi che con loro la scuola diventa più difficile. Qualche volta viene la tentazione di levarseli di torno. Ma se si perde loro la scuola non è più scuola. È un ospedale che cura i sani e respinge i malati. Diventa uno strumento di differenziazione sempre più irrimediabile.
E voi ve la sentite di fare questa parte nel mondo?
Allora richiamateli, insistete, ricominciate tutto da capo all’infinito a costo di passare per pazzi. Meglio pazzi che strumento di razzismo» (Scuola di Barbiana, 1969).
«Povero Pierino, mi fai quasi compassione. Il privilegio l’hai pagato caro. Deformato dalla specializzazione, dai libri, dal contatto con gente tutta eguale.
Perché non vieni via? Lascia l’università, le cariche, i partiti. Mettiti subito a insegnare. La lingua solo e null’altro. Fai strada ai poveri senza farti strada. Smetti di leggere, sparisci»
«A che serve avere le mani pulite se si tengono in tasca?»
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«Tanti anni fa, Beniamino Placido mi spiegò che l’uso sconclusionato dell’italiano da parte di Aldo Biscardi, lungi dal costituire un limite, era la chiave della popolarità.
Un certo grado di ignoranza, misto a una bella dose di volgarità e di frasi fatte, garantisce in Italia una specie di certificato di genuinità e buona fede. Siamo rimasti in pochi a pensare che segnali soltanto una colossale mancanza di rispetto nei confronti dei cittadini. Immaginati come una massa infantile, poco intelligente e male acculturata» Curzio MALTESE (in: Il Venerdì di Repubblica, 14 ott. 2.011).
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«E a me perdonate questa mia virtù… poiché, in questa epoca gonfia di turpitudini, la virtù deve chiedere perdono al vizio; sicuro: inchinarsi anzi domandargli licenza di fare il bene» William SHAKESPEARE (in: Amleto - Dialogo con la madre).
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