Solo la leggerezza ci salverà! O una... risata?

Questo saggio si compone di due segmenti, intrecciati e, speriamo, armoniosi: fusi sof-fusi dif-fusi in-fusi con-fusi…
L’uno, percorre la Letteratura d’Amore sondando… l’in-sondabile; l’altro segmento, linearmente, confina e scon-fina la combinata vincente, che sta molto a cuore a chi scrive, di Letteratura e Pedagogia.
E mentre l’uno, riverente ir-riverente, investe il Tempo e cerca di capire cosa sono questi primi Cent’anni di solitudine (perché gli altri sono milioni, miliardi tutti… in discesa, probabilmente morbidi o freddi o bui …: ma, chi può dirlo!); l’altro segmento, in continuità dis-continuità, nella/con la Poesia d’Amore si nutre  vive viaggia il Tempo. Magari fingendo: illuso co-lluso disi-lluso …
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ADULTITÀ E VECCHIAIA TRA… POESÌA E IRONÌA
- Poesìa ironica - Ironìa poetica -

«Non son chi fui; perì di noi gran parte:
questo che avanza è sol languore e pianti.
E secco è il mirto, e son le foglie sparte
del lauro, speme al giovenil mio pianto»
Ugo FOSCOLO, Di se stesso

Il Fuscapensiero su giovinezza e vecchiezza traccerà un percorso impreciso mosso fumoso. Forse confuso. Forse sobrio. Forse… Lo diciamo subito, mettendo le mani avanti. A scanso di equivoci. Perché la Poesia è Sole Luce Calore…
Nelle nebbie del tempo nel Tempo, del mio piccolo tempo nel Tempo grande, non sarà facile orientare, dar Senso, cercare di capire… Raggiungere la Verità non ci pensiamo nemmeno. Anche se, questo pensiero intrìga s’insinua serpeggia come il sangue nelle vene, l’onda nel Mare.  È umano illudersi. La speme, ultima Dea, fugge i sepolcri. Ma: All’ombra dei cipressi e dentro l’urne…?
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Fare il punto. Lo stato dell’arte. A che punto siamo? A sessant’anni suonati, a mo’ d’esempio, siamo felici o infelici? Verso dove andiamo? Cosa abbiamo capito della Vita: di questo attimo tra l’Assurdo e l’Infinito del Tempo che ci ha preceduti e l’Assurdo e l’Infinito del Tempo che ci verrà dopo? Cosa pensiamo della Morte, di Sorella Morte? Tanto temuta e amata come l’andirivieni limaccioso di Eros e Thànatos? Cos’è il Mistero? Che ne sappiamo noi? Cosa significano questi versi -----> la Poesìa dell’inquieto impertinente disturbatore irriverente infinito universale Ugo Foscolo?: «All’ombra de’ cipressi e dentro l’urne / confortate  di pianto è forse il sonno / della morte men duro? Ove più il Sole / per me alla terra non fecondi questa / bella d’erbe famiglia e d’animali, / e quando vaghe di lusinghe innanzi / a me non danzerai l’ore future / (…) / qual fia ristoro a’ dì perduti un sasso / che distingua le mie dalle infinite / ossa che in terra e in mar semina morte?».
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Tra noùmeno e fenòmeno, dunque, … coriandoli e champagne, scintille e inquietudini. Ce n’è per tutti: ovviamente per quelli che sappiamo…
«Più si diventa anziani, meno si ha paura di diventarlo. Tutti gli studi lo dimostrano: con gli anni le persone sono meno ansiose, meno ostili, provano emozioni meno negative. Tendono a vedere entrambi i lati della medaglia. Oggi esistono pochissime cose in grado di stressarmi»: Jane FONDA (‘Barbarella’. 72 anni. In: l’Espresso, 10 febbraio 2.011) -
«In ogni espressione letteraria l’autobiografia ha un posto inalienabile. Sorano, non a caso,  tratta i temi dell’amore e della sessualità, come io li vivo. Scopre ad esempio, all’interno del rapporto coniugale, la bellezza dell’eros  che il tempo trasforma in agape, l’appagamento che la coppia ne riceve e tante altre cose di cui siamo depositari, fra gli altri, mia moglie ed io»:  Romano FORLEO: medico e scrittore, autore anche de L’uomo che curava le donne (Electa edizioni, 2.009, pp. 390) -
«Nessuno scrive per ottenere la fama, che del resto è cosa molto transitoria, o l’illusione dell’immortalità. La prima ragione che ci spinge a scrivere è certamente quella di soddisfare qualcosa dentro di noi, e non di soddisfare gli altri. Naturalmente quando gli altri riconoscono i nostri sforzi, la soddisfazione è maggiore, eppure scriviamo in primo luogo per noi stessi, seguendo un impulso interiore»: Sigmund FREUD -
«La ricchezza di chi legge rispetto a chi non legge è che lui sta vivendo e vivrà solo la sua vita, chi legge... ne vive moltissime»: Umberto ECO -
PERLINE (prima): (A) «Non penso mai al futuro. Arriva così presto!»; (B) «Ci sono due modi per vivere la vita. Uno sta nel non credere ai miracoli. L’altro sta nel ritenere ogni cosa un miracolo»; (C) «Ci sono solo due cose al mondo infinite: l’universo e la stupidità umana. Ma sulla prima cosa ho qualche dubbio»: Albert EINSTEIN (1879-1955; Nobel, 1921) -
PERLINE (seconda): (a) «Si nasce una sola volta due volte non è concesso, né si può essere in eterno; e tu, pur non essendo il padrone del tuo domani, procràstini la gioia: così la tua vita trascorre nell’ indugio e ciascuno di noi si muore senza mai essere stato felice»; (b) Beati i vecchi!; (c) Non dobbiamo stimare come più felice il giovane, ma il vecchio che ha vissuto bene. Perché il giovane nella pienezza delle sue forze è spesso confuso e sviato dal vento della fortuna; ma il vecchio che si è ancorato nella vecchiaia come in un porto, tiene ormai saldi nella sicura custodia della gratitudine i beni che prima aveva scarsa fiducia di ottenere: EPICURO, Varia -
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Il Fuscapensiero è tutto qui. O quasi. È evidentemente poco piccolo… Quasi niente quasi tutto…
Tuttavìa si dovrebbe notare una certa leggerezza… D’altronde, una certa pesantezza                     -l’opacità la tristezza la noia l’avvilupparsi la negatività del Male il compiangersi…-  non porterebbe a niente, se non alla depressione. Magari alla voglia di morire. Sino, magari, al suicidio…
L’Amico TEMPO se ne va! Ruit hora! Passa, per tutti, alla pari… E meno male… La Giustizia esiste! Maturità dell’Uomo. -----> A mo’ d’esempio: REMBRANDT. Questo pittore ha dipinto diversi autoritratti nel tempo (nel 1629, nel 1661, …): realistici e veritieri, senza mai tentativi di ‘abbellire’ o di ‘rin-giovanire’ o di … Ha accettato, in buona sostanza, la Vita che va, dimostrando grande maturità, accettazione di sé, stima, coerenza, …
Il totem della gioventù ad ogni costo, ricorrendo a qualsiasi ‘cosa’ (materiale o immateriale), il totem dell’eterna giovinezza è uno spaventapasseri che insegue e colpisce le persone mediocri, giorno e notte, rendendo la loro esistenza una vera e propria sofferenza intima, ma anche esternamente visibile.
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«Quando si è esperito ogni tentativo di sopravvivenza resta la fede. Piaceri infiniti, anche sessuali, ci attendono nell’aldilà. Da sempre il sogno dell’uomo è sconfiggere la morte. Non ce l’abbiamo ancora fatta, ma il progresso ci ha dato strumenti per restare giovani anche in tarda età.  
Poi si ricorre ai placebo, dal collezionismo ossessivo ai mausolei per lasciare un ricordo  ai posteri. Ma la fonte dell’eterna giovinezza è l’ironia. Berlusconi si è eretto un monumento (commissionato a Pietro Cascella), Eco raccoglie milioni di libri, Jackson aveva affidato la sua immagine alla chirurgia estetica. Cambiano i metodi, ma rimane l’esigenza di esorcizzare la decadenza e l’oblio. Solo su una sfida   -quella della morte-  nonostante tutti i nostri sforzi, restiamo prudenti.  
Nel corso dei millenni siamo riusciti a raddoppiare la nostra vita media, ma si tratta di un progresso irrisorio rispetto all’eternità che ci ha preceduto e all’eternità che ci aspetta. Esauriti i rimedi scientifici, non resta che ripiegare sui placebo, ricorrendo all’astuzia della ragione.                 Il placebo più efficace resta la fede nell’aldilà. Onorio di Autun, Eadmero di Canterbury, (…) hanno fatto a gara nel fornirci elenchi di piaceri d’ogni specie (…). I maomettani ci aggiungono il trionfo dell’erotismo: basti pensare che ogni natica delle Uri, le fanciulle vergini, ha una superficie di un miglio per un miglio, e che l’orgasmo dura 100 anni. (…). L’esperienza di Michael Jackson ci insegna che, come si dice, “l’America è il solo paese dove un povero bambino negro, crescendo, può diventare una ricca signora bianca”. (…).
Ci sono coloro che, per esorcizzare la morte che ci spoglia di ogni cosa, collezionano oggetti: François Pinault…, Umberto Eco… Don Giovanni preferiva collezionare amanti:  “Madamina, il catalogo è questo delle belle che amò il padron mio” -riferisce scrupolosamente Leporello- “in Italia seicento e quaranta; il Alemagna duecento e quarantuna; cento in Francia, in Turchia novantuna; ma in Spagna sono già mille e tre. V’han tra queste contadine, cameriere, cittadine, v’han contesse, baronesse, marchesine, principesse. E v’han donne d’ogni grado, d’ogni forma, d’ogni età”. (…)»: Domenico DE MASI (In: Style n. 10, ottobre 2.011, La scienza del buon vivere) -

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TRA LETTERATURA E PEDAGOGÌA
- La Poesìa d’Amore -

«Vaga il cuore / come una spiga di grano / nelle mani folli di una tempesta
tutte le volte che ti concedi / al piacere delle mia voglie libertine.
Diveniamo  / alchimia di pelle e di sensi,
di baci rapiti e carezze di fiamma, / di voli silenti su fiori di sperma.
Ed è estasi / smarrire la mia anima / nei sentieri che il tuo sudore / disegna sul corpo,
ed è incendio / ciò che la mia bocca assapora / nel tuo respiro.
Ah, la tua nudità
che si riversa come nuda fiamma / sulla mia!
Dieci, cento, mille parole / sono solo vacui sussurri
di fronte al richiamo del tuo empìreo.
Preferisco di gran lunga / languire sulle ali del tuo piacere
che spegnermi muto tra i cuori della gente / simili a lapidi senza nome».                                  Roberto IACOLINO (Necrodaimon), A una Venere carnale
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Ecologìa della mente -  ecologìa del cuore.
Ecologìa come rapporto armonioso tra l’Umanità e la Natura. Ci vengono in mente, in questo contesto di idee, le parole di Marc AUGÉ (20 aprile 2.012) che riflettono sondano propongono, tra Pedagogia e Letteratura, il rapporto armonioso tra Uomo e Natura, tra l’eliminazione dello scempio/violenza e la produzione sostenibile, tra il pazzesco profitto distruggendo/uccidendo la Natura tout court e l’inno alla falsa ricerca scientifica (evidentemente tale) che può tutto…
«Per cambiare motore, salvare il pianeta e la società c’è bisogno di una volontà e di una lucidità che possono essere sviluppate attraverso l’istruzione. Lo sviluppo dell’istruzione fa ricorso a energie non inquinanti, quelle dello spirito e della conoscenza. L’istruzione, lo sviluppo della conoscenza, possono essere un’arma efficace per padroneggiare tutti gli aspetti della crescita e ripensare tutto il nostro rapporto con la natura.
Queste dichiarazioni di principio possono sembrare lontane dalle preoccupazioni immediate, ma io credo sinceramente che è lottando per la presenza effettiva di tutti i bambini del mondo in scuole degne di questo nome che riusciremo a cambiare la società e a ritrovare la natura, senza per questo rinunciare a esplorarla».
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Letteratura. Cos’è la Letteratura? Mille, migliaia di definizioni sono possibili… Come sono possibili mille, migliaia di definizioni dell’Amore e della Poesìa dell’Amore. E, dunque?
Se I veri antichi siamo noi  -i contemporanei i presenti gli attuali-  ebbene, abbiamo sulle spalle (e lo sentiamo) tutto il peso della ricerca culturale e civile del passato, quella dei migliori Uomini/Donne della Storia dell’Umanità, che si sono sintonizzati con i Valori universali e i principi etici della vita.
Sulla falsariga di questa concettualizzazione, ha un senso sottolineare, forse e in punta di piedi, come la grande Letteratura, di tutti i tempi, sia sintesi felice di forma e contenuto, di possesso e padroneggiamento della lingua (dell’Italiano, nel caso nostro) e di ‘oggetti’ significativi, socialmente pluralmente democraticamente condivisi, quali: cantare la Vita, scrivere l’Amore, dipingere il Cielo, modellare la Terra, danzare il Tempo, scolpire le Gioie e i Dolori, … Il tutto, ovviamente, tenendo in alta considerazione le sollecitazioni di forma e di espressione del ‘tempo’ socio-culturale-civile in cui l’Uomo-la Donna vive (quando disegna, recita, canta, interroga il Creato e sonda l’Infinito,…).
Andando ancor più in profondità si può sostenere, condividendo, quanto scrive felicemente John BANVILLE (23 giugno 2.009): «Secondo Michel Foucault non si tratta dell’autore che parla o scrive ciò che scrive, ma è il linguaggio stesso, con tutti i suoi echi e riverberi, i suoi sibili e ululati provenienti dall’oscura foresta del passato.
Noi non sappiamo cosa diciamo quando parliamo, perché in realtà non parliamo, bensì veniamo parlati, e quello che noi pensiamo come un discorso razionale non è altro che un confuso barcollare nel sottobosco che i millenni di utilizzo hanno depositato sul suolo della foresta.
La selva oscura di Dante è una boscaglia di parole logore nella quale non ci svegliamo mai totalmente».
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Il conoscere, il sapere. Noi non sapremo mai la Verità. La cerchiamo. Solo gli arroganti la trovano - gli ignoranti. Sciocchi e illusi, gli ignoranti-arroganti e viceversa sono sempre tanti, in ogni epoca della Storia dell’Umanità.
Il sondabile - l’insondabile, insomma il rapporto, se c’è, tra il Noùmeno e il fenòmeno, tra l’Idea e le idee. Questo cerchiamo. Insomma, ancora, pensando alla Storia della Filosofia, al rapporto che c’è (se c’è; ma, forse, sì) tra la Filosofia e le filosofie.
Sotto questo riguardo, Gianfranco RAVÀSI, Poeta e Cardinale, dopo avere ricordato una delle Massime e riflessioni di W. GOETHE e che suona così: La felicità suprema del pensatore è sondare il sondabile e venerare in pace l’insondabile, chiosa, amaramente, pensando all’Uomo/Donna di oggi: Non abbiamo più l’umiltà di riconoscere che sulla piccola isola della nostra mente s’abbatte l’oceano dell’infinito che nessun sondaggio esaurirà.
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Leggerezza e profondità del sentire. L’emozione non ha voce. E questo lo sappiamo da sempre. Ma, a volte l’emozione è Scrittura Pittura Musica Canto Danza Teatro …
E allora una mano, la mia mano, parafrasando Friedrich Wilhelm NIETZSCHE, coglie l’attimo la
pennellata la nota il passo il tocco … e io-tu ti sollevi di una spanna dal suolo che ti spinge giù, e tu-io sali ti libri plani voli verso l’insondabile che non si fa cogliere, ma che ti ispira ti regge ti ossigena l’esistenza piatta, confusamente ondulata, della… corda tesa, ahimé!, tra un Nulla e un altro Nulla…
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«Come se ogni bacio / fosse d'addio, / mia Cloe, / baciamoci amando.
Che forse già si posa / sulla nostra spalla / la mano che chiama alla barca
che non viene se non vuota;
e che in un solo fascio / lega ciò che l'uno per l'altra fummo
all'altrui somma universale della vita».
- - -
«Como se cada beijo / fora de despedida, / minha Cloe, / beijemo-nos, amando.
Talvez que já nos toque / no ombro a mão, que chama /
à barca que não vem senão vazia;
e que no mesmo feixe / ata o que mútuos fomos
e a alheia soma universal da vida». Fernando PESSOA, Come ogni bacio
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L’Origine du monde nella nostra dimensione verticale del Senso e della Gioia, diviene inevitabile metafora della Vita (Bios - Eros) e, pertanto, riceve accetta ospita l’Umanità che nasce cresce matura. Tutto il resto è… noia. A seconda della coscienza/consapevolezza delle Persone e delle loro personalità…
L’Origine du monde è una metàfora. Un’immagine che affascina. Forse un’icona, certo un talismano… Essa che riceve accoglie còccola, forse, a livello ancestrale, è la mitica metafora della Vita (1866, Museo d’Orsay, … lungo i flussi dolcastri della Senna, nel cuore palpitante di Parigi) di Gustave COURBERT. L’Origine du monde è Venere fantastica, sicuramente, Cupìdo impertinente che esorcizza la Morte. Sorella Morte …
Non ci stancheremo mai di rispettare amare osannare la realtà il naturale il vero - indipendentemente… La meravigliosa sensualità dell’Opera di Courbet, la sua affascinante seduzione, la collocano, a nostro sommesso parere, al vertice della produzione estetica della Storia dell’Arte di tutti i tempi. Con buona pace degli idioti…
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Stiamo un poco con AUDEN. Ci farà bene. Ci farà capire, ma… ci vogliono orecchie sensibili… L’Amore del dis-Amore. I giorni della Merla. Cupo. Tutto è cupo… Meglio ridondante.
«Era il mio nord, il mio sud, il mio ovest, il mio est
la mia settimana di lavoro e il mio giorno di festa,
il mio meriggio, la mia notte, la mia parola, il mio canto.
Sbagliai a pensare eterno quest'amore - ora so quanto.
Le stelle non servono più:
spegnetele una ad una,
smontate il sole e imballate la luna;
strappate le selve e scolate tutto il mare.
Nessun piacere può più ritornare». Wystan Hugh AUDEN, Un altro tempo.
*
«Fermate tutti gli orologi, isolate il telefono,
fate tacere il cane con un osso succulento,
chiudete i pianoforte, e tra un rullio smorzato
portate fuori il feretro, si accostino i dolenti.
Incrocino aeroplani lamentosi lassù
e scrivano sul cielo il messaggio Lui È Morto,
allacciate nastri di crespo al collo bianco dei piccioni,
i vigili si mettano guanti di tela nera.
Lui era il mio Nord, il mio Sud, il mio Est ed Ovest,
la mia settimana di lavoro e il mio riposo la domenica,
il mio mezzodì, la mezzanotte, la mia lingua, il mio canto;
pensavo che l'amore fosse eterno: e avevo torto.
Non servon più le stelle: spegnetele anche tutte;
imballate la luna, smontate pure il sole;
svuotatemi l'oceano e sradicate il bosco;
perché ormai più nulla può giovare».
- - -
«Stop all the clocks, cut off the telephone,
Prevent he dog from barking with a juicy bone,
Silence the pianos and with muffled drum
Bring out the coffin, let the mourners come.
Let aeroplanes circle moaning overhead
Scribbling on the sky the message He Is Dead,
Put crêpe bows round the white necks of the public doves,
Let the traffic policemen wear black cotton gloves.
He was my North, my South, my East and West,
My working week and my Sunday rest,
My noon, my midnight, my talk, my song;
I thought that love would last for ever: I was wrong.
The stars are not wanted now: put out every one;
Pack up the moon and dismantle the sun;
Pour away the ocean and sweep up the wood;
For nothing now can ever come to any good».
W. H. AUDEN, Funeral blues - blues in memoria (traduzione di Gilberto Forti)
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Dulcis in fundo

Se, ahimé!, Verrà la morte e avrà i tuoi occhi - / questa morte che ci accompagna / dal mattino alla sera, insonne, / sorda, come un vecchio rimorso / o un vizio assurdo. E se La morte / si sconta /  vivendo - qual è, dunque, cos’è il Senso della Vita?
Lo sappiamo bene che i Poeti cantano cose mirabili; ma sappiamo anche, sempre bene!, che non sono credibili. È questo che ci illumina d’immenso e che ci fa star sereni. Anche inquieti, questo sì!; ma sempre e soltanto con la Dea delle dee: la Madre delle dee dell’Olimpo, nel Cenacolo in cui si esalta l’essenza del Simpòsio: l’IRONÌA… Buona dolce tenera.
E allora? E allora Andiam di fratta in fratta, / or congiunti or disciolti / (e il verde vigor rude / ci allaccia i mallèoli / c’intrica i ginocchi) / chi sa dove, chi sa dove!
*
In verità, in verità   -dunque-  vi dico che:
Si sta come / d’autunno / sugli alberi / le foglie
Ma anche, per Fortuna, che il Cuore…:
E il cuore quando d’un ultimo battito
Avrà fatto cadere il muro d’ombra,
Per condurmi, Madre, sino al Signore,
Come una volta mi darai la mano.
© Riproduzione riservata
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