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La festa della Mamma - Un rituale di valore

francesco fuscaQuest’anno è il 10 maggio, domenica della Mamma. Generalmente, i festeggiamenti si fanno la seconda domenica del mese di maggio. In Italia, questa buona abitudine l’abbiamo acquisita nel 1957, quando un prete -don Otello MIGLIOSI (1913-1996)- per la prima volta, ad Assisi, la celebrò, consapevolmente, nella seconda domenica di maggio.
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Negli Stati Uniti nel maggio 1870, Julia WARD HOWE, attivista pacifista e abolizionista (della schiavitù), propose di fatto l'istituzione del Mother's Day (Giorno della madre), come momento di riflessione contro la guerra.
Fu ufficializzata nel 1914 dal presidente Woodrow WILSON con la delibera del Congresso di festeggiarla la seconda domenica di maggio, come espressione pubblica di amore e gratitudine per le madri e speranza per la pace. La festa si è diffusa in molti Paesi del mondo, ma cambiano le date in cui è festeggiata.
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La Letteratura della Mamma è ricca varia immensa. I motivi e le ragioni, le motivazioni e i perché sono, tutti, facilmente diversamente agevolmente comprensibili.
Ci limiteremo, pertanto e tuttavìa, a proporre alcune Poesìe, due, notissime, per sottolineare l’aderenza al Valore della Madre, pensata e vissuta semplicemente facilmente affettuosamente, con ri-conoscenza perenne da parte dei Figli e delle figlie ‘normali’.
Si tratta di una visione normale, appunto, della Mamma-Madre, che si propone con la dovuta generosità Cultura Civiltà; di una visione normale, senza enfatizzazione e, dunque, senza retorica populismo demagogìa.
Centra pure, ovviamente, il Papà-Padre. Ma, la Mamma è un’altra … cosa.
Perché? Forse, perché, naturalmente, l’avere abitato il Cielo e la Terra, per circa nove mesi, nel Sogno in-distinto del Mistero che mistèra; forse, perché tra l’esserCi e il non esserCi ci sono, nella consapevolezza/coscienza dell’esistere (Vita), una carezza e un bacio, certamente l’Amore; forse, per tutto ciò e per altro ancora, ebbene la figura della Mamma è nitida presente attuale per tutta la Vita e accompagna le gioie e i dolori dell’esser Donna, dell’esser Uomo.
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Ai figli, la Madre non muore mai… E tutti si è figli e figlie, forse Madre forse Padre…
Quando muore un figlio, per la Madre, la tragedia è immane. È lo strazio vivente il vuoto mentale la pazzìa…
Ho visto gemère disperarsi ‘sparire’ -nonostante la presenza fisica- la Mamma che ha perso il figlio o la figlia. La Madre diceva: -Tu dovevi piangere me, non io te. Com’è potuto accadere? Quale colpa ho commesso io, perché Dio mi punisse così tanto, intimamente profondamente perdutamente? Ma, questa è una storia di Dolore e di sofferenza, e solo la Pietà d’un gesto, la com-passione di uno sguardo possono, forse, lenire la pena. Mai una Croce ha fatto ombra al Cuore …
… Lina dove sei? Alfonso dove sei? Beniamino dove sei? …
Ma, si diceva: Ai figli, la Madre non muore mai… Sentiamo, dunque, alcuni perché, due, con Salvatore QUASIMODO e con Evgènij A. EVTUŠÈNKO:

LETTERA ALLA MADRE
«Mater dulcissima, ora scendono le nebbie,
il Naviglio urta confusamente sulle dighe,
gli alberi si gonfiano d'acqua, bruciano di neve;
non sono triste nel Nord: non sono
in pace con me, ma non aspetto
perdono da nessuno, molti mi devono lacrime
da uomo a uomo. So che non stai bene, che vivi,
come tutte le madri dei poeti, povera
e giusta nella misura d'amore
per i figli lontani. Oggi sono io
che ti scrivo.» - Finalmente, dirai, due parole
di quel ragazzo che fuggì di notte con un mantello corto
e alcuni versi in tasca. Povero, così pronto di cuore,
lo uccideranno un giorno in qualche luogo. -
«Certo, ricordo, fu da quel grigio scalo
di treni lenti che portavano mandorle e arance
alla foce dell'Imera, il fiume pieno di gazze,
di sale, d'eucalyptus. Ma ora ti ringrazio,
questo voglio, dell'ironia che hai messo
sul mio labbro, mite come la tua.
Quel sorriso m'ha salvato da pianti e da dolori.
E non importa se ora ho qualche lacrima per te,
per tutti quelli che come te aspettano,
e non sanno che cosa. Ah, gentile morte,
non toccare l'orologio in cucina che batte sopra il muro
tutta la mia infanzia è passata sullo smalto
del suo quadrante, su quei fiori dipinti:
non toccare le mani, il cuore dei vecchi.
Ma forse qualcuno risponde? O morte di pietà,
morte di pudore. Addio, cara, addio, mia dulcissima Mater».

***

S’ALLONTANANO DA NOI...
S’allontanano da noi le nostre Madri,
S’allontanano in silenzio, in punta di piedi.
E noi dormiamo tranquilli, sazi di cibo
Immemori di quest’ora terribile.
S’allontanano da noi le nostre Madri, a poco a poco,
Ma a noi sembra ch’avvenga d’un tratto.
S’allontanano in modo strano
A piccoli passi, su per i gradini del Tempo.
D’un tratto scuotendoci, un certo anno,
Chiassosi le festeggiamo nel giorno che son nate.
Ma il nostro zelo tardivo / Né loro né gli animi nostri potrà salvare.
Si fanno lontane, sempre più lontane.
Verso di loro tendiamo le braccia
Come dopo un lungo letargo…
Ma le mani d’un tratto urtano nell’aria:
-Un muro di vetro s’è levato!
Siamo arrivati tardi. / È suonata la terribile ora.
Con lacrime segrete guardiamo
Come in silenziose e severe colonne,
S’allontanano da noi / Le nostre Madri.

© Riproduzione riservata
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