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Acquaformosa, Salvini è nu tamarru torna in auge

Giovanni Manoccio mostra la maglietta "Salvini è...nu tamarro" Giovanni Manoccio mostra la maglietta "Salvini è...nu tamarro"
ACQUAFORMOSA - Il tempo scorre ma le diatribe fra l’assessore alle Politiche dell’Accoglienza del comune di Acquaformosa, Giovanni Manoccio, e il leader della Lega Nord Matteo Salvini sono destinate ad aumentare e a inasprirsi.
E Manoccio, già sindaco del piccolo centro arbëresh dislocato sulle pendici del monte Pollino, non fa sconti a nessuno, men che meno al suo “avversario di vedute”, colui con il quale da tempo ha avviato una battaglia fatta di slogan, festival e opere nei confronti dei rifugiati e richiedenti asilo. A far traboccare un vaso ormai colmo è l’ultima affermazione di Salvini, intervenuto ieri mattina in collegamento audiovisivo con la prima assemblea calabrese del movimento “Noi con Salvini”, svoltasi a Lamezia Terme, nei confronti dei centri di accoglienza in Calabria, cosa che non è affatto piaciuta a Manoccio. Edè proprio questo a scrivere: «Come al solito l’Onorevole Matteo Salvini non si smentisce mai. Da buon conoscitore dei luoghi e delle vicende calabresi, ha affermato che “nei centri di accoglienza della Calabria si annidano clandestini e che lui farà il soldato tra i soldati per farli espellere”. Non sappiamo da chi prende queste notizie -insiste ancora Manoccio- una cosa è certa: in Calabria esiste il miglior sistema di accoglienza dell’intero Paese, e non saranno di certo le farneticanti elucubrazioni del segretario della Lega a far cambiare idea ai tanti amministratori, e ai tanti operatori, che credono nell’accoglienza e nell’integrazione e la praticano nei propri comuni». E se questo oggi quanto pensa Manoccio, in passato lo stesso amministratore era divenuto famoso a livello nazionale per una serie di iniziative che hanno portato il borgo di origini albanofone agli onori delle cronache nazionali. Una battaglia contro i principi promossi dalla Lega Nord avevano spinto l’allora sindaco Manoccio, correva l’anno 2009, a dichiarare il proprio comune “deleghistizzato”, organizzando una vera e propria manifestazione di piazza e deliberando, in sede di consiglio comunale, un decalogo da “osservare” per dire no alle “disgustose e prepotenti sparate di Bossi e rivendicare l’orgoglio di essere meridionali”. Da qui l’opera di Manoccio è proseguita sempre in meglio, tanto da far diventare Acquaformosa, insieme al comune di Riace, uno dei centri in prima linea sulle politiche dell’accoglienza dei progetti Sprar. Così, oggi l’assessore insiste: «Proprio nel giorno dell’ennesima tragedia del mare, Salvini continua a sparlare dei tanti richiedenti asilo facendoli passare per clandestini, per scafisti e per aderenti all’Isis, creando solo ed esclusivamente la politica della paura». Poi ricorda: «In estate avevamo dedicato il festival delle Migrazioni di Acquaformosa al segretario della Lega con lo slogan “Salvini è nù tammaro” (tradotto anche in arbëresh e in arabo, giusto per non rischiare di non essere capito). Continuiamo a pensare che forse lo slogan è stato troppo gentile nei suoi confronti. Soffiare sul pericolo e sulle paure è sempre facile, ma lo fanno solo genti e politici che non hanno nulla da proporre ai cittadini».
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