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Altomonte. A Carlo Pancaro la cattedra negli States

Altomonte. A Carlo Pancaro la cattedra negli States
ALTOMONTE Molti i calabresi che hanno ottenuto risultati importanti nel mondo, tra i tanti un figlio di Altomonte, Carlo Pancaro, classe 1971, che è diventato professore associato e primario di anestesia e ostetrica, presso l’Università del Michigan ad Ann Arbor, negli Stati Uniti. Parte da lontano l’avventura di Carlo, la sua una famiglia di medici: Severino, Mario, e Luigi Pancaro, medico personale di San Pio da Pietralcina. Carlo s’iscrive alla facoltà di medicina a Roma “La Sapienza” dove conosce il professore Carlo Marcelletti e segue la sua equipe dal 1993 fino alla sua laurea.
Vince il concorso nella scuola di anestesia e rianimazione di Perugia, dove compie uno studio approfondito sull’effetto dei sogni durante l’anestesia. Contemporaneamente inizia ad interessarsi ai metodi alternativi di analgesia per il parto. Terminata questa fase degli studi il primo lavoro all’estero, Carlo comincia il suo viaggio dapprima a Londra, poi in America, nel North Carolina, poi in Germania, per arrivare infine a Boston alla famosa università di Harvard. Al Brigham & Women’s Hospital, ospedale con 10 mila parti l’anno, Carlo coltiva la sua passione per l’anestesia ostetrica e alla fine del suo perferzionamento collabora con la Tufts University dove viene votato “Maestro dell’anno” per due volte. La lontananza dagli affetti spingono Carlo a tentare di rientrare quanto meno in Europa e decide di trasferirsi ad Amsterdam dove trascorre un anno sabbatico e dirige l’anestesia ostetrica all’Academisch Medisch Centrum. La ricerca lo porta nuovamente negli States, a Boston, dove inizia a ricercare le cause di febbre durante il parto. La Società di Anestesia Ostetrica Americana lo premia con il riconoscimento “Gertie Marx”. Una carriera brillante, e pensare che al liceo la sua professoressa di scienze gli aveva sconsigliato vivamente le materie scientifiche, ricorda con un sorriso, «non bisogna arrendersi e piangersi addosso -consiglia ai giovani- ma seguire con caparbietà e tenacia i propri sogni. La mia non è stata una fuga -racconta- non rinnego le mie origini, ho forti legami con Altomonte. Io amo il mio paese e non conosco un posto più bello della mia cittadina. Dopo aver viaggiato tanto, ogni volta che torno riscopro qualcosa di bello che magari non avevo mai notato prima, qualcosa che hai davanti tutti i giorni e non ti rendi conto di quanto sia preziosa». Carlo spiega che sia stata la curiosità a spingerlo a partire e non il desiderio di fuga e di rigetto verso una terra difficile come la Calabria. «Chiunque voglia seguire quella curiosità è costretto ad andare via dalla propria terra, che sia la Calabria o il Trentino, non avrei avuto le stesse opportunità neanche se fossi nato a Londra, io credo che le opportunità vadano cercate, non arrivano mai a caso». Riguardo alla Calabria, dopo anni di esperienze all’estero Carlo sostiene che il forte ritardo sia imputabile all’essersi assuefatti allo stato delle cose. «Per questo è importante andare via, così come è importante tornare o quantomeno provarci. Fare esperienze diverse -sottolinea- arricchisce, e perché non mettere la ricchezza acquisita, quando possibile, anche a servizio della crescita della nostra terra?». Oggi, con il nuovo prestigioso incarico Carlo è letteralmente sommerso di lavoro. «Ci prendiamo cura di 5 mila donne incinte ogni anno -dichiara- e io, come primario sento l’obbligo di “spingere il carro” più forte dei miei collaboratori, sono il più vecchio della mia squadra!».
 
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