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Callisto snobba la replica della maggioranza e insiste: "Il consiglio non può non essere sciolto" In evidenza

Callisto snobba la replica della maggioranza e insiste: "Il consiglio non può non essere sciolto"

MALVITO - «Non m’interessano gli argomenti e i toni da campagna elettorale con i quali, non avendone evidentemente altri, l'amministrazione di Malvito ha replicato alla nostra richiesta di scioglimento del Consiglio comunale». È l’ex sindaco Fulvio Callisto, oggi capogruppo di "Malvito nel Cuore” che si richiama al Pd, che rimanda al mittente alcune accuse e, anzi, riafferma: «M’interessa di più che il Prefetto Tomao e il Ministro Alfano valutino il copioso dossier presentato al riguardo: il Consiglio non può non essere sciolto perché ricorrono le condizioni di mancato riequilibrio dei conti rispetto alla competenza del Bilancio 2015 e al rendiconto della Gestione 2014 per cui lo stesso Consesso avrebbe dovuto provvedere, entro i termini di legge, con le necessarie misure».

E conseguentemente ricorrono le condizioni previste dal comma 4 dell'art. 193 secondo cui: «La mancata adozione dei provvedimenti di riequilibrio è equiparata alla mancata approvazione del bilancio di previsione di cui all'art. 141, con applicazione della procedura di scioglimento». Per i prossimi giorni Callisto anticipa «un dossier aggiuntivo e integrativo di altre gravi violazioni di legge che sarà sul tavolo del Prefetto perché decida per il meglio». L’opposizione consiliare, quindi, rincarerà la dose perché «è pacifico – aggiunge Callisto – il disavanzo di fatto col quale chiude il rendiconto 2014 che rivela, benché formalmente “in avanzo d’amministrazione di euro 11.114,06”, quanto sia viziato da una falsa entrata di taglio del bosco “Canneto” di euro 66.729,88, mai verificatasi. Perciò cancellando, come dovuto, tale entrata se ne ricava un disavanzo reale di euro 55.615,82 che il Consiglio comunale avrebbe dovuto riequilibrare nel corso del 2015». Tutto ciò non è avvenuto, come non hanno avuto luogo: «il riconoscimento dei debiti fuori bilancio che ammontano a circa 200 mila euro; non sono stati approvati i rendiconti contabili di manifestazioni ed eventi dal 2009 ad oggi; non s’è provveduto neanche a rendicontare i servizi associati delle funzioni di segreteria, ragioneria ecc.; ci sono gravi irregolarità nella gestione dei ruoli in riscossione; per il personale si sono registrate “spese pazze” vagliate anche dalla Corte dei Conti, che ha messo in mora gli attuali amministratori, ecc.».

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