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Sciopero della fame e catene per i dipendenti Italcementi di Castrovillari

Sciopero della fame e catene per i dipendenti Italcementi di Castrovillari
CASTROVILLARI - È destinata ad inasprirsi la protesta dei lavoratori Italcementi dello stabilimento di Castrovillari che, da venerdì mattina hanno incrociato le braccia davanti l’opificio del Pollino per protestare contro le scelte “scellerate” che la proprietà vorrebbe mettere in atto nei confronti del Sud.
La misura della gravità delle cose la dà la volontà degli stessi operai, ormai da più di 48 ore al freddo a mantenere bloccate le attività della fabbrica, di avviare lo sciopero della fame da domani mattina. Non solo. Gli stessi hanno fatto sapere che si incateneranno ai cancelli dell’impresa fino a quando non ci sarà una svolta decisiva che possa dirsi “rassicurante”, chiedendo che negli incontri del 2 e 3 dicembre sia concessa la Cigs rispettando il piano industriale 2013. La situazione, dunque, tende ad aggravarsi con gravi ripercussioni sulla salute dei lavoratori che già nelle ore notturne, con temperature per nulla confortevoli (ricordiamo che lo stabilimento è ubicato ai piedi del Monte Pollino), mettono a dura prova la propria resistenza. Sta di fatto che la decisione è ormai presa e gli stessi si dicono “pronti a tutto” pur di “difendere il territorio da ulteriori scippi”. La vicenda, com’è noto, è ormai sotto i riflettori da questa estate, dopo che la proprietà ha deciso di vendere ai tedeschi di Heidelberg Cement. Tutto ciò ha creato una mare di scompigli soprattutto nella direzione della difesa dei livelli occupazionali che, dopo l’ultimo incontro romano con Italcementi, sembrano essere a rischio. In pratica, il Ministero del Lavoro e quello dello Sviluppo Economico si erano detti favorevoli a una cassa integrazione capace di coprire il periodo di transizione fino all’arrivo della nuova proprietà, previsto per il prossimo mese di luglio, a condizione che Italcementi presentasse un piano di investimento. Detta così la cosa era piaciuta anche ai sindacati, fermo restando che non doveva cambiare il piano industriale del 2013. Nell’incontro di Roma dello scorso 25 novembre, però, le cose non vanno per il verso giusto. Italcementi presenta sì un piano di investimenti, ma esclude il Sud dalla partita declassando, se così possiamo dire, i due stabilimenti (Salerno e Castrovillari) in centri di macinazione. È questa la goccia che ha fatto traboccare il vaso e che, sul territorio del Pollino, ha smosso una mobilitazione non indifferente. Gli stessi sindaci del comprensorio, Domenico Lo Polito (Castrovillari), Angelo Catapano (Frascineto) e Alessandro Tocci (Civita), con il vescovo della diocesi di Cassano allo Ionio, mons. Francesco Savino, e il presidente del Parco Nazionale del Pollino, Domenico Pappaterra, sono scesi in campo per difendere la struttura dalle cosiddette “scelte scellerate”. E se i sindacati Filca Cisl e Fillea Cgil, rappresentati rispettivamente da Mauro Venulejo e Antonio Di Franco, hanno più volte tentato di sensibilizzare tutti sul delicato problema, i sindaci con Pappaterra venerdì avevano inviato una missiva a Renzi, al sottosegretario del ministero del Lavoro, Bellanova, e ai politici calabresi, per sottolineare la necessità di uno sforzo politico atto ad ottenere una cassa integrazione “senza dismissioni industriali”, che  permetterebbe ai calabresi “di decidere il futuro dei siti in serenità”, evitando così che “i tedeschi della Heidelberg non trovino più una fabbrica in Calabria”. E nel ritenere “inaccettabile ed incomprensibile” la decisione di Italcementi, assicurano: «non permetteremo atteggiamenti di questo genere. Italcementi deve tanto al territorio per tutto quello che ha avuto».
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