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Castrovillari, il segretario del Pd Pompilio chiarisce le opportunità dello Sprar In evidenza

Castrovillari, il segretario del Pd Pompilio chiarisce le opportunità dello Sprar

CASTROVILLARI – (Comunicato stampa) «Molto rumore per nulla! Questo avrebbe detto Shakespeare se avesse ascoltato le varie voci che si susseguono in questi giorni a proposito del progetto Sprar». Così il segretario del circolo del PD di Castrovillari, Antonello Pompilio, apre il suo commento sulla questione che nell'ultimo periodo ha tenuto vivo il dibattito nella città del Pollino. «Ascoltando e leggendo ciò che si dice e si scrive -continua- si ha una chiara percezione di come sia errata l’informazione su questo progetto che l’amministrazione comunale di Castrovillari ha adottato per tutelare il territorio e rafforzare la sua coesione con esso.

È vero, ognuno di noi, per convinzioni politiche e personali, ha il diritto di essere favorevole o contrario ma sarebbe auspicabile che, prima di prendere una posizione, conosca i termini del problema ed il senso delle iniziative che si assumono. Per questo motivo è doveroso offrire una visione un po’ meno parziale di quello che è il progetto Sprar. Non siamo i primi e vogliamo augurarci di non essere neanche gli ultimi. Prima di noi, comuni più grandi ma anche più piccoli hanno voluto coordinarsi con il Ministero degli Interni per evitare di rimanere vittime di un’assegnazione, imposta dal Prefetto, per l’accoglienza di un numero imprecisato di immigrati che, nella disperazione più totale, si vedono costretti ad affrontare viaggi che vengono definiti di “speranza” ma che sarebbe meglio definire di “disperazione”.
La città si prepara ad accogliere circa 20 unità che si tradurranno in 4 o 5 nuclei familiari, in base al numero dei componenti delle famiglie. Il ministero ha stabilito che, per ogni unità, erogherà una cifra pari ad €40 al giorno a persona (si badi che sarà il ministero e non il comune), che dovranno essere spesi per garantire il minimo dei servizi riconosciuti alla persona. Il comune potrà partecipare con un massimo del 5% che potrà essere offerto in servizi e non in denaro. Ciò significa offrire la possibilità di seguire un corso d’italiano, che potrà essere tenuto da realtà associative già presenti sul territorio; offrire assistenza giuridica, utilizzando quei professionisti che vorranno mettere a disposizione la loro competenza, nonché assistenza sanitaria.
Si è fatto riferimento alla tutela del territorio perché v’è anche un’altra modalità di accoglienza che passa attraverso le prefetture che in momenti di grande difficoltà e necessità possono imporre al privato che ha disponibilità di strutture ricettive di ospitare un numero non determinato di immigrati. Queste strutture si trasformano in CAS (centri di accoglienza straordinaria) che, se in mano a persone senza scrupoli, possono diventare luoghi ove si creano conflitti e tensioni. Ci sembra, quindi, che l’adesione al progetto Sprar possa invece evitare tutto ciò e creare le basi per una ormai necessaria integrazione tra popoli diversi che da sempre ha portato ad arricchimenti culturali e scambi proficui. Dovremmo guardare con entusiasmo a questa possibilità anche perché i comuni che hanno aderito prima di noi come Cassano Jonio, San Basile, Civita, Cerchiara riescono già ad interagire con questi nuclei familiari tanto da aver avuto l’opportunità di creare momenti di incontro sotto forma di feste di paese. Il Vescovo, il nostro Vescovo, ha potuto testimoniare ciò con parole di grande apertura e responsabilità. In conclusione, tenuto conto del fatto che siamo un popolo di emigranti e che negli anni duri del dopoguerra abbiamo esportato, per necessità, migliaia di nostri conterranei che hanno poi contribuito alle fortune dei paesi ospitanti e che anche oggi, in tempi di dura recessione, gli immigrati svolgono una serie di servizi di cui abbiamo bisogno e che la nostra società non offre più, dovremmo essere più cauti prima di esprimere giudizi drastici. Molto spesso le nostre paure sono frutto di cattiva e/o parziale informazione per cui è opportuno non alimentarle ma razionalizzarle con una maggiore informazione e con il ricordo della nostra storia. Si tratta pur sempre di persone costrette a lasciare il proprio paese per difendere la propria esistenza.
Pensare e far credere che 20 persone, solo 20 persone, e tra questi anche bambini, possano toglierci, strapparci, opportunità di lavoro è errato. Cosi com’è errato pensare che queste 20 persone possano rappresentare una minaccia per ognuno di noi.
Accoglierli è un segno di civiltà oltreché un’opportunità. Come noi lo siamo per loro».

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