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Morti sul lavoro, nel 2015 aumentate le vittime. Calabria al 13esimo posto In evidenza

Morti sul lavoro, nel 2015 aumentate le vittime. Calabria al 13esimo posto

VENEZIA – «È una vera strage che a fine anno prende forme e contenuti di un massacro». Così l'Osservatorio Sicurezza sul Lavoro Vega Engineering di Mestre, sulla base dei dati Inail, annuncia il bilancio degli incidenti sul lavoro che, lungo tutto il territorio nazionale, ha provocato ben 1172 vittime dal gennaio a dicembre 2015. Si tratta di un’inquietante media di 98 infortuni mortali al mese (24 alla settimana e più di tre al giorno).

«Uno scenario che diventa ancor più drammatico -si legge nel report- nel confronto con il 2014. Perché l’incremento della mortalità registrato è del 16 per cento (163 morti in più); ed arriva al 18 per cento l’aumento dei decessi nella rilevazione degli incidenti mortali avvenuti in occasione di lavoro (erano 746 nel 2014 e 878 nel 2015). Mentre quelli in itinere sono passati da 263 a 294 (+12 per cento)». Dati che non possono passare assolutamente inosservati, soprattutto se si tiene conto delle sempre più stringenti norme sulla sicurezza che lo Stato chiede di applicare proprio nell'ambito lavorativo. In questo sconfortante bilancio, fortunatamente, la Calabria risulta essere al tredicesimo posto della classifica con “soli” 21 decessi nel 2015 a differenza della Lombardia che indossa la maglia nera con ben 124 decessi sul lavoro. Seguono: la Campania (87), la Toscana (79), il Lazio (76), il Veneto (71); l’Emilia Romagna (69), il Piemonte (66), la Sicilia (62), la Puglia (57). E poi ancora: le Marche (29), l’Abruzzo (28), l’Umbria (22), la Calabria (21), il Trentino Alto Adige e la Liguria (19), il Friuli Venezia Giulia (15), la Sardegna (12), il Molise e la Basilicata (11). Mentre l’indice di rischio più elevato rispetto alla popolazione lavorativa viene registrato in Molise (110,6) contro una media nazionale di 39,2. Seguono Umbria (61,4) e Basilicata (61,1).
«Una sconfortante analisi degli infortuni mortali da Nord a Sud del Paese che nel 2014 ha coinvolto 1072 uomini e ben 100 donne -commenta Mauro Rossato, Presidente dell’Osservatorio Vega Engineering-. Madri, mogli, figlie che non ci sono più. E che, magari, con una politica più sensibile ed attenta alla sicurezza sul lavoro avrebbero potuto continuare la loro vita accanto ai propri figli, mariti o genitori. Per non parlare di quei 1.072 uomini che hanno perso la vita al lavoro e le cui famiglie, forse, vivevano grazie a quell’unico reddito del proprio caro deceduto. È una situazione inquietante a cui il Governo deve assolutamente ed urgentemente mettere la parola “fine”». Il settore più colpito dalle morti sul lavoro è quello delle Costruzioni con 132 vittime, pari al 15 per cento del totale degli infortuni mortali sul lavoro. Seguito dalle Attività manifatturiere (109 decessi) e dal Trasporto e magazzinaggio (91). Più della metà delle vittime rilevate in occasione di lavoro aveva un’età compresa tra i 45 e i 64 anni (485 morti). La provincia in cui si conta il maggior numero di infortuni mortali è Roma (47) seguita da Milano (35), Napoli (34), Bari (26), Torino (23), Brescia (21), Palermo e Salerno (19), Cuneo e Perugia (17), Verona e Bologna (15). Più della metà delle vittime rilevate in occasione di lavoro aveva un’età compresa tra i 45 e i 64 anni (542 morti).
Le donne che hanno perso la vita nel 2015 in occasione di lavoro sono state 48. Gli stranieri deceduti sul lavoro sono 138 pari al 15,7 per cento del totale.

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