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Da mercoledì molti distributori del nostro comprensorio sono rimasti a secco e davanti a quelli ancora riforniti si sono formate code fino alla strada, con gente in fila anche a serbatoio mezzo pieno. Ieri è toccato ai supermercati, con scaffali svuotati in poche ore e carrelli stracolmi in fila alle casse, scene viste solo nei giorni del Covid.

Fa un certo effetto rivedere quelle immagini senza un virus in giro.
Conviene però mettere un po’ d’ordine, perché quando c’è di mezzo la paura si finisce per prendersela con le persone sbagliate. Le pompe vuote dipendono soprattutto dal blocco della raffineria Eni di Taranto, presidiata dagli operai dell’ex Ilva che difendono il proprio lavoro. Da lì arriva buona parte del carburante destinato al nord della Calabria e le consegne sono saltate per giorni, con le prime ripartenze annunciate soltanto per ieri pomeriggio. Da oggi e fino a martedì 20, invece, si fermano anche i camion degli autotrasportatori calabresi.
Serve allora sangue freddo e un minimo di rispetto per chi ci sta accanto. Non stiamo andando in guerra e nessuno ci chiede di riempire la dispensa per un mese. Caricare il carrello oltre il necessario vuol dire lasciare senza latte l’anziano che arriva dopo di noi, magari a piedi. Vuol dire anche regalare un pretesto a chi aspetta soltanto l’occasione giusta per ritoccare i prezzi e, lo sappiamo bene, i furbetti non mancano.
Ma oggi, perché il caro carburante sta mettendo in ginocchio proprio noi calabresi? Il gasolio, sia chiaro, costa caro in tutta Italia e da mesi supera i due euro al litro in ogni regione. Lo spingono la crisi di Hormuz e uno sconto sulle accise che il governo ha lasciato scadere. A cambiare davvero è il portafoglio di chi paga. Un lavoratore dipendente calabrese guadagna in media 1.181 euro lordi al mese, uno lombardo 2.254. Alla pompa, però, il prezzo è lo stesso per tutti e due. Siamo la regione con la povertà relativa più alta del Paese e da noi basta un rincaro per far saltare i conti di una famiglia. Figurarsi quelli di un’azienda agricola che consuma gasolio tutto il giorno e vende il raccolto a prezzi decisi da altri.
Per questo la protesta è partita da qui il 28 settembre e si è allargata soprattutto al Sud, Sicilia compresa, anche se qualche trattore si è visto pure alle porte di Roma.
Quanto alle colpe, decenni di scelte prese tra Roma e Catanzaro hanno affidato quasi tutte le nostre merci alla gomma e lasciato chi produce da solo davanti a una filiera che fa i prezzi altrove. Ma la responsabilità riguarda anche una comunità che ha imparato a lamentarsi al bar e a sparire quando c’era da esserci, nelle piazze come nei consigli comunali. Fino a quando, dunque, potrà reggere una terra che produce cibo e non può più permettersi di coltivarlo?
Al presidio di Spezzano Albanese e a quello di San Marco Argentano ci siamo stati e gli agricoltori intervistati ripetono la stessa cosa con parole diverse: con questi costi lavorare è diventato impossibile. Il presidio va avanti giorno e notte da più di due settimane e chi lo tiene in piedi dorme in auto o in roulotte. Accanto agli uomini ci sono le mogli, venute per stare vicino ai mariti. Ci sono anche i figli, che passano dal presidio per vedere il padre dopo giorni che non torna a casa. Anche agli altri incroci, da Firmo a Castrovillari, ci sono uomini e donne che da giorni tengono ferma l’azienda e rinunciano a incassi che non possono permettersi. Lo fanno anche per chi suona il clacson spazientito e non si è mai chiesto quanto costi portare un litro di latte fino allo scaffale. A loro va la nostra solidarietà piena, insieme all’invito a continuare come hanno fatto finora, lasciando sempre strada libera ad ambulanze e soccorsi.
Nel silenzio quasi totale dei telegiornali nazionali, solo la Tgr Calabria ha portato le telecamere agli incroci. Ieri, nei parcheggi dei supermercati, si sono viste più persone di quante ne siano passate in quindici giorni dai presidi dove qualcuno protesta anche per loro. A Spezzano qualcuno ha bruciato la propria tessera elettorale. Gli altri, da anni, si limitano a non usarla, e quando il gasolio scenderà, alla pompa lo pagheremo meno tutti, anche quelli che agli incroci non si sono mai fermati nemmeno a chiedere come andava. 

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