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anna de blasiLo sappiamo tutti, ed anche le pubblicità, pur con il loro universo quasi perfetto e tutta la loro retorica, si sono adeguate: uomini e donne sono diversi. Diversi in tutti. Con buona pace dello spot di un noto farmaco i sintomi dell’influenza fra uomini e donne non sono uguali. Non è possibile che una donna con il raffreddore lavori, accudisca i figli, pulisca casa, faccia la spesa, la lavatrice ed uno shampoo, ed un uomo scriva testamento. Magari l’influenza per un uomo è davvero devastante.

Come deve essere devastante riuscire ad alzarsi dal letto con pupo o pupa in braccio, preparare biberon e caffè, senza chiamare in un minuto più di mille volte moglie/fidanzata/amante o compagna, chiedendo aiuto. Tutto ciò nei casi fortunati e virtuosi. In quelli senza speranza c’è la richiesta dell’aiutino (come nei quiz) della (sempre presente) mamma. Ma di quest’ultimi casi l’unica cosa che mi sento di dire è che dopo gli assassini e delinquenti incalliti sono gli uomini assolutamente da non sposare. Quelli in fondo alla lista. Quelli che piuttosto si estingua l’umanità, tutta. Gli uomini e le donne sono diversi. Il loro cervello è strutturato diversamente. I loro interessi. I clichè ed anche le sit-com (che adoro) si sprecano. Parliamo una lingua differente. Le mille sfumature che attraversano l’animo femminile non sono di interesse (né di comprensione) per quello maschile. I malintesi, ed eventuali liti, all’ordine del giorno. Così come i saggi sull’argomento, sembra uscirne uno all’ora. E poi, però, gli attimi che azzerano tutto. Sulle note di una canzone, “I miei sogni d’anarchia”, in fondo ad una sala, ballando un lento, promettendo il mio “per sempre” (dopo quindici anni assieme ed una figlia) ho pensato “CHISENEFREGA del raffreddore, dei silenzi e delle parole, delle donne multitasking, ma sarà poi vero???, e degli uomini con una tasca sola, del calcio e della tv, se poi “io amavo lei, e lei amava me”. Come canta Rino Gaetano. Perché banalmente ciò conta è sempre solo questo. Anche se l’amore ha più di due facce ed è più complicato di una sit-com, resta ancora una volta il modo migliore di protendere verso l’infinito. Un dondolarsi nell’altro. Con sarcasmo ed intelligenza. Ironia e comprensione. A mano, a mano.

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