anna de blasiSiamo sempre tutti di fretta, oberati da impegni e da stress. Non possiamo nemmeno esimerci da questa eterna, estenuante, corsa. La vita ci chiama, con tutta la sua frenesia e le sue incombenze. Qualunque siano le scelte fatte, lavorative e/o sentimentali. Eppure sarebbe bello, e forse anche utile, regalarsi un attimo di respiro. Un respiro a pieni polmoni che abbia il sapore della lentezza.

Questo respiro potrebbe essere riempito dall’educazione sentimentale, qualcosa che un po’ tutti abbiamo perso, o forse mai acquistato realmente. Educare al sentimento non coincide con rituali bigotti e borghesi, secondo i quali bisogna attenersi rigidamente al bon ton del “giusto” “sbagliato”. Come se la vita non fosse nient’altro che una commedia americana anni cinquanta di stampo repubblicano. È, bensì, qualcosa che va oltre e che nega stereotipi e cliché. E’ il rispetto, ma mai la soggezione, verso l’altro, e se stessi. E’ prendersi cura di qualcuno, senza mai subire come un peso la cura stessa. E’ l’attenzione verso l’amore, che può essere eterno o durare un attimo, ma che va curato: sempre. E’ l’educazione che i genitori devono dare ai propri figli, soprattutto madri e padri di figli maschi: non devono essere educati come uomini contro donne. E’ necessario, in questo patriarcato di ritorno, insegnare agli uomini la parità di genere, sin da tenerissima età. Solo attraverso la parità ed il rispetto ci può essere amore. Educazione sentimentale. Tutto ciò, quando non è una frase scritta su un articolo, ma una pratica quotidiana, richiede tempo e respiro. E consapevolezza. E distacco dalla fretta e corsa senza sosta. A volte si può. Basta ascoltare la voce più profonda della propria coscienza e guardare gli altri non come ombre ma come persone, imparando un po’ anche dalla loro storia. Ci sono posti in cui il tempo sembra essersi fermato. Dove si può respirare empaticamente. Prendendosi cura di qualcun altro solo perché è un essere umano. Ci sono donne, ma anche uomini, che curano i propri cari, non perché obbligati da finte morali o spirito eroico, semplicemente perché vivono sentendo l’altro parte di sé. E allora un esempio vale, sempre, più di mille parole: ringrazio mia madre per avermi insegnato il sentimento tramite il suo agire, accudendo mio padre da vent’anni ed in contemporanea le mie nonne. Facendolo senza rinnegare la sua essenza di donna. Sapendo anche sorridere. Spero di saper fare la stessa cosa con Ginevra, mia figlia. Educandola al sentimento, al rispetto di sé e degli altri. A vivere, anche indignandosi, in armonia con i suoi sentimenti. Lo spero vivamente. Perché nonostante la malinconica bellezza di Marylin e la stupefacente bellezza di Monica Bellucci, o ancora l’ironica sensualità di Monica Vitti, l’unica donna alla quale vorrei somigliare si chiama Nina, mia madre.

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