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anna de blasiIl cappotto, racconto di Gogol, descrive in modo surreale e grottesco, ma non per questo slegato dalla realtà, il mondo dell’amministrazione burocratica. Protagonista è l’impiegato Basmackin, preso in giro dai suoi colleghi ed escluso dalla vita sociale di Pietroburgo. Tutta la vicenda ha come nucleo centrale un cappotto.

Il nostro si trova in difficoltà nel momento in cui è costretto a comprarsi una nuova mantella, visto che la nuova è talmente logora e lisa da non poter più essere utilizzata. Inizia a risparmiare e riuscirà a comprare il nuovo cappotto. Conquistando, così, anche i colleghi, che addirittura organizzeranno una festa per l’acquisto. Ma, mentre rincasa dalla serata con i colleghi, verrà derubato del suo nuovo cappotto. Basmackin, poco dopo, morirà di freddo, distrutto dalla perdita dell’oggetto. Passeggiando per le strade di Limbiate, assieme a Ginevra, entrambe scaldate dal sole lombardo, rievoco nella mia mente questo racconto. Il cappotto di Gogol, così come la coperta di Linus, è una metafora, un modo di dire, un qualcosa che descrive non un oggetto in quanto tale, ma il nostro attaccamento ad esso. E’ un qualcosa che ci identifica. Passano gli anni, e con essi i cambiamenti insiti in ogni esistenza. Gli spostamenti che accompagnano il nostro viaggio. Ed alcuni oggetti feticcio seguono il nostro errare. Io ho un vecchio cappotto, nero. Regalatomi dall’allora non ancora marito. Ricordo quando me lo regalò e perché. Ricordo che mi piacque subito. Ora non è più un cappotto (l’ho bruciato alla stufa, ho già scritto di quanto io sia distratta…). E’ un giaccone. Ancora bello. Questa mattina, non pienamente riscaldata dal sole del Nord, ho alzato il bavero. Tenendo la mano di Ginevra ed accarezzando un ricordo. Che sa di noi. Che sa di me. Che ha in sé la malinconia gogoliana e la tenerezza di Linus. Perché il tempo si può fermare attraverso un gesto: alzando il bavero di un cappotto. Il più vecchio, il più caro. Gesto che diviene sintomatico del tempo che passa, e salva ciò che conta realmente, ancora una volta l’amore.

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