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anna de blasiEbbene sì, anche io donna trafelata e mamma non perfetta, sono Charlie. Anche io che in questa rubrica mi occupo con ironia di differenze di genere e vita di donne normali, non posso non essere Charlie. Perché sono una giornalista. Perché sono una mamma, ed il valore più importante che posso e voglio insegnare a mia figlia è quello della libertà. Sono una donna ironica, sarcastica, adoro la satira, sempre, e quindi sono Charlie.

Ma anche se l’ironia non fosse il fondamento dei miei scritti e parte importante della mia vita, la mia essenza ultima, scriverei le stesse cose. Perché la libertà è sacra. Perché non si può morire per una vignetta, a prescindere se se ne condivide o meno il contenuto. Perché non mi piace l’odio. Perché non amo gli integralismi religiosi. Perché non amo le crociate, soprattutto quelle intraprese per cinico interesse politico contro tutto il mondo orientale e l’islam. Perché le azioni sono solo di chi le compie. Perché sogno per mia figlia un mondo multiculturale, perché, forse banalmente, penso che la differenza è ricchezza infinita. Perché Parigi è il cuore della multicultura e dell’integrazione. Perché la parola integrazione non può fare paura. Perché il diritto di ridere su tutto è fondamento delle democrazie. Perché chi non sa ridere ha pretese di verità assolute, e le verità assolute, oltre ad essere ridicole, sono pericolose. Perché si può disapprovare senza uccidere. Magari rispondendo per le rime. E allora per tutto questo e molto altro ancora je suis Charlie. Da donna, da essere umano, da mamma, da giornalista: ora e sempre je suis Charlie.

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