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anna de blasiE’ arrivato il momento. Arriva per tutte, prima o poi: settimana prossima dopo due anni di attività mammesca a tempo pieno, e lavoro giornalistico da casa, lavorerò. Fuori casa. L’insegnamento della storia dell’arte mi aspetta. E sono felice. Pur se ciò comporta tram e tragitti da me poco conosciuti. E sono imbranata e distratta. Ma ce la posso fare. E poi anche nella fredda Lombardia sapranno dare un’informazione nell’ipotesi non proprio remota che io mi perda … E sono una donna moderna, emancipata, convintissima che le mamme abbiano il diritto di lavorare. Ma sono migrante. E non ho i nonni vicino. E Ginevra non va ancora all’asilo. Ma esistono le donne, le mamme “di salvataggio”, le amiche e le vicine di casa. Perché le donne, con buona pace di tutti i luoghi comuni, sanno esserci per le altre donne. E le mamme sono capaci, se pur sempre più trafelate, di guardare più bimbi. Anche quelli non propri. E non sarò mai, e non mi interesserebbe nemmeno esserlo, una donna da spot, che arriva a lavoro fresca come una rosa, truccatissima e bellissima, sempre “in”, che con tutta la calma possibile  riesce ad organizzarsi al minuto, senza correre o invocare un esorcismo. Io molte volte mi sento un’invasata! E non sarò la donna che ricorda al “maritino” di prendersi le chiavi, di solito è Ginevra che lo ricorda a noi. Sarò stanca. Trafelata. Mediamente soddisfatta e mediamente felice. Come tutti. Abito la vita reale. E nonostante convinzioni ataviche, nonostante il bisogno di essere donna al di là della maternità, nonostante tutto questo e molto altro ancora, io lo so che una lacrima seguirà il mio tragitto, perché Ginevra è la cosa più bella che io abbia mai potuto fare. Perché è la prima volta che la lascio. Perché la simbiosi con i figli esiste. Perché mi mancherà. Perché noi mamme siamo animali e siamo sempre (anche erroneamente) convinte che “i nostri cuccioli” sappiamo proteggerli solo noi. Ma sono una donna, madre di una futura donna, e questo basta per non farmi retrocedere. E allora buon inizio a me. Ginevra se la caverà benissimo con le “mamme di salvataggio”. Perché lei, come tutti i bimbi, è straordinariamente avanti.

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