Nel 1980 Giulio Andreotti, chiamato a pronunciare un discorso celebrativo per il centesimo compleanno dell’arcivescovo Alfonso Carinci, esordì con una famosa citazione di Menandro («Muor giovane colui ch’al cielo è caro») suscitando l’ilarità generale e mostrando quel sottile e invidiato senso di educata ironia che da sempre accompagnava i suoi interventi pubblici e privati.
Questo è soltanto uno degli innumerevoli esempi di uno stile espressivo che divenne, col passare degli anni, una vera e propria weltanschauung, indizio di una mente raffinata e colta capace di applicare con naturalezza e cognizione di causa l’antico adagio latino «castigat ridendo mores».

“Il potere logora…ma è meglio non perderlo” è un’antologia delle migliori considerazioni ironiche dello statista romano che, gloria e vanto della politica nazionale, ricoprì per ben sette volte la carica di Presidente del Consiglio e per ventisette quella di ministro della Repubblica.
Al di là della brillante e prolifica carriera istituzionale, traspare dalle pagine andreottiane l’inconfondibile cultore di Cicerone a cui si affianca lo zelo dell’appassionato amante della tradizione letteraria classica.
Ogni citazione riportata ne “Il potere logora…ma è meglio non perderlo” gronda di esperienze di vita privata che si mescolano con le vicende politiche, le tendenze sociali e i gusti culturali del Novecento sino a diventare un elemento unico facilmente identificabile con la Storia stessa.
L’antologia ha di per sé il grande limite strutturale di riportare soltanto una minima porzione degli innumerevoli aforismi andreottiani e ciò impedisce al lettore di avere una visione globale dell’argomento, tuttavia il valore dell’opera consiste nel fatto che, attraverso le sue pagine, si ripercorrono situazioni e momenti importanti della politica italiana e della cronaca, con sferzanti considerazioni su vizi nazionali ancora non debellati: nei confronti dei tanto diffusi evasori fiscali Andreotti chiosava: «L’umiltà è una virtù stupenda. Ma non quando si esercita nella dichiarazione dei redditi»; mentre per i nuovi ricchi lo statista riservava una considerazione al vetriolo: «Vi è un genere pericoloso di numismatici: il collezionista di moneta corrente».
Non mancano argute riflessioni sulla giustizia («Perché la stupenda frase “La Giustizia è uguale per tutti” è scritta alle spalle dei magistrati?»), sull’antifascismo d’occasione («L’antifascismo è come i vini. Bisogna guardare all’annata»), sugli eterni problemi della Capitale («Non attribuiamo i guai di Roma all’eccesso di popolazione. Quando i romani erano solo due, uno uccise l’altro») e sui cosiddetti «vizi minori» («Annoiato dagli ammonimenti contro l’uso del tabacco un padre rosminiano irlandese ha detto al suo superiore: “Meglio fumare su questa terra che dopo”»).
Insomma, “Il potere logora…ma è meglio non perderlo” è un libro da leggere, scorrevole e divertente, in grado di offrire sprazzi di luce su anni di storia e costumi d’Italia con un approfondimento sulla ancor poco studiata biografia di Giulio Andreotti che, al netto dei meriti politici, fu una miniera di aneddoti, un appassionato di cultura e un maestro indiscutibile di savoir-faire.

Mario Gaudio

Titolo: Il potere logora…ma è meglio non perderlo
Autore: Giulio Andreotti
Editore: Bur
Pagine: 187

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