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Il parroco di Tarsia esprime solidarietà a chi protesta contro il carovita e il caro carburanti

SPEZZANO ALBANESE - «Esprimo la mia piena e convinta solidarietà a tutti i cittadini, ai lavoratori, agli autotrasportatori e a quanti, in queste ore, stanno bloccando le strade della Calabria per gridare la propria disperazione di fronte al carovita e al prezzo insostenibile dei carburanti». Così il parroco di Tarsia e vicario foraneo di Terranova da Sibari, don Cosimo Galizia, esprime vicinanza a quanti protestano contro il caro carburanti e il costo della vita. Nel suo intervento, sollecita le istituzioni ad adottare misure concrete a sostegno di famiglie, lavoratori e imprese.

«Dietro ogni protesta -ha detto don Galizia- ci sono famiglie che faticano ad arrivare alla fine del mese, lavoratori che non sanno più come sostenere le spese quotidiane, imprese che rischiano di chiudere e persone che si sentono abbandonate dalle istituzioni. Non possiamo voltarci dall'altra parte, né liquidare tutto come un semplice problema di ordine pubblico.
Quando un padre di famiglia è costretto a scegliere se fare il pieno per andare al lavoro o mettere il cibo sulla tavola, quando un autotrasportatore lavora senza sapere se il suo guadagno basterà a coprire il costo del carburante, quando un piccolo imprenditore vede vanificati i sacrifici di una vita, allora non siamo più davanti a una semplice questione economica: siamo davanti a una questione di dignità umana e di giustizia sociale.
Come sacerdote e Vicario foraneo, sento il dovere evangelico di stare dalla parte di chi soffre, di chi lavora onestamente e di chi chiede di essere ascoltato. La Chiesa non può essere indifferente al grido dei poveri, né può tacere quando il peso della crisi ricade sempre sulle spalle dei più deboli.
La Dottrina sociale della Chiesa -ha aggiunto il parroco- ci insegna che l'economia deve essere al servizio della persona, non la persona schiava dell'economia. Il lavoro deve garantire dignità, il bene comune deve orientare le scelte politiche e la solidarietà deve tradursi in azioni concrete. Come ricorda il principio della destinazione universale dei beni, le risorse della società devono contribuire alla vita dignitosa di tutti, non diventare motivo di esclusione e sofferenza per tanti.
Ai politici, a ogni livello istituzionale, rivolgo un appello forte e inequivocabile: basta con le passerelle, basta con le promesse di circostanza, basta con le parole che non diventano provvedimenti!
Non si può chiedere ai cittadini di stringere continuamente la cinghia mentre il costo della vita diventa insostenibile -ha sottolineato don Galizia-. Non si può pretendere pazienza da chi non riesce più a pagare le bollette, a fare rifornimento o a mantenere la propria famiglia. Non si può parlare di sviluppo della Calabria se poi si lascia che lavorare, produrre e persino spostarsi diventino un lusso.
La politica recuperi la propria missione più alta: servire il popolo, soprattutto chi è più fragile. Intervenga concretamente sul costo dei carburanti, sostenga le famiglie, protegga i lavoratori e le imprese, ascolti i territori e restituisca speranza a una Calabria che non può essere condannata a pagare sempre il prezzo più alto.
A chi protesta dico: la vostra sofferenza merita ascolto, le vostre ragioni meritano risposte, la vostra dignità merita rispetto. La protesta sia forte, determinata e responsabile, senza mettere in pericolo le persone e senza impedire i soccorsi o colpire altri cittadini innocenti. Ma nessuno osi confondere la richiesta di giustizia con il desiderio di creare disordine: troppo spesso, dietro la rabbia, c'è una disperazione che non è stata ascoltata per troppo tempo.
La Calabria non chiede privilegi. Chiede giustizia, rispetto, lavoro e condizioni di vita dignitose.
E ai responsabili delle istituzioni ricordo che il potere non è un privilegio da esercitare, ma una responsabilità da assumere. Chi governa ha il dovere morale di ascoltare il grido di chi non ce la fa più e di agire prima che la disperazione diventi rassegnazione.
Da parroco di Tarsia e Vicario foraneo di Terranova da Sibari, non posso restare indifferente. La mia vicinanza va a chi soffre, a chi lotta onestamente per il proprio pane quotidiano e a chi chiede un futuro più giusto per la propria famiglia.
La solidarietà non è uno slogan. È una scelta di campo: stare accanto alla dignità delle persone, difendere il lavoro e chiedere giustizia per chi rischia di rimanere indietro.
Che la politica ascolti. Che le istituzioni agiscano. Che la società non si abitui alla sofferenza dei più poveri. Perché una Calabria in cui lavorare non basta più per vivere dignitosamente è una Calabria che interpella la coscienza di tutti -ha concluso don Galizia-. E il Vangelo ci impone di non restare in silenzio davanti all'ingiustizia».

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