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Il nuovo Piano di Rientro 2026-2028 riconosce, nero su bianco, di non avere prove dei benefici del suo investimento più ingente sulla sanità territoriale. A San Marco Argentano, dove pende ancora una diffida della Regione, la stessa contraddizione si ripete in scala: una scadenza fissata a fine 2026 senza un euro, una gara o un cantiere alle spalle.

Bnl

C'è una frase, nel Piano di Rientro 2026-2028 appena presentato dalla Regione Calabria, che vale più di qualunque commento esterno. Parlando delle Case e degli Ospedali di Comunità finanziati con il PNRR, la Regione scrive che l'aumento di spesa che ne deriverà "deve essere ben valutato, al fine di non mettere a rischio la complessiva sostenibilità di sistema, in mancanza di ogni evidenza circa il concreto e misurabile beneficio connesso".
Vale la pena isolare questa frase, perché è scritta in un atto ufficiale trasmesso ai Ministeri, non pronunciata in un reel sui social: è la Regione stessa ad ammettere di non avere prove che l'investimento più imponente della sanità territoriale calabrese — circa 150 milioni di euro del PNRR Salute — produrrà davvero i benefici promessi, ergo si esita a procedere con la messa in opera dei servizi.

Diciannove milioni di certezza, contro benefici presi in prestito
I numeri, quando ci sono, raccontano più di ogni proclama. Le 62 Case di Comunità e i 20 Ospedali di Comunità previsti in Calabria dovrebbero costare, a regime, 19,5 milioni di euro l'anno in più di personale, e renderanno necessaria l'assunzione di 504 nuove unità infermieristiche. In una regione che lo stesso Piano descrive come segnata da un "depauperamento di professionalità" senza precedenti, dove — è sempre il documento a dirlo — i dipendenti del Servizio Sanitario Regionale restano sotto del 2% rispetto al fabbisogno reale, nonostante i circa 370 medici cubani chiamati a tappare le falle più urgenti negli organici.
E i benefici? Vengono stimati citando studi condotti in altre regioni, non dati raccolti in Calabria. Applicandoli meccanicamente al nostro territorio, il Piano stesso arriva a calcolare una riduzione di 3.500 accessi impropri l'anno in Pronto Soccorso e di 137 ricoveri evitabili, pari a tre posti letto in meno su tutta la regione. Tre posti letto. Il documento ammette inoltre che questa riduzione non comporterebbe nemmeno un taglio reale dei costi fissi, perché i turni di personale già in servizio non potrebbero essere ridotti. Un ottimo alibi per giustificare l’inattività delle strutture.

"Sicuramente irrealizzabile", dice la Regione
C'è un secondo passaggio che merita di essere isolato, perché ancora più esplicito. Parlando dei criteri con cui si stabilisce se una Casa o un Ospedale di Comunità sono davvero completati — non solo come muri, ma come servizio funzionante — il Piano scrive che la check-list ministeriale "sembra più concentrata sul rispetto degli irrealizzabili, sicuramente nell'immediato, obiettivi del DM 77/2022". Aggiunge, sul solo reclutamento del personale infermieristico necessario, che si tratta di "una problematica inaffrontabile in un limitato lasso di tempo".
In sintesi: prima ancora di inaugurare queste strutture, è la Regione stessa a rendere palese che gli standard minimi di personale non potranno essere rispettati nei tempi previsti. Lo sa la Regione, lo sa il presidente Roberto Occhiuto — la cui uscita dal ruolo di commissario ad acta, deliberata dal Consiglio dei ministri lo scorso aprile, resta tuttora oggetto di verifiche da parte della Corte dei conti — e lo scrive nel Piano di Rientro. Lo si scopre a distanza di quasi quattro anni da una riforma dell'assistenza territoriale che prevedeva una Casa della Comunità sotto ogni campanile, senza tenere conto delle condizioni di partenza.

San Marco Argentano: la stessa contraddizione, in scala
Se cercate la prova materiale di cosa significhi tutto questo per un territorio reale, basta guardare a San Marco Argentano. Negli ultimi mesi si è molto discusso intorno al finanziamento perduto per la Casa della Salute. Nello stesso tempo, questa struttura — cancellata dall'ASP anche dal novero delle Case della Comunità — viene presentata ad AGENAS come una delle due sole Case della Comunità operativamente attive in tutta la Calabria.
Ebbene, nelle tabelle allegate al nuovo Piano di Rientro 2026-2028, alla voce "Case della Salute ex POR 14/20" — un filone di finanziamento diverso da quello PNRR delle Case di Comunità, riconducibile alla vecchia programmazione POR Calabria 2014-2020 — compare una riga che riguarda proprio San Marco Argentano, con tempistica di conclusione lavori fissata al 31 dicembre 2026.
Un impegno scritto in un documento ufficiale destinato ai Ministeri. Ma dietro quella data c'è il nulla: nessun riferimento a un impegno finanziario assunto, nessuna gara di assegnazione richiamata, nessuna evidenza di lavori in corso né programmati. In tutto il Piano di Rientro, quella riga di tabella è l'unica menzione di questo intervento: compare, promette una scadenza, e scompare senza lasciare traccia di copertura economica o di procedura amministrativa avviata.
Il confronto è impietoso. Da un lato, un territorio che ha già una struttura riconosciuta da AGENAS come una delle uniche due funzionanti in Calabria — seppur con enormi limiti operativi — e per la quale Regione e ASP restano comunque inadempienti su impegni pregressi, tanto da avere già ricevuto una diffida formale. Dall'altro, l'ipotesi di un ammodernamento mai pienamente attuato, a cui si aggiunge ora una nuova scadenza fissata a fine 2026, accompagnata dalla totale assenza di qualunque atto amministrativo, gara o cantiere che possa far pensare che quella scadenza sia altro che carta. Anzi, il contrario: la struttura sparisce persino dalle carte dell'ASP.
Se la Regione scrive una scadenza, deve scrivere anche con cosa la finanzia, con quale gara la assegna, e a che punto sono i lavori. Se non lo fa, quella scadenza non è una programmazione: è un segnaposto.

Chi paga il conto della fiducia tradita
Investire sulla sanità territoriale è esattamente ciò di cui la Calabria ha bisogno, in una regione dove il 21% della popolazione vive in aree montane distanti dai servizi, contro una media nazionale del 12%. Il metodo di questo Piano di Rientro è il solito, quello avviato nel 2009: alla chiusura degli ospedali ha fatto seguito solo una sequela di cronoprogrammi promessi e mai rispettati, senza sostanza e senza la minima idea operativa dei servizi da introdurre.
Tra le scadenze del PNRR sforate senza spiegazione e le Case della Comunità che spariscono, cambiano destinazione nelle delibere delle ASP, il filo che lega queste strutture è lo stesso: un elenco di date di fine lavori e nessuna garanzia di funzionamento. A pagare il conto sarà sempre lo Calabria, i suoi abitanti che aspettano servizi che la politica promette da anni e che, comune dopo comune, continuano a non arrivare.

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