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«La maggioranza fa la voce grossa e poi si veste da vittima»

CASSANO ALL'IONIO - «Microfoni spenti, richiami e polemiche. Ma il presidente del Consiglio comunale dov’è? E il rispetto delle regole vale per tutti o soltanto per l’opposizione? C’è qualcosa che non torna nella politica cassanese: la maggioranza dispone dei numeri, governa e fa valere il proprio peso, ma quando riceve una critica si trasforma improvvisamente in vittima». Sono le parole di Antonino Mungo, già vicesindaco dell’amministrazione uscente, sulle dinamiche inerenti all'ultimo consiglio comunale.

«La vicenda che coinvolge le consigliere Elisa Fasanella e Chiara Alario -prosegue l'ex vicesindaco- pone una domanda semplice: si può raccontare soltanto la reazione, dimenticando ciò che l’ha preceduta? Perché è troppo facile lanciare il sasso, nascondere la mano e poi gridare allo scandalo quando qualcuno risponde. Prima si dovrebbe avere l’onestà intellettuale di ricostruire i fatti per intero, senza indignarsi a senso unico e senza applicare due pesi e due misure. E il presidente del Consiglio comunale? Dovrebbe essere il garante di tutti -afferma Mungo-, non il direttore di scena di una maggioranza che pretende di avere sempre l’ultima parola. Il suo compito è garantire il confronto, non dare l’impressione che il fischietto funzioni soltanto quando parla l’opposizione. Se microfoni spenti, richiami e minacce di espulsione saranno confermati dalle registrazioni, occorrerà chiarire come sono state applicate le regole. Perché il regolamento deve valere per tutti, non diventare uno strumento da usare secondo convenienza. La maggioranza ha tutto il diritto di governare, ma deve anche accettare di essere criticata. Non può pretendere di avere la forza dei numeri quando vota e poi indossare i panni della vittima quando qualcuno la contesta. Il potere comporta responsabilità, non immunità dalle critiche.
Ad Elisa Fasanella va la mia solidarietà politica e personale. Il diritto di parola e di dissenso deve essere garantito a ogni consigliere, senza distinzioni di appartenenza. E una domanda, infine, la rivolgo a chi oggi si dichiara offeso: lo stesso rispetto viene riconosciuto anche a chi, dall’altra parte, denuncia di essere stato interrotto o zittito? Perché il rispetto non può essere un privilegio riservato agli amici politici, né la solidarietà può trasformarsi in un’arma da usare soltanto quando conviene. Concedetemi una battuta: se bastasse spegnere un microfono per risolvere i problemi, Cassano sarebbe già una città perfetta! Peccato che spegnere un microfono non significhi spegnere le domande, né cancellare le responsabilità. Chi governa deve saper rispondere, chi presiede deve garantire e chi si dichiara vittima deve avere l’onestà di guardare anche a ciò che è accaduto prima.
A Cassano all’Ionio -conclude Mungo- non serve una maggioranza che si senta sempre vittima. Serve una maggioranza che sappia governare, una Presidenza che garantisca tutti e un Consiglio comunale nel quale nessuno debba chiedere il permesso per esercitare il proprio mandato».

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