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ROMA - Un grave lutto ha colpito il mondo dello spettacolo: il 2 Novembre (giorno del suo 80simo compleanno) è morto Gigi Proietti. Una lunghissima carriera la sua. Un artista tout court. È stato attore di teatro, cinema e tv, regista e drammaturgo. Aveva sempre ironizzato sulla sua data di nascita “Che dobbiamo fa? La data è quella che è, è il 2 Novembre”. È morto per gravi problemi cardiaci. In più di mezzo secolo sulla scena, sul set, in tv, il grande mattatore ci ha regalato, attraverso il suo talento unico, fatto di autoironia e cinismo romanesco, performance che resteranno nella storia del teatro e dello spettacolo tutto.

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Aveva scoperto il teatro all’università dove studiava giurisprudenza, ma la sua strada era un’altra. Il teatro è diventato la sua vita, nonostante i moniti del padre: “Prendi un pezzo di carta, se piove o tira vento è una sicurezza”, ma per lui il vento del teatro, di questo grande amore totalmente ricambiato, è stato più forte di ogni proposito di “lavoro sicuro”, al riparo dalle intemperie. I fatti non l’hanno né smentito né deluso. E non poteva essere altrimenti quando si possiede un talento come il suo. È stato difatti un grande mattatore, che solcando le scene ha interpretato tutti i ruoli possibili, esplorando le diverse forme artistiche, dalla musica alle celebri macchiette di Petrolini, fino al sommo Shakespeare. I primi passi presso una cantina in Prati, in cui ha recitato Brecht. Nel 1970 arriva la grande occasione, quella che ne ha decretato il successo, accanto a Renato Rascel, sostituisce Modugno, nel musical “Alleluja brava gente”, di Garinei e Giovannini. Da allora è un vortice di lavoro e di successi: “Caro Petrolini”, “Cyrano”, “I sette re di Roma”, “La cena delle beffe” (con Carmelo Bene). Nel 1976 avvia un sodalizio artistico con lo scrittore Roberto Lerici, con il quale scrive e dirige i suoi spettacoli, uno su tutti “ A me gli occhi, please”. Fra i suoi successi più grandi non si possono dimenticare “Febbre da cavallo” ed “Il maresciallo Rocca”. È stato anche un doppiatore, ha prestato la sua inconfondibile voce ad attori del calibro di: Marlon Brando, Richard Barton, Richard Harris, Robert De Niro, Dustin Hoffman e Sylvester Stallone (Nel primo Rocky è suo il famosissimo “Adrianaaaa”). Barzellettiere inarrivabile. Sua la scuola di teatro dalla quale sono usciti, fra gli altri, Flavio Insinna, Giorgio Tirabassi ed Enrico Brignano. La sua più grande passione il teatro: ha fatto rivivere Shakespeare al Globe theatre, ed il fato ha voluto che come l’immenso drammaturgo inglese la data della nascita e della morte coincidessero. È stato anche un uomo schietto e non in vendita, schierato politicamente senza maschere alcune: uomo di sinistra che non cede alle lusinghe del potere e dei diversi governi che si succedono. “Chi è di sinistra resta di sinistra, anche se non sono mai d’accordo con quello che dicono”, ha sostenuto in una delle sue ultime interviste. Era follemente innamorato di Roma, la sua città, e Roma lo amava dello stesso immenso amore. Piccola nota personale: mentre scrivo di questo grande attore, dalla tv appare il suo volto in una delle sue innumerevoli interpretazioni, mia figlia, Ginevra, 7 anni, non sa chi sia, non conosce la sua storia ed il suo talento, eppure... Smette di giocare e ride, ride di gusto e poi applaude. Ciò può avvenire solo quando il linguaggio artistico è universale, e valica età, ceti sociali e conoscenze. Cala il sipario su un grande re dello spettacolo.

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