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Alcide SimonettiCome è a conoscenza di tutti il 25 aprile rappresenta una data fondamentale della nazione italiana. E' l'anniversario della liberazione dell'Italia dall'occupazione tedesca.
Tale ricorrenza è stata considerata dalle forze politiche, nonché dalle cariche istituzionali (Presidente della Repubblica, presidente del Consiglio, Presidenti dei rami del Parlamento, Governatori regioni e sindaci) come il simbolo “della riunificazione e dell'unità dell'Italia” nonché “l'inizio della Democrazia” nel nostro paese.

Epperò, nonostante la forza simbolica della giornata, essa costituisce, sempre, occasione di polemiche e divisioni, contrariamente a quanto avviene per esempio il 14 luglio in Francia (rivoluzione e presa della Bastiglia) e il 4 luglio negli Stati Uniti (indipendence day), dove i festeggiamenti sono corali, entusiasti ed in grande concordia tra tutti.
Quali sono le ragioni, dunque, di tale divisione?
Ritengo che la spiegazione non è certo riconducibile alla critica storica revisionista che sosterrebbe che la resistenza sia stata una “guerra civile”, né tanto meno il caso di cadere nell'opposta retorica resistenziale.
Comunque non vi è dubbio che il 25 aprile 1945 ha segnato il culmine del risveglio della coscienza nazionale e civile italiana, la quale si è riscattata (in parte) dal torpore e dalla complicità con il regime fascista.
Numerosi sono stati gli uomini e le donne che hanno sacrificato la propria vita per la libertà e la nascita di una democrazia italiana indipendente.
Epperò, bisogna avere il coraggio di affermare che tale riscatto è dovuto all'intervento anglo-americano che di fatto ha liberato l'Italia dal giogo nazi-fascista. L'opposizione al regime è stato minoritario e blando. Il popolo italiano non ha subito il fascismo, ma ha convissuto e si è entusiasmato ad esso.
La resistenza ha avuto momenti eroici, ma anche episodi biasimevoli.
Non tutti hanno combattuto, con sincerità, per la democrazia, molti auspicavano la dittatura comunista.
Purtroppo, è nelle cose che il 25 aprile, ricorrenza della riacquistata libertà dell'Italia, sia stata trasformata in una festa di parte, in una festa rossa ove vengono classificati i cittadini buoni dai cittadini cattivi a seconda della posizione politica assunta.
Il Pci ha tentato di monopolizzare la lotta di liberazione e se né è servita per oscurare agli occhi della società italiana i suoi rapporti con l'Unione sovietica di Stalin e le sue responsabilità all'ombra di Mosca.
Era inevitabile che questa operazione strumentale suscitasse la diffidenza in quanti temevano l'avvento del comunismo e che tale diffidenza abbia di conseguenza nociuto all'immagine della resistenza nel paese.
Ecco alcuni dei motivi per cui la guerra di liberazione non fu mai un indiscutibile e condiviso patrimonio nazionale.
Pertanto, sarebbe auspicabile rinnovare il significato di questa giornata come momento di rottura con il passato e di autocritica dei vizi italici e come punto di inizio di un percorso democratico condiviso, coerente e senza ipocrisia.

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