Campagna anti incendio 2026 home alta

Più che trafelata sono indignata, più che indignata sono sgomenta, più che sgomenta sono atterrita. E’ successo ancora: una donna, una giovane donna, una ragazzina di sedici anni è stata uccisa da chi diceva di amarla. Il termine “fidanzatino” mi è odioso, fa pensare a Prèvert, rimanda alla tenerezza e alla magia del primo amore, rimanda ad un sogno idilliaco e romantico, ma niente mai di romantico potrà esserci nella violenza. Ora, come sempre, come troppo spesso succede, nei vari talk, così come nelle strade e nei bar, tutti giuristi dell’ultima ora, tutti novelli Cesare Beccaria a discorrere, banalmente, “dei delitti e delle pene”. La folla addita “il mostro”, quella stessa folla che farebbe bene a stare a casa propria. Perché quel “mostro” così come la vittima sono i nostri figli. Figli di una cultura ancora patriarcale e maschilista, dove la parità di genere sembra essere un privilegio per signore borghesi dell’alta società.

Certo ci sono , come sempre, responsabilità personali, dell’omicida e della giustizia, sembrerebbe, che si poteva fermare prima tutto questo orrore. Ma ci sono anche responsabilità collettive: la famiglia del ragazzo (sentire parlare la madre senza mostrare nessuna forma di pietas mi fa tremare l’anima. Se è vero, come è vero, che ogni madre accoglie sempre nel suo grembo la propria creatura, ciò non deve legittimare la violenza. Mai), e la società tutta che vede ancora la donna, in qualche modo, subalterna all’uomo. La donna è un oggetto. La donna o è brava madre di famiglia o è puttana. La donna se l’è cercata. La donna viene a parità di mansione pagata di meno di un uomo. La donna che non ha o vuole figli è donna a metà. La donna che ha “troppi” figli è un’incosciente. La donna “troppo” truccata è volgare. La donna non truccata è sciatta. I glutei femminili “servono” per vendere le automobili, così come le donne sempre sorridenti le merendine. Le donne devono essere accoglienti e prendersi cura. E gli uomini? Continuare a svilirci e a pretendere tutto da noi? Nella migliore delle ipotesi, nella peggiore ucciderci? Quando finirà questa caccia alle streghe? La violenza di genere deve essere fermata, può essere fermata non da pene più severe ma da comportamenti quotidiani più opportuni, più umani, più rispettosi, più paritari. Abbiamo il diritto di vivere, innamoraci, disamorarci, viaggiare, studiare, avere o non avere figli, lavorare, scrivere, sognare. Di essere ciò che siamo. Senza veti o moniti, schiaffi o minacce. Urliamo il nostro basta nella nostra vita quotidiana, con i nostri comportamenti, con il nostro agire. Urliamolo per Noemi, e per le tante, troppe Noemi, che non restino solo casi di cronaca. Una presa di coscienza è ciò che ci serve. Un capovolgimento di una società ancora troppo legata a stereotipi lesivi della dignità personale e pericolosi.

@Riproduzione riservata

L'Editoriale

Cambiare aria o cambiare discorso?

Ebbene, ci risiamo, settembre torna a bussare alla porta. Le ferie finite, le serrande che si rialzano, gli zaini nelle vetrine, e la gente che torna a parlare di lavoro invece che di mare. “Da lunedì cambio tutto” è la frase che riprende a...

Controcorrente

Ne riparliamo a settembre!

In Italia, come ogni anno, seppur le ferie si sono frammentate rispetto al passato, la frase più frequentemente ripetuta nel mese di agosto sarà “ne riparliamo a settembre”. In effetti, nel mese che prende il nome dall’imperatore Augusto (feriae...

Pillole di pediatria

La difterite non è una malattia del passato

Lettere alla Redazione

Vivere o esistere?

Perché una donna?

L'angolo del Libro

Note su un noir lagunare

Gusto e Benessere

Pancake avena, cocco e cioccolato

Pubblicità

Pubblicità
Campagna antincendio 2026 sidebar