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“La corazzata Potëmkin è una cagata pazzesca: 92 minuti di applauso”, battuta cult del “Secondo tragico Fantozzi” (a parer di chi scrive, e non solo mio credo, un capolavoro della cinematografia mondiale) è l’emblematico applauso che rivolgo al mio mito di sempre: Paolo Villaggio. Morto oggi. E’ stato, Villaggio, con il suo Fantozzi l’ultima maschera italiana. Una maschera comica, grottesca, surreale, satirica. Una fotografia dell’impiegato statale (e del suo peggio): ruffiano, vessato, mediocre, cinico, disincantato, eternamente innamorato della collega approfittatrice e seducente, così come eternamente “stimato” dalla moglie.

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Un rapporto come quello di tutti il matrimonio fra il ragionier Ugo e la sua Pina, fatto di alti e bassi, qualche momento poetico e di abnegazione, e quotidiane frustrazioni. Non un idillio, d’altronde la vita non lo è. Un genio comico Paolo Villaggio, sardonico e divertente come pochi. Lunga la sua carriera cinematografica: “Fantozzi”, “Super Fantozzi”, “Il secondo tragico Fantozzi”, “Fantozzi va in pensione”, “Fantozzi va in paradiso”, “Fracchia la belva umana”, ma anche Fellini ed “Io speriamo che me la cavo”, e serie tv come “Carabiniere”, nonché paroliere per l’amico Fabrizio De Andrè “ Carlo Martello tornava dalla guerra”. Un attore puro. Una comicità che se pur graffiante e satirica, capace di raccontarci i nostri difetti, le nostre ipocrisie sociali, i nostri vizi, i nostri problemi con l’italiano (“Batti”, “Mi da del tu?” “E’ congiuntivo”) non ha mai perso la sua caratteristica principe: regalarci una risata. Quella dal gusto più vero. Quella a crepapelle. La riflessione sul Fantozzi sono anche io non toglie niente alla risata. Ho riso tanto con i suoi film, e come sempre il cinema, l’arte tutta, può essere la colonna sonora di un amore. Fantozzi lo è stato un po’ del mio amore. Addio maschera cinematografica straordinaria, grazie per tutte le belle risate che mi hai regalato. Grazie Maestro anche per la più bella recensione su un certo cinema (che pur amo e ho studiato)e soprattutto su un certo intellettualismo a tutti i costi, sempre. Che la terra ti sia lieve. 92 minuti di applauso e ancora 90, mentre il sipario cala per l’ultima volta.

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