L’anemia è una delle condizioni ematologiche più frequenti in età pediatrica. Per anemia intendiamo un valore di emoglobina più basso di due deviazioni standard rispetto ai valori medi per l’età. Il livello di emoglobina nell’età pediatrica è inferiore a quello dell’adulto, fatta eccezione per le prime settimane di vita in cui è presente la policitemia neonatale.

Con una certa approssimazione possiamo dire che è ancora “nei limiti di normalità” un lattante che abbia un valore di emoglobina più alto di 9,5 g/dl, o un bambino in età prescolare con oltre 10,5 g/dl.
Nella maggior parte dei casi è dovuta a una carenza di ferro, talvolta associata a deficit vitaminici, e può dipendere da un’alimentazione inadeguata, da problemi di assorbimento intestinale o, più raramente, da perdite di sangue e malattie genetiche.
Un aspetto importante è che la gravità dell’anemia non sempre corrisponde alla gravità dei sintomi: quando il deficit si instaura lentamente, l’organismo riesce ad adattarsi, facendo apparire il bambino meno sofferente di quanto i valori degli esami del sangue potrebbero far pensare.
La carenza di ferro non provoca soltanto anemia. Può aumentare il rischio di infezioni, causare alterazioni delle mucose della bocca e della lingua, favorire comportamenti alimentari insoliti, come il picacismo, e influire sul comportamento e sul rendimento scolastico. Quando interessa il periodo perinatale, può inoltre compromettere lo sviluppo psicomotorio.
Nei lattanti e nei bambini in età prescolare, un consumo eccessivo di latte vaccino rappresenta un importante fattore di rischio: il latte contiene poco ferro biodisponibile e può sostituire alimenti necessari a garantire un apporto adeguato di micronutrienti. Anche una marcata selettività alimentare può avere conseguenze rilevanti, provocando carenze multiple e compromettendo la crescita.
La diagnosi si basa sull’emocromo e sugli esami che valutano le riserve e il metabolismo del ferro, tra cui ferritina, sideremia, transferrina e saturazione della transferrina. Una volta individuata la causa, il trattamento prevede generalmente la supplementazione di ferro, accompagnata da una dieta varia ed equilibrata, che includa fonti di ferro di origine animale, come carne e pesce, e vegetale, come legumi e cereali. La terapia deve essere prescritta e monitorata dal pediatra, che ne stabilisce dosaggio e durata in base all’età, alla gravità del deficit e alla risposta clinica.
Nei casi più gravi, l’anemia può avere conseguenze anche sul cuore. È quanto accade quando la carenza di emoglobina, se prolungata, riduce l’apporto di ossigeno ai tessuti e costringe il cuore a lavorare più intensamente. 
Il messaggio per i genitori è semplice: un bambino può avere un’anemia importante anche senza manifestare sintomi evidenti. Alimentazione varia, attenzione alla crescita e controlli pediatrici sono fondamentali per riconoscere tempestivamente eventuali carenze. Di fronte a pallore persistente, stanchezza insolita, scarso accrescimento o abitudini alimentari molto selettive, è opportuno rivolgersi al pediatra, evitando diagnosi fai-da-te e supplementazioni di ferro senza indicazione medica.

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