Cosa fare e quando intervenire

Oggi affrontiamo l'ingestione accidentale di corpi estranei o di sostanze caustiche. Si tratta di un’evenienza molto comune, specialmente nei piccoli sotto i sei anni, che spesso mettono in bocca oggetti di ogni tipo, dalle monete ai piccoli giocattoli, fino alle più insidiose batterie a bottone.

Recentemente, la Società Italiana di Gastroenterologia, Endoscopia e Nutrizione Pediatrica (SIGENP), insieme all'AIGO, ha pubblicato le prime Linee Guida italiane su questo argomento, offrendo un protocollo chiaro per medici e famiglie. È bene sapere, innanzitutto, che la maggior parte degli oggetti ingeriti attraversa l'intero canale digerente senza causare danni, venendo espulsi spontaneamente in genere entro quattro settimane. Tuttavia, esistono situazioni in cui l'intervento del medico e l’uso dell’endoscopio diventano indispensabili per evitare complicazioni gravi.
In caso di sospetta o certa ingestione, se il bambino è in condizioni stabili, il primo passo fondamentale è ricostruire con precisione cosa è successo: è importante capire il tipo di oggetto, le sue dimensioni (magari confrontandole con un oggetto identico che si ha a disposizione) e l'ora dell'ultimo pasto. La diagnosi si avvale quasi sempre di una radiografia di collo, torace e addome, necessaria per confermare la presenza dell'oggetto, individuarne la posizione esatta e stabilirne la natura, specialmente se si tratta di materiali metallici o comunque visibili ai raggi X.
La decisione di intervenire per rimuovere l’oggetto dipende dalla comparsa di sintomi come dolore, difficoltà a deglutire, salivazione eccessiva o vomito, ma anche dalle caratteristiche del corpo estraneo stesso. Consideriamo "pericolosi" gli oggetti smussi di grandi dimensioni (superiori ai 2-3 centimetri a seconda dell'età del bambino) che difficilmente supererebbero lo stomaco, gli oggetti appuntiti, i magneti se ingeriti in più di un'unità e, naturalmente, tutto ciò che può risultare tossico. Una nota particolare riguarda le batterie a bottone e i boli alimentari, che richiedono spesso una gestione tempestiva. 
Un discorso a parte riguarda l’ingestione di sostanze caustiche. Queste non sono altro che sostanze chimiche che hanno la caratteristica di avere un pH molto basso o molto alto, esempi comuni che troviamo nelle nostre case potrebbero essere ammoniaca, detersivi e detergenti di vario tipo. In questi casi, è fondamentale mantenere la calma ed evitare assolutamente di indurre il vomito o di cercare di "neutralizzare" la sostanza somministrando altri liquidi o cibi, manovre che potrebbero peggiorare le lesioni della mucosa. Se l’ingestione è certa, il bambino deve essere valutato in ospedale tramite endoscopia entro 24 ore per stabilire l'entità del danno e prevenire la formazione di cicatrici che potrebbero restringere l'esofago. La terapia medica, che può includere antibiotici o farmaci specifici per proteggere la mucosa, sarà valutata caso per caso dagli specialisti.
Infine, anche quando non è necessario un intervento immediato, il bambino va seguito nel tempo. Se non si ha la certezza dell'espulsione dell'oggetto entro le quattro settimane canoniche, è opportuno eseguire un controllo radiografico per decidere se sia il caso di procedere comunque alla rimozione. La prevenzione e l'osservazione attenta restano, come sempre, le nostre migliori alleate.

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