Navanteri

Le immagini degli ultimi giorni parlano da sole: acqua nelle strade, terreni allagati, attività ferme, famiglie con la paura negli occhi. In Calabria non è la prima volta. E purtroppo sappiamo che non sarà l’ultima.

Bnl

C’è però un elemento che merita di essere sottolineato: diversi sindaci dei territori colpiti hanno scelto di non chiudersi ciascuno nel proprio municipio, ma di confrontarsi, coordinarsi, sostenersi a vicenda. È successo tra Cassano all’Ionio e Corigliano-Rossano, così come tra Tarsia e Santa Sofia d’Epiro. È un segnale importante. È il modo giusto di affrontare un problema che non conosce confini amministrativi.
Perché i fiumi non si fermano davanti ai cartelli stradali che indicano l’ingresso in un altro comune. L’acqua segue la sua strada, e se a monte qualcosa non funziona, a valle si paga il prezzo.
La verità è semplice: la Calabria convive con un rischio idrogeologico elevato. Non è un’opinione, è un dato strutturale. Territori fragili, manutenzioni spesso insufficienti, alvei che si riempiono di detriti e vegetazione, opere di bonifica che necessitano di controlli costanti. A questo si aggiungono piogge sempre più intense e concentrate in poche ore, che mettono sotto stress un sistema già vulnerabile.
Di fronte a tutto questo, limitarsi alla gestione dell’emergenza non basta. Le ordinanze servono, i sopralluoghi servono, la presenza sul territorio è fondamentale. Ma serve anche qualcosa che va oltre il momento.
Molti sindaci hanno legittime ambizioni di crescita politica. È comprensibile. Ma prima di ogni altro traguardo c’è un compito che dovrebbe unire tutti: proteggere il proprio territorio. Non solo intervenire quando il danno è fatto, ma lavorare perché quel danno si riduca sempre di più.
E qui entra in gioco un principio che dovrebbe diventare metodo: l’acqua, da soli, non la si ferma.
Nessun comune può pensare di affrontare il problema isolatamente. Serve un tavolo stabile tra amministrazioni vicine, non solo quando scatta l’allerta meteo. Serve una voce comune nei confronti degli enti preposti alla manutenzione - consorzi di bonifica, provincia, Regione - affinché la pulizia dei corsi d’acqua, il controllo degli argini e la pianificazione degli interventi non siano attività straordinarie, ma routine.
Questa volta non ci sono vittime. Ed è ciò che conta di più. Ma sarebbe onesto ammettere che una parte di questo esito è legata alla fortuna. E il futuro delle nostre comunità non può dipendere dalla fortuna.
La prevenzione non si vede, non si inaugura, non porta applausi immediati. Però evita tragedie, tutela l’economia agricola e commerciale, rafforza la fiducia dei cittadini nelle istituzioni. Quando l’acqua si ritirerà e l’attenzione mediatica calerà, resterà una scelta da fare: tornare ciascuno nel proprio perimetro o trasformare questa collaborazione in un impegno stabile. La prossima piena arriverà. Non sappiamo quando, ma arriverà. E allora la differenza non la farà la casualità degli eventi, ma la serietà delle decisioni prese oggi.

Francesco Panebianco, imprenditore agricolo

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