La regionalizzazione a tutto il Medio Oriente del conflitto israelo-statunitense contro l’Iran si allargherà, alla fine, ineluttabilmente, anche agli alleati europei della Nato, compresa l’Italia, malgrado le dichiarazioni delle cancellerie del vecchio continente tentino di sottrarsi ad una guerra che, pur prescindendo dalla legittimità dell’attacco a Teheran, non si comprendono ancora gli scopi strategici, se non quelli di Israele, finalizzati a procedere alla balcanizzazione dell’intera regione mediorientale.
Già, difatti, è partita l’iniziativa di Bruxelles di “solidarietà europea” nei confronti di Cipro in seguito all’incursione dei droni iraniani a una base britannica, mandando Francia, Inghilterra, Grecia e Spagna, sebbene considerata da Trump dissidente, unità navali attorno all’isola, alle quali si unirà una fregata missilistica italiana.
Poiché l’Iran non è il Venezuela, i tempi delle ostilità si prevedono lunghi, essendo “gli eredi di Ciro il Grande” una nazione potente e con alleati imperiali (Cina e Russia) che non rimarranno passivi sine die i cui interessi, peraltro, economici e geopolitici, a causa dell’operazione scattata il 28 febbraio, vengono pregiudicati praticamente in modo consistente, tanto è vero che Putin sta passando informazioni di intelligence agli iraniani per sapere dove colpire obiettivi americani.
Per cui i paesi europei, membri della Nato, attraverso le autorizzazioni dei Parlamenti dei singoli Stati con formule (pseudo-politico-giuridiche) giustificative differenti, non potranno che supportare obtorto collo le operazioni militari degli Usa che, senza almeno l’aiuto logistico dei partners dell’area, non sarebbero in grado di gestire nel medio-termine il conflitto. Né d’altro canto una presa di distanza concreta di essi, al di là della sussistenza dell’applicazione dell’art. 5 (trattato Nato), sarebbe considerata “una defezione degli alleati”, che potrebbe affossare definitivamente il Patto Atlantico, già debole da quando Trump si è insediato alla Casa Bianca.
Tutto ciò sembra irrealistico!
L’allineamento degli alleati sarà una conseguenza naturale, come sempre è stato nella storia che le province hanno seguito il volere dell’Imperatore, né d’altronde, nessuno francamente crede ad un ruolo attivo dell’Europa, capace, al momento, altresì, di promuovere un’iniziativa per la de-escalation che coinvolga non solo gli alleati occidentali ma anche gli attori regionali.
Le guerre si iniziano sempre con la convinzione di poterle controllare.
La storia dimostra che quasi mai è così. Tuttavia, in questa crisi il fattore tempo resta una componente essenziale, poiché attorno ad esso si gioca la partita, in quanto gli Stati Uniti hanno interesse a chiudere la crisi il più velocemente possibile, puntando a contenere il conflitto entro una soglia gestibile, degradando progressivamente il potenziale iraniano senza precipitare in un’occupazione o in un’escalation incontrollata. Mentre l’Iran persegue invece l’obiettivo opposto: logorare la superpotenza, tenta di trasformare la percezione della guerra in un problema insostenibile per Washington e Tel Aviv, prima che la propria capacità di colpire venga drasticamente ridotta.
Ancora c’è (sebbene poco) tempo e modo per porre fine alle ostilità e scongiurare una crisi i cui effetti sono in previsione devastanti per tutto il mondo a condizione che ritorni protagonista la Politica, la vera protagonista latitante in questa tragica vicenda.
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