Raffreddori, otiti, bronchiti e mal di gola: chi ha figli piccoli sa bene quanto spesso questi disturbi possano accompagnare i primi anni di vita. Le infezioni respiratorie ricorrenti interessano circa un bambino su quattro in età prescolare e, nella maggior parte dei casi, rappresentano una condizione del tutto fisiologica, destinata a migliorare con la crescita.
La spiegazione è semplice: nei primi anni di vita il sistema immunitario è ancora in fase di maturazione e deve imparare a riconoscere e contrastare numerosi microrganismi. L'ingresso al nido o alla scuola dell'infanzia aumenta inevitabilmente le occasioni di contagio. Gli episodi sono generalmente di origine virale, spesso causati da Rhinovirus, virus respiratorio sinciziale e virus influenzali. Di solito durano pochi giorni, si risolvono senza complicazioni e richiedono soltanto trattamenti sintomatici. Talvolta, tuttavia, un'infezione virale può favorire la comparsa di successive infezioni batteriche.
Quando, allora, bisogna preoccuparsi? Esistono situazioni in cui la frequenza delle infezioni è decisamente superiore alla media, gli episodi sono particolarmente gravi o prolungati. In questi casi, soprattutto se esiste una familiarità per problemi immunitari, è opportuno approfondire la situazione.
Tra le possibili cause ci sono gli Inborn Errors of Immunity (IEI), ovvero gli errori congeniti dell'immunità: condizioni generalmente rare, dovute ad alterazioni genetiche che possono compromettere il funzionamento delle difese immunitarie. Possono associarsi anche a malattie autoimmuni, fenomeni infiammatori ricorrenti, allergie e alterazioni delle cellule del sangue.
Fondamentale è la raccolta della storia clinica del bambino. Il pediatra dovrà indagare eventuali casi familiari di immunodeficienza o malattie autoimmuni, consanguineità dei genitori e morti infantili rimaste senza spiegazione. Altrettanto importanti sono la crescita, l'eventuale presenza di diarrea cronica e le caratteristiche delle infezioni: non conta soltanto quante volte il bambino si ammala, ma anche quanto durano gli episodi, quanto sono gravi e se richiedono antibiotici, ricoveri o terapie endovenose.
Anche l'età di comparsa dei primi sintomi può fornire indicazioni: infezioni molto precoci oppure presenti con frequenza simile durante tutto l'anno, meritano maggiore attenzione. Un ulteriore campanello d'allarme è rappresentato da infezioni causate da microrganismi insoliti o opportunisti.
Se emerge un sospetto, gli esami iniziali comprendono emocromo con formula leucocitaria e dosaggio delle immunoglobuline (IgG, IgA e IgM), da interpretare sempre in rapporto all'età del bambino. Se si riscontra una riduzione delle immunoglobuline, è importante escludere eventuali cause secondarie, come la perdita di proteine attraverso l'intestino o i reni.
Il messaggio per i genitori è rassicurante, ma importante: ammalarsi spesso nei primi anni di vita è generalmente normale e non significa avere un sistema immunitario debole. Tuttavia, non bisogna fermarsi al semplice conteggio degli episodi. Sono soprattutto la gravità, la durata, il tipo di infezioni e il quadro generale del bambino ad aiutare il pediatra a distinguere una normale fase della crescita da una situazione che merita ulteriori accertamenti.
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